(Fonte: znetitaly.altervista.org)
Compagni di scuola ebrei e arabi condividono i giochi durante la ricreazione al Centro di Istruzione ebreo-arabo Hand in Hand di Gerusalemme. (Foto David Silverman/Getty Images)
di Linda Gordon ” 4 gennaio 2015
Prevedere l’anno nuovo mi ha fatto desiderare delle buone notizie, qualcosa di confortante, incoraggiante, ottimistico. Poi mi sono resa conto di avere qualcosa di simile a portata di mano: Hand in Hand [Mano nella mano], una rete di cinque scuole bilingui, biculturali per ebrei israeliani e palestinesi. Nonostante il pessimo e repressivo governo israeliano, Hand in Hand (Yad b’Yad in arabo, lo stesso in ebraico) continua a prosperare. I suoi 1.200 studenti di cinque scuole e i tremila adulti che si dedicano alle scuole stanno producendo alleanze e amicizie e superano le barriere etniche/religiose e si schierano per la pace e per la giustizia. L’organizzazione conta di creare altre cinque scuole nel prossimo decennio.
Per trasparenza: questo progetto e’ stato avviato da mio fratello, Lee Gordon, insieme con Amin Khalaf. Lee e’ un operatore sociale statunitense che vive da vent’anni in Israele, dove e’ attivo nella Sinistra Israeliana. Amin e’ un ex conduttore televisivo che ha lavorato per l’Autorita’ Israeliana della Radiotelevisione, ma si e’ sentito frustrato dalla sua incapacita’ di esprimere le proprie convinzioni politiche. Nei primi anni ’90 Lee e Amin crearono gruppi di discussione tra adolescenti ebrei e palestinesi e appresero quanto i giovani erano aperti a questo tipo di riunioni. A volte timorosi che il loro piano di creare una scuola biculturale fosse troppo ambizioso e troppo pericoloso, iniziarono nel 1998 con un’assemblea pubblica per valutare la reazione popolare. Scelsero di tenerla in una piccola citta’ araba, in una stanza vicina all’ufficio del sindaco, come mezzo per accertare se i genitori ebrei sarebbero stati disponibili ad avventurarsi in una comunita’ araba di sera. Si presentarono 150 persone. Lee e Amin avevano assunto due attrici, una che parlava ebraico e l’altra arabo, per mettere in scena una presentazione delle possibilita’ di trascendere la paura; il pubblico reagi alla scena con un’intensa discussione e alle undici di sera la conversazione era ancora in corso e nemmeno una sola persona se n’era andata.
Da questo Lee e Amin impararono qualcosa che sarebbe stato cruciale per il loro successo: che quando si mette insieme il desiderio di pace delle persone con l’ambizione per l’istruzione dei loro figli, i genitori sono disposti a correre rischi. La genialita’ del progetto e’ stata che esso offre un’istruzione superba, ben superiore a quanto richiesto dallo stato: classi contenute, istruzioni di qualita’ in arte e musica, istruzione tecnologica allo stato dell’arte, addestramento alla leadership e un approccio creativo all’apprendimento. Ogni classe e’ guidata, insieme, da un insegnante di lingua ebraica e da uno di lingua araba, creando un elevato rapporto studenti/insegnanti e rendendo gli studenti padroni di entrambe le lingue. Come ha detto un genitore palestinese: Quando e’ nata Amina ho cominciato a preoccuparmi di dove avrebbe studiato. Ho cominciato a cercare una buona scuola. Ero molto preoccupato perche’ non mi piaceva la qualita’ dell’istruzione della mia cittadina. Molti genitori palestinesi sono stati attirati da un sistema scolastico che non avrebbe inculcato la sottomissione alle loro figlie. Io sono per l’armonia tra arabi ed ebrei. Voglio anche che le mie figlie facciano valere i loro diritti e tengano alta la testa, ha detto Hatem Mater, un padre palestinese. Ironicamente, alcuni genitori ebrei iscrissero agli inizi i loro figli perche’ pensavano che la struttura biculturale in realta’ avrebbe insegnato di piu’ agli studenti riguardo all’ebraismo. Come ha detto Sigalita’ Ur: Sapevo che nelle normali scuole laiche imparano pochissimo riguardo all’ebraismo a causa dell’idea prevalente presso il pubblico che per essere ebrei tutto quel che occorre e’ vivere in Israele, parlare ebraico e celebrare tutte le feste ebraiche. Pensavo che in una scuola ebreo-araba in cui l’ebraicita’ di uno non puo’ essere data per scontata, quella materia sarebbe stata trattata in modo diverso. La mia idea era che quando a bambini ebrei fosse chiesto di definire se’ stessi a bambini mussulmani e cristiani, il tema dell’ebraismo sarebbe stato presentato con maggiore chiarezza.
Di fatto le scuole Hand in Hand insegnano effettivamente la religione con una profondita’ e un’estensione maggiore che non le scuole statali israeliane. Il programma di studi copre tre religioni ” gli studenti palestinesi sono sia mussulmani sia cristiani ” e incoraggia il pensiero comparativo, con i bambini che discutono la natura del monoteismo, i racconti e l’etica condivisi da tutte e tre le religioni, la differenza tra la tradizione orale e quella scritta, i cambiamenti storici delle credenze e delle pratiche religiose. Il programma di educazione civica, assieme a un metodo pedagogico che incoraggia la discussione libera, incoraggia il pensiero critico su temi quali gli stereotipi, i media di massa e i principi della democrazia.
Grazie all’estenuante lavoro di raccolta fondi (le scuole Hand in Hand sono solo parzialmente sostenute dal governo) le scuole oggi costituiscono una rete. La prima scuola, a Sakhnin in Galilea, e’ stata aperta nel 1998 con una classe di prima elementare. Quella scuola ha aggiunto una classe successiva ogni anno e nel frattempo sono state aperte altre quattro scuole: a Giaffa, Gerusalemme, Haifa e a Kfar Kara, nella valle di Wadi Ara. La localizzazione di quest’ultima scuola e’ significativa perche’ richiede che i genitori ebrei mandino i loro bambini a scuola in una cittadina araba. Numerose scuole oggi iscrivono ragazzi dall’asilo e fino all’ultimo anno delle superiori.
Fin qui tutto bene, ma le cose non sono state sempre facili. I genitori delle regioni dominate dai palestinesi sono stati particolarmente eroici nel mantenere l’unita’ e nel rifiutarsi di farsi dividere. A Sakhnin, ad esempio, ogni anno sorgono tensioni nella Giornata della Terra, una commemorazione di sei arabi israeliani uccisi nel 1976 durante manifestazioni contro l’appropriazione della terra da parte del governo. Tre di loro erano di Sakhnin. Poi, nell’ottobre del 2000, tredici dimostranti arabo-israeliani sono stati uccisi in uno scontro con la polizia. Nonostante i rimproveri dei vicini, i genitori Hand in Hand hanno accompagnato i loro figli a scuola attraverso le barricate della polizia. Alcuni si sono chiesti se la scuola sarebbe sopravvissuta. Ma lo ha fatto e ha svolto un ruolo importante nel riavvicinare gli ebrei e gli arabi della regione, accrescendo la propria reputazione e influenza di costruttrice di pace. La scuola Wadi Ara Kfar Ara affronta tensioni particolari perche’ si trova in una regione dove cittadine arabe di una certa dimensione temono incursioni da cittadine e fattorie ebree minori. Quando nella regione sono scoppiate violenze nel 2000, Hand in Hand e’ riuscita a sollecitare il sindaco palestinese di Kfar Ara e il capo del consiglio regionale che rappresenta le comunita’ ebree della regione a collaborare a sostegno delle scuole.
Piu’ minaccioso e’ stato l’attacco incendiario del 29 novembre 2014 alla scuola di Gerusalemme. Due classi di prima e uno spazio giochi sono stati dati alle fiamme e i vandali hanno scritto sulle pareti messaggi con bombolette spray che dicevano, ad esempio: Non si coesiste con il cancro, Morte agli arabi. Sono stati arrestati diciassette membri del gruppo antiarabo Lehava. Hagar Mizrachi, una studentessa, ha detto: Questa e’ la nostra casa; e’ come se avessero bruciato casa nostra. Ma ha aggiunto: Ogni atto di razzismo ci unisce. Hanno bruciato il nostro edificio ma non possono bruciare i nostri valori. Una compagna di classe araba, che ha chiesto di non essere nominata, ha aggiunto: Quando si incontra un ostacolo esso ci rende semplicemente piu’ forti. Ci rafforza e ci fa unire. Ma i genitori sono preoccupati e si chiedono come rassicurare i loro bambini di essere al sicuro quando essi stessi hanno dei dubbi al riguardo. La decenne Neta ha capito che il livello del pericolo e’ cresciuto. Ho paura di andare in autobus perche’ la gente vede il simbolo della mia scuola sulla maglietta e ci puo’ fare delle cose, mi ha detto. I genitori e i bambini arabi si sentono particolarmente vulnerabili.
Con una mentalita’ bizzarramente schizofrenica persino quegli stessi politici israeliani le cui politiche e la cui retorica creano questa cultura razzista ” etichettando regolarmente i palestinesi da feccia e terroristi ” hanno condannato l’incendio di Gerusalemme. Il ministro israeliano della giustizia, Tzipi Livni, ha definito la scuola una riserva naturale di coesistenza.
La reazione a queste minacce ha insegnato ai leader di Hand in Hand che per la scuola i genitori sono tanto importanti quanto gli studenti e che essi sono capaci di solidarieta’ e di guida democratica. Se riusciranno a restare forte in questi tempi carichi d’odio, i loro figli potrebbero diventare leader capaci di promuovere un futuro pacifico e democratico per la regione.
Potete saperne di piu’ su Hand in Hand all’indirizzo www.handinandk12.org.
Da Z Net ” Lo spirito della resistenza e’ vivo
Fonte: [https:]
Originale: teleSUR English
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2011 ZNET Italy ” Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)

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