Il reale PIL reale’

(Fonte: znetitaly.altervista.org)

di Jack Rasmus ” 3 giugno 2014

Lo scorso venerdi 30 maggio 2014 il governo statunitense ha diffuso le sue stime riviste del PIL USA del primo trimestre 2014. La stima iniziale, in aprile, del PIL del PIL del primo trimestre mostrava un’economia statunitense stagnante, con un tasso di crescita del solo 0,1%. I dati rivisti della settimana scorsa, tuttavia, hanno mostrato una significativa revisione al ribasso del PIL del primo trimestre, portata a un tasso negativo di -1,0%, cioe’ una contrazione.

Politici e analisti avevano inizialmente previsto in aprile un rallentamento della crescita del PIL a circa l’1,2%. Poi hanno corretto in maggio a una leggera contrazione della crescita di -0,5% per il primo trimestre. Ma la revisione del PIL al -1,0% della scorsa settimana e’ stata il doppio delle stime su cui si erano trovati d’accordo. Nonostante le previsioni sbagliate, che inizialmente spiegavano che il cattivo tempo era la causa a monte del declino del PIL, i previsori continuano a insistere la contrazione del PIL del -1,0% e’ stata dovuta al tempo cattivo nel periodo gennaio-marzo 2014.

Dalle cattive metafore alle cattive previsioni

Quando gli economisti, i guru e i politici non sono in grado di spiegare le cause reali ” o vogliono evitare di metterle sotto gli occhi del pubblico ” incolpano il tempo. Ma le metafore riguardo al tempo sono una scusa, non una spiegazione. Se il tempo cattivo fosse la causa del declino del PIL rivisto al -1,0% la scorsa settimana, allora le stime dei previsori di una caduta del PIL del solo 0,5% lascerebbero ancora da spiegare la restante contrazione del -0,5%. Ma nessuna spiegazione e’ stata avanzata per giustificare la contrazione aggiuntiva del -0,5%. Come l’economia possa passare da un tasso di crescita del 4% nel terzo trimestre 2013 a un -0,1% appena tre mesi dopo, uno spostamento del 5% nel giro di pochi mesi, non e’ stato spiegato, tranne, ovviamente, darne la colpa al tempo.

Anche se il tempo puo’ essere forse stato un fattore minore in alcune regioni della costa est del paese, non e’ stato certamente un fattore di portata nazionale. La metafora dell’approccio basato sul cattivo tempo alla spiegazione economica manca anche di spiegare perche’ le vendite al dettaglio di beni di lusso, da Tiffany e presso altri venditori di beni esclusivi, siano cresciute in percentuali a doppia cifra in tutti mesi di cattivo tempo. Apparentemente i ricchi non sono dissuasi dallo spendere dal tempo, mentre lo sono gli statunitensi medi. Comprare latte al supermercato e’ in qualche modo dilazionato dal cattivo tempo, ma compare diamanti e gingilli in gioielleria no. Ne’ il cattivo tempo di gennaio-febbraio spiega perche’ numerosi indicatori economici chiave abbiano continuato a scendere in marzo e persino in aprile, quando il cattivo tempo non e’ stato un fattore. In qualche modo il cattivo tempo ha frenato le vendite di case piu’ della media dello scorso inverno, anche se le vendite di case stavano declinando ben prima, e hanno continuato a farlo dopo il marzo 2014. Oppure i propugnatori della tesi del cattivo tempo sostengono che la produzione industriale e’ rallentata in inverno a causa del tempo, quando si sospetterebbe che il cattivo tempo rafforzi la produzione delle imprese dell’energia e la produzione industriale con un tempo simile. E questo e’ quanto, riguardo alle previsioni incentrate sul cattivo tempo.

Una spiegazione del PIL recente non basata sul tempo

Gia’ nello scorso novembre 2013 il sottoscritto aveva preavvertito che il tasso di crescita del 4% nel terzo trimestre del 2013 non rappresentava alcuna tendenza di crescita futura reale; non era indicativo di alcun genere di ripresa sostenuta dell’economia (vedere il mio Economic False Positives: US GDP & Jobs Reports’, Counterpunch, 11 novembre 2013).

La crescita nel terzo trimestre era composta in larga parte da un rimbalzo degli investimenti in scorte dai bassi livelli della prima meta’ del 2013, da un lato, e spinta ulteriormente, al tempo stesso, dall’aumento delle spese in scorte nel trimestre che diversamente si sarebbe verificato agli inizi del 2014. Quest’ultima svolta si e’ verificata perche’ le imprese prevedevano ” scorrettamente, a posteriori ” che la spesa al dettaglio dei consumatori avrebbe avuto un picco nel periodo delle feste nel quarto trimestre.

Ad esempio, dopo aver contribuito solo per lo 0,18% al PIL nella prima meta’ del 2013, le scorte sono salite a un contributo dello 0,71% all’aumento totale del PIL nel terzo trimestre del 2013. Si tratta di quasi tre quarti del guadagno del 4% del PIL nel terzo trimestre a luglio-settembre 2013. Ma l’aumento degli acquisti dei consumatori a fine 2013 previsto dalle imprese, e in funzione del quale erano state create le scorte, non si e’ mai verificato. Le vendite complessive al dettaglio sono salite solo dello 0,2% a dicembre. Considerata l’assenza di reazioni dei consumatori durante le feste al precedente aumento delle scorte, il contributo di queste al PIL del quarto trimestre e’ sceso virtualmente a zero. Non sorprendentemente, la spese delle imprese in scorte si sono contratte ancor piu’, di nuovo, nel periodo gennaio-marzo. 2014.

Ma il declino del -1,0% nel periodo gennaio-marzo 2014 non e’ stato dovuto soltanto a un rallentamento delle spese delle imprese in scorte. E’ stato dovuto ancor piu’ al rallentamento dell’economia globale e al suo relativo effetto sulle esportazioni nette statunitensi. Sia le esportazioni sia gli investimenti in attrezzature statunitensi si sono contratti fortemente rispetto all’ultimo trimestre del 2013. Una spiegazione economica della caduta del PIL del -1,0% deve dunque tener conto del perche’ gli investimenti sia in scorte sia in attrezzature siano scesi e del perche’ le esportazioni si siano indebolite. Dovrebbe anche tener conto del fatto che la spesa dei consumatori nel periodo gennaio-marzo e’ stata dovuta a un fattore una tantum, cioe’ il forte aumento delle spese in servizi di assistenza sanitaria con l’entrata in vigore della legge sulle Cure Accessibili [Affordable Care]. Senza questo effetto di spesa in assistenza sanitaria (che non sara’ un fattore nel secondo trimestre del 2014), il declino del PIL del -1,0% sarebbe stato anche peggiore.  

Il punto e’ che nessuno di questi fattori ” le scorte e le attrezzature delle imprese, il rallentamento delle esportazioni o la spesa in assistenza sanitaria dovuta alla legge sull’Affordable Care ” e’ particolarmente sensibile al tempo’, buono o cattivo. Cio’ che, a sua volta, questo significa e’ che la tesi del tempo dei previsori, cioe’ che il tempo buono tra aprile e giugno si tradurra’ in un rapido rimbalzo’ della crescita del PIL del 3 ” 4% (vedasi l’articolo principale nella pagina finanziaria del The New York Times del 30 maggio 2014) e’ un previsione tanto assurda quanto era errato l’originale argomento del cattivo tempo’ accampato dagli stessi previsori.  

Una spiegazione non basata sul tempo del -1,0% del PIL e’: le imprese hanno sopravvalutato la ripresa dei consumi delle famiglie pur a fronte di un continuo declino, l’anno scorso, del reddito disponibile di queste ultime, un declino che si sta verificando oggi ogni anno da cinque anni. Le imprese hanno ecceduto nelle scorte a fine estate 2013 prevedendo un’impennata di vendite al dettaglio nella stagione delle festivita’ che non ha mai avuto luogo. Hanno poi reagito riducendo rapidamente gli investimenti sia in scorte sia in attrezzature (si tratta, per inciso, di un modello di comportamento che e’ stato evidente almeno tre volte nell’economia statunitense a partire dal 2009).

Contemporaneamente all’arretramento delle scorte e delle attrezzature, l’economia globale ha continuato a rallentare nel corso dell’inverno, con problemi particolari emergenti in Cina, Europa e nelle economie dei Mercati Emergenti. Tali fattori negativi sono stati temporaneamente tamponati dalla spesa dei consumatori in assistenza sanitaria nel primo trimestre del 2014, in particolare nella sottoscrizione delle polizze del sistema pubblico di assistenza dell’Affordable Care. Tuttavia altre aree della spesa dei consumatori sono rallentate, cosi come la spesa in edilizia residenziale e quella delle amministrazioni statali-locali.

Entrando nel secondo trimestre del 2014 il fattore consumi si e’ indebolito; il dollaro USA sta crescendo di valore e percio’ minacciando ulteriormente le esportazioni e la spesa delle imprese in scorte e attrezzature continuera’ a rallentare fino a quando diverra’ piu’ chiaro che i consumatori stanno realmente spendendo di nuovo. Cio’ tuttavia non e’ probabile considerato il continuo declino del reddito disponibile delle famiglie consumatrici medie, oggi nel suo quinto anno. Contemporaneamente anche la spesa delle amministrazioni statali-locali e’ attesa in continua riduzione, proseguendo la tendenza del primo trimestre e non e’ in vista alcuna ripresa degli acquisti residenziali dopo il loro rallentamento.

Senza la spesa in assistenza sanitaria dell’Affordable Care Act nel primo trimestre e’ certo che il declino del   -1,0% del PIL sarebbe stato molto maggiore. Ma anche che il -1,0% era una sopravvalutazione per altri motivi.

PIL del primo trimestre anche peggiore del -1,0%

Innanzitutto inclusa in esso vi e’ la sopravvalutazione della crescita del PIL dovuta alla ridefinizione del PIL che ha avuto luogo nell’estate del 2013.

Numerosi economisti progressisti sono andati segnalando che gli investimenti reali in attrezzature sono in una tendenza di lungo corso di declino negli Stati Uniti almeno dal 2000. Cio’ si traduce in contributo decrescente degli investimenti al PIL nel lungo termine. Questo declino e’ stato recentemente in parte corretto al rialzo dal governo statunitense nel 2013, ridefinendo che cosa costituisca investimento.  

Come descritto in un articolo precedente (Economic Recovery by Statistical Manipulation’, Counterpunch, 31 luglio 2013) con efficacia dall’inizio dell’anno scorso (e retroattivamente agli anni precedenti) gli Stati Uniti oggi conteggiano come investimento d’impresa certe categorie di quelle che un tempo erano considerate spese e non investimenti delle imprese. Oltre a conteggia spese come investimenti, le aziende possono oggi anche attribuire un prezzo arbitrario al valore di certi intangibili, come i diritti d’autore, i marchi, i brevetti e altre voci simili e oggi considerano anch’essi come investimenti d’impresa. In questo modo gli investimenti delle imprese appaiono molto maggiori di quanto siano e la tendenza di lungo termine al declino e’ in qualche misura compensata. Oggi ogni stima del PIL ha pertanto, fermo il resto, un contributo maggiore di prima degli investimenti al PIL.

E’ stato stimato recentemente dalla pubblicazione finanziaria The Financial Times, numero del 12 marzo 2014, che questa ridefinizione aumenta il PIL USA di circa il 3,6%. Su un’economia USA di 17 trilioni di dollari cio’ corrisponde a 600 miliardi di dollari l’anno. Non si tratta di alcuna nuova attivita’ reale aggiunta alla crescita statunitense, ma solo di un aumento della crescita ridefinendola. Senza questa ridefinizione il declino del -1,0% del PIL nel primo trimestre del 2014 sarebbe stato indubbiamente maggiore, indicativamente di circa il -1,3%.

La corsa globale alla ridefinizione del PIL

Le modifiche statunitensi del PIL costituiscono solo una di molte ridefinizioni simili intese a rafforzare dati stagnanti del PIL l’anno scorso in numerosi paesi. A un estremo c’e’ la recente ridefinizione da parte della Nigeria, che ha effettivamente raddoppiato il suo PIL a 510 miliardi l’anno nel giro di una notte, diventando la maggiore economia dell’Africa. I metodi di calcolo del PIL da parte della Cina sono stati considerati dubbiosamente per anni. La maggior parte degli economisti ritiene che tra l’1 e l’1,5% del PIL cinese costituisca una sopravvalutazione per vari motivi di definizione e di difficolta’ di raccolta dei dati. Numerosi altri mercati in via di sviluppo hanno problemi simili riguardo alla loro definizione del PIL.

Altre ridefinizioni e modifiche hanno avuto luogo nell’Unione Europea, compresa l’Europa dell’est, i paesi baltici e persino l’Austria. Piu’ di recente, comunque, sono le economie dell’Italia e del Regno Unito, dove la ripresa economica e’ rimasta stagnante per piu’ di cinque anni e dove per la maggior parte degli anni sono diventati normalita’ recessioni ufficiali a doppio minimo e tassi di crescita del PIL inferiori all’1%.

Come riportato la settimana scorsa dall’edizione globale del Financial Times, sia il Regno Unito sia l’Italia stanno aggiungendo alle proprie stime del PIL i redditi derivanti dalla prostituzione e dal traffico di droga. La Gran Bretagna stima che i servizi della prostituzione aggiungeranno 17 miliardi al suo PIL. Questa e altre modifiche riguardanti il traffico di droga e altri servizi precedentemente non contabilizzati rafforzeranno il PIL della Gran Bretagna del 5%, secondo il Financial Times del 30 maggio 2014.

Prostituzione, traffico di droga e crescita futura del PIL

Come, esattamente, si stimi il prezzo della prostituzione e si raccolgano i dati sui prezzi e sul volume di attivita’ di tali servizi critici si dimostrera’ indubbiamente interessante. Gli statistici del Regno Unito se ne andranno in giro a condurre un’indagine sulle 60.000 prostitute e trafficanti di droga, riguardo a quanto chiedono ai loro clienti e su quanto i trafficanti ricarichino sulle loro consegne di cocaina ed eroina di contrabbando che arriva in Gran Bretagna dall’estero? Improbabile. Cio’ che probabilmente faranno sara’ semplicemente tirare una freccetta statistica contro la parete e scegliersi il prezzo e volume di attivita’ piu’ adatto ai loro fini.

Ma cio’ non e’ poi cosi diverso da molti metodi per stimare oggi il PIL. Ad esempio una buona parte della componente Affitti del PIL statunitense implica il presupposto che anche i proprietari di casa paghino l’affitto che e’ poi conteggiato nelle stime del PIL. Un’altra valutazione presuppone che i miglioramenti della qualita’ degli smartphone accelerino cosi velocemente che i prezzi in realta’ scendono. In altre parole, di fatto non avete pagato 800 dollari per quell’iPhone 5. Nonostante siano stati addebitati sulla vostra carta di credito, avete speso in realta’ molto meno. E cambiate il logo della vostra attivita’, dite che vale quello vi pare, aggiungete la cifra ai vostri costi d’investimento e, gia’ che ci siete, ottenete un credito fiscale del governo per l’investimento.

Procedendo, nel caso del Regno Unito e della sua nuova contabilita’ della prostituzione e del traffico di droga, ci sara’ la questione aggiuntiva di stimare quanto i prezzi’ di questi servizi crescano effettivamente ogni anno, al fine di correggere il PIL reale. Forse i burocrati condurranno un sondaggio telefonico invece di un’intervista diretta? Di certo i trafficanti di droga saranno onorati di parlare con un funzionario governativo. Poi c’e’ anche il problema dei cambiamenti qualitativi che influiscono sui prezzi del giochetto’ di una prostituta o della borsa della spesa’ di un trafficante di droga. Che cosa costituisce un cambiamento di qualita’, e pertanto una riduzione dell’inflazione e successivamente un aumento del PIL reale? Indubbiamente qualche burocrate in carica stimera’ a naso’ prezzo, qualita’ e quantita’ di attivita’ per arrivare alla cifra reale da inserire nella crescita del PIL britannico.

Si puo’ solo immaginare quanta della crescita economica recentemente andata persa sarebbe ripristinata nell’economia statunitense se gli USA copiassero a loro volta la Gran Bretagna, conteggiando la prostituzione e il traffico di droga. Indubbiamente centinaia di miliardi, forse un trilione, sarebbero aggiunti alla stima di crescita del PIL statunitense. E’ ancor piu’ che includere come investimento’ le spese di ricerca e sviluppo. Le possibilita’ di ulteriore crescita sono illimitate. Gli Stati Uniti potrebbero rivedere i piani di studio universitari perche’ riflettano queste nuove opportunita’ occupazionali del futuro. Dopotutto il lavoro contingente’ e’ la nuova tendenza dominante del mercato del lavoro negli USA. Aggiungere piani di studio per questi nuovi servizi PIL non sarebbe piu’ osceno che addestrare studenti alla finanza e a come creare nuove forme di titoli finanziari che finiscono per mandare in bancarotta citta’ e distretti scolastici e per distruggere il piano pensionistico integrativo della nonna.

L’economia statunitense va ormai da decenni sostituendo rapidamente lavori reali in industrie produttive di beni con posti nei servizi. Solo il 12% dell’economia e’ oggi costituito dalla produzione di beni e meno dell’8% dall’edilizia. L’occupazione nei servizi sostituisce da decenni posti di lavoro meglio pagati nella produzione di beni, con il seguito in anni di recenti di posti nei servizi pagati meno che sostituiscono altri posti nei servizi, mentre posti a tempo parziale e temporanei senza indennita’ aggiuntive  stanno diventando la nuova normalita’. Almeno la prostituzione e il traffico di droga pagano bene, si puo’ decidere il proprio orario di lavoro e rimane reddito sufficiente forse anche per acquistare un piano di assicurazione sanitaria di Obama.

Jack Rasmus e’ autore del libro Obama’s Economy: Recovery for the Few’, Pluto Press, 2012 e Epic Recession: Prelude to Global Depression’, Pluto, 2010. Conduce il programma radio settimanale Alternative Visions’, sulla Progressive Radio Network. Il suo blog e’ jackrasmus.com, il suo sito web e’ www.kyklosproductions.com; Twitter handle@drjackrasmus.

www.znetitaly.org

Fonte: [zcomm.org]

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy ” Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

  (Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)

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