Non mangiamo piu’ pane (e facciamo bene!)

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di Furio Stella

In cinque anni consumi dimezzati. D’accordo la crisi e gli stili di vita dettati dalla globalizzazione, ma la colpa e’ anche della qualita’. Nelle foto dei cristalli lo si capisce bene.

L’immagine del cristallo di un frumento antico: forme geometriche complesse

Vi ricordate le foto dei cristalli d’acqua di Masaru Emoto? Non sono proprio la stessa cosa, pero’ un po’ ci assomigliano. Stiamo parlando delle immagini dei cristalli di grano, quelle di cui abbiamo gia’ parlato nell’articolo di ottobre sugli ‘antichi cereali’. Oggi ve le facciamo anche vedere, e sapete perche’? Per colpa della notizia, data in piu’ salse, che gli italiani non mangiano piu’ pane. Lo dice la Coldiretti, secondo cui di pagnotte, rosette e mantovanine ne mangiamo quanto ne mangiavano i nostri bisnonni nel 1861, cioe’ l’anno dell’unita’ d’Italia!

Certo, all’epoca mangiavano solo quello, mentre adesso ci si abboffa anche di carne, pasta, formaggi, dolciumi, eccetera, pero’ e’ comunque un dato su cui riflettere se ci si aggiunge, come ha scritto in prima pagina il ‘Messaggero’, che negli ultimi cinque anni il consumo in Italia di pane si e’ esattamente dimezzato. O, come sostiene la Confederazione italiana agricoltori (CIA), che dal 1983 ad oggi il consumo e’ sceso da 280 a 120 grammi al giorno. O ancora, come ha scritto piu’ in dettaglio il ‘Piccolo’ di Trieste, che nel capoluogo giuliano negli ultimi sette anni il numero dei panifici si e’ piu’ che dimezzato, passando da 125 a 50.

 

e' un'altra varieta' di grano antico

Cristalli di Gentilrosso: e’ un’altra varieta’ di grano antico

Perche’ gli italiani non mangiano piu’ pane? Per colpa della crisi, dicono. Ma ci crediamo poco. Forse, piu’ che altro, e’ perche’ non abbiamo piu’ tempo di passare dal panettiere la mattina, ecco; o perche’ chi ha tempo il pane ha cominciato a farselo da se’; o perche’ i giovani, cosi dice sempre la CIA, non lo mangiano per niente. Ma soprattutto perche’, diciamolo, quanto a qualita’ il pane onestamente sta cominciando a fare un po’ schifetto. Precotto, surgelato, ricotto. Magari con grano coltivato e lavorato fuori dai nostri patri confini. A costi sempre piu’ ridotti. Con farine industriali ad altissimo ‘W’, il fattore di resistenza, capaci si di reggere alle pesanti lavorazioni ma che, per il nostro povero sistema digestivo, sono l’equivalente di un caucciu’. Sorvolando, s’intende, sul pane a lunga conservazione, che spesso si traduce in un concentrato di additivi chimici.

Non mangiamo piu' pane (e facciamo bene!)

Un esempio di varieta’ moderna: il grano Nobel

Non mangiamo piu' pane (e facciamo bene!)

Un altro cristallo di varieta’ antica: differenze evidenti con il precedente

No, gli italiani non sono cretini. Se hanno girato le spalle al banco-pane dei supermarket, se nelle loro preghiere l’invito a ‘darci oggi il nostro pane quotidiano’ si fa piu’ flebile, se il profumo del forno una ragione ci sara’. E lo dimostrano appunto, anche da un punto di vista scientifico di facile condivisione, le famose immagini dei cristalli di frumento, dove si puo’ cogliere in sintesi la maggiore o minore ‘organizzazione della materia’, e dunque per esempio le differenze (non visibili a occhio nudo, ma sostanziali) fra un cereale antico e uno moderno. Anche un bambino, fra le varie figure, non avrebbe difficolta’ a indicare nelle forme piu’ complesse, chiare e geometriche, il grano con qualita’ migliori. Un adulto, non si sa.

Le immagini dei cristalli sono tratte da uno studio sugli antichi cereali effettuato da Maria Olga Kokornaczyk, dal professor Giovanni Dinelli e altri quattro ricercatori italiani, e pubblicato sul ‘The Scientific World Journal’.

 

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)

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