Le potenze del capitalismo finanziario avevano un piano chiarissimo, un obiettivo di lungo termine: ‘Creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni nazione e l’economia del mondo’. Questo sistema ‘doveva essere controllato con modalita’ feudali delle banche centrali del mondo, attraverso accordi segreti’. Cardine del sistema, la Banca per i regolamenti internazionali di Basilea, privata e controllata dalle banche centrali mondiali, a loro volta privatizzate. ‘Ogni banca centrale punta a dominare il suo governo attraverso la capacita’ di controllare i prestiti sui titoli di Stato, manipolare le valute estere, influenzare il livello di attivita’ economica del paese e condizionare politici cooperativi e compiacenti attraverso ricompense economiche nel mondo del business’. A scattare questa fotografia dello scenario attuale e’ il globalista Carroll Quigley, nel libro Tragedia e speranza. Una storia del mondo nel nostro tempo. L’aspetto sconvolgente, fa notare Mauro Bottarelli, e’ che quel libro usci nel lontano 1966. Tutto chiaro: nuovo ordine mondiale. Ovvero: il capitalismo finanziario sfratta le sovranita’ nazionali, cioe’ l’economia pubblica e democratica, smantellando il potere degli Stati. Scomparso nel ’77, Quigley era un membro molto influente del Council on Foreign Relations, il super-salotto che detta l’agenda economica, finanziaria e geopolitica americana attraverso le sue sedi di Washington e New York. Tra i suoi 1.4000 membri, il vero super-potere mondiale, figurano militari e grandi banchieri, rettori universitari e direttori di giornali e televisioni, i vertici delle fondazioni Ford e Rockefeller, presidenti americani (Hoover, Eisenhower, Johnson e Nixon) e segretari di Stato come Edward Reilly Stettinius, Dean Acheson, John Foster Dulles, Christian Archibald Herter e Dean Rusk. Essendo la banca centrale piu’ potente al mondo, la Federal Reserve ” che ha appena compiuto cent’anni ” era dunque destinata, fin dalla seconda meta’ degli anni Sessanta, a un ruolo egemone per portare a termine il progetto globalista. Obiettivo: imporre la sua agenda ai governi, scavalcando la funzione pubblica. Murray Rothbard, economista americano di scuola austriaca, descrive cosi la banca centrale Usa: ‘L’operazione piu’ segreta e meno riconducibile al governo federale non e’, come ci si potrebbe aspettare, la Cia, la Dia, o qualche altra agenzia di intelligence super-segreta’, perche’ tutte le strutture di intelligence sono comunque sottoposte al controllo democratico del Congresso. In segretezza, la Fed batte ogni altra struttura: ‘Il Federal Reserve System non e’ riconducibile a nessuno, non ha un budget, non e’ soggetto a nessun controllo e nessuna commissione del Congresso conosce le sue operazioni o le puo’ davvero supervisionare’. La Federal Reserve, che ha il controllo totale del sistema monetario statunitense, ‘non deve rendere conto a nessuno’. Ecco perche’ per la Fed, come anche per le altre banche centrali, ‘e’ sempre stato importante investirsi di un’aura di solennita’ e di mistero’. Infatti, ‘se la popolazione sapesse cio’ che sta succedendo, se fosse in grado di strappare la tenda che copre l’imperscrutabile Mago di Oz, scoprirebbe ben presto che la Fed, lungi dall’essere la soluzione indispensabile al problema dell’inflazione, e’ essa stessa il cuore del problema’. Nessuna sorpresa che un liberale puro con Rothbard abbia in odio la Fed, ammette Bottarelli su Il Sussidiario, ma il cuore del problema e’: le banche centrali, Fed in testa, anche grazie a questa crisi sono oggi il potere principale a livello politico ed economico. ‘Cosa sarebbe oggi Wall Street senza la Fed e la sua liquidita’? Dove sarebbero i tassi dei Treasuries e quindi il cuore stesso del sistema immobiliare dei mutui, gia’ massacrato dai subprime? Cosa sarebbe l’America senza gli stop-and-go della Fed sul taper, capaci di livellare tassi e far sgonfiare e rigonfiare ” evitando l’esplosione ” la bolla di liquidita’? Temo sarebbe un paese schiantato dalla piu’ colossale crisi finanziaria dal 1929, superata ” un eufemismo, vista l’economia reale e le sue grida di dolore ” creando la piu’ grossa bolla speculativa e di credito della storia. E, di fatto, rendendo il Congresso poco piu’ che un’appendice, cui far recitare melodrammi a soggetto come quello dello shutdown o del debt ceiling, pantomime che tornano ciclicamente’. La leva del comando e’ nelle mani della Fed, molto piu’ che all’epoca di Alan Greenspan: ‘Lo sta diventando ora, grazie a questa crisi che ha reso tutti ” finanza, economia, politica ” dipendenti dalla Fed e dalle sue azioni. Se la Fed vuole crolla tutto, se non vuole gonfia bolle come bambini durante una festa e fa sfondare a Wall Street un record dopo l’altro, visto che comunque i suoi azionisti di maggioranza grazie a quei record e a quella liquidita’ fuori controllo, macinano soldi su soldi’. E la stessa Bce? ‘Non e’ forse diventata il fulcro dell’intero sistema Europa, politico ed economico, grazie a questa crisi?’. Unione bancaria, supervisione unica, regolamenti per i fallimenti e le nazionalizzazioni di istituti, tassi d’interesse, operazioni di finanziamento e rifinanziamento: ‘Quale Stato puo’ andare contro la Bce? Nessuno, e l’Italia ne sa qualcosa. Chi ha creato, infatti, se non l’Eurotower, il cordone ombelicale tra debito sovrano e sistema bancario, con la liquidita’ offerta a costo zero alle banche affinche’ con quei soldi comprassero titoli di Stato dei paesi in crisi, abbassando artificialmente lo spread?’. Quello che Bottarelli chiama ‘incesto’ e’ oggi sotto gli occhi di tutti: ‘Solo le banche italiane hanno 450 miliardi di debito pubblico nei bilanci, quelle greche hanno ricomprato il 99% del debito ellenico detenuto da soggetti esteri, spalancando le porte al fallimento del paese senza conseguenze, quelle spagnole pure, quelle portoghesi anche’. I governi di questi paesi possono forse fare qualcosa al riguardo? ‘No, devono sottostare alle regole della Bce, la quale puo’ uccidere o lasciare in vita un governo come una banca con una semplice decisione sui tassi, visto che non esiste piu’ alcuna leva di sovranita’ per le nazioni’. La Bce di Trichet era cosi forte? ‘No, lo sta diventando sempre piu’ e sempre piu’ in fretta quella di Mario Draghi, uomo Goldman Sachs’. Eccesso dietrologico? ‘Forse, ma rileggete le parole di Carroll Quigley, datate 1966′. Nient’altro che un’unica, colossale coincidenza? Certo, ha il suo peso l’insaziabile avidita’ dei banchieri affaristi. Ma c’era soprattutto un duplice obiettivo da centrare: ‘Far purgare un sistema ormai marcio, tra derivati e altre porcherie, e contestualmente preparare il campo per l’ascesa della Fed e delle altre banche centrali a nuovi riferimenti politici’. Perche’ chi ha visto nascere questa crisi e’ stato deriso e isolato? Evidente: rischiava di rivelare la vera natura dell’operazione. La verita’ e’ che il 15 settembre 2008 qualcuno ha deciso che la crisi doveva prendere un’altra piega e un’altra velocita’, insiste Bottarelli. Chi ha deciso di far morire Lehman Brothers, salvando tutti gli altri? E’ stata proprio la Fed di Ben Bernanke, di concerto con l’ex segretario al Tesoro, Henry Paulson. Quel fallimento, aggiunge Bottarelli, aveva un scopo preciso: ‘Tramutare la Fed nel motore immobile del sistema economico-politico-finanziario Usa e mondiale’. Inutili le proteste di Dick Fuld, gia’ capo di Lehman Brothers: ‘Paulson ha fornito dati compromessi agli altri istituti di credito quando c’era bisogno di aiutarci, non avevamo problemi di liquidita”. Il riferimento di Fuld e’ noto: nella notte del 14 settembre 2008, quindi il giorno prima della bancarotta, ci fu un meeting fra Paulson e i vertici delle principali banche di Wall Street. Erano presenti anche il presidente della Fed di New York, Timothy Geithner, il numero uno di Bank of America, Kenneth Lewis, e il capo della Sec, Christopher Cox. Per tenere in piedi la Lehman Brothers servivano 100 miliardi di dollari. Ma a porre il veto furono Paulson e la Merrill Lynch. Gli altri non mossero un dito e Lehman falli. Attenzione: nella stessa settimana della bancarotta di Lehman Brothers, aggiunge Bottarelli, sono state salvate American International Group e la stessa Merrill Lynch, mentre fu concesso a Goldman Sachs e Morgan Stanley di diventare holding bancarie. Perche’ invece a Lehman Brothers fu impedito di cambiare statuto? La Lehman non era certo la sola a ottenere liquidita’ a breve termine esternalizzando le perdite, ‘ma la differenza e’ che affondando Lehman Brothers si affondava un simbolo e si rimetteva Wall Street, cosi come il Congresso, nelle mani della Fed, inviando anche uno scossone globale agli altri sistemi finanziari esposti verso l’ex gigante’. All’epoca, un maxi-salvataggio pubblico non sarebbe ancora stato facilmente digeribile dagli americani, dalla politica e dai mercati. ‘Ma poi i tempi cambiano’, e alla Casa Bianca arriva il primo presidente di colore, che ‘promette di far pagare il conto della crisi a Wall Street’, e invece ‘la facilita con ogni mossa, lasciando campo sempre piu’ libero allo strapotere della Fed’. Un altro democratico, Bill Clinton, grande alfiere della globalizzazione, fu il primo ‘a creare le condizioni della crisi subprime con la sua politica di mutui a cani e porci con garanzie zero’, facendo ‘pagare il conto dei fallimenti ai cittadini che compravano qualsiasi cartaccia gli venisse proposta come investimento’. Tutte coincidenze?
Le potenze del capitalismo finanziario avevano un piano chiarissimo, un obiettivo di lungo termine: ‘Creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni nazione e l’economia del mondo’. Questo sistema ‘doveva essere controllato con modalita’ feudali delle banche centrali del mondo, attraverso accordi segreti’. Cardine del sistema, la Banca per i regolamenti internazionali di Basilea, privata e controllata dalle banche centrali mondiali, a loro volta privatizzate. ‘Ogni banca centrale punta a dominare il suo governo attraverso la capacita’ di controllare i prestiti sui titoli di Stato, manipolare le valute estere, influenzare il livello di attivita’ economica del paese e condizionare politici cooperativi e compiacenti attraverso ricompense economiche nel mondo del business’. A scattare questa fotografia dello scenario attuale e’ il globalista Carroll Quigley, nel libro Tragedia e speranza. Una storia del mondo nel nostro tempo. L’aspetto sconvolgente, fa notare Mauro Bottarelli, e’ che quel libro usci nel lontano 1966. (continua)
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