Ripensare la crisi con le intuizioni di Ivan Illich

‘Illich era un pensatore radicale, nel senso che andava alla radice delle cose. E possedeva, come qualcuno ha scritto in un suo necrologio, uno sguardo laser, capace di leggere nel tempo futuro le conseguenze delle scelte di oggi’. Forse per questa sua dote, fin dagli anni ’70 Ivan Illich aveva pronosticato il collasso del sistema industriale dominante. Ripensiamo la crisi con le sue intuizioni.
ivan illich
Fin dagli anni ’70 Ivan Illich aveva pronosticato il collasso del sistema industriale dominante

Ivan, l’amico conviviale

2 dicembre 2011, IX anniversario della morte di Ivan Illich

Da 6 anni, nel giorno dell’anniversario della morte alcuni amici di Ivan si ritrovano a Bologna nell’incontro ‘Strumenti per la convivialita”. Al di la’ dei discorsi e delle analisi, la ‘convivialita” di questo ritrovarsi e’ cio’ di cui Ivan sarebbe stato contento, desideroso come era di ‘farsi sorprendere’ dall’incontro con l’altro, concreto, reale, sempre imprevedibile e percio’ inebriante.

Una delle partecipanti ha sottolineato, a incontro concluso, la straordinaria capacita’ di chi questi incontri ha fatto nascere 6 anni or sono, Salvatore – che ringrazio – capace di mettere insieme in un clima di allegra condivisione frugale persone tanto diverse. Amicizia nel nome di Illich, riflessioni condivise, desco vernacolare (un fiasco di buon vino e un piatto di spaghetti, diceva Ivan, erano essenziali per una ‘tavola conviviale’ attorno alla quale riunirsi per confrontare idee anche diverse ma sempre nel rispetto reciproco e nel rigore intellettuale). Questa la ricetta.

Chi voleva poteva portare all’incontro una riflessione su un tema illichiano, da proporre per la discussione. Personalmente ho scelto come tema la ‘crisi’. Riporto qui alcuni frammenti di un discorso ovviamente piu’ ampio, forse utili in questo che probabilmente e’ un vero passaggio d’epoca.

crisi economica
‘La crisi di cui io descrivo la prossima venuta non e’ interna alla societa’ industriale, bensi riguarda il modo di produzione industriale in se stesso’

Illich, l”archeologo’ del sapere

Fin dagli anni ’70 Illich aveva pronosticato il collasso del sistema industriale dominante, inevitabile date le premesse su cui si era basato: ‘nelle storture e nelle ipertrofie intervenute nel linguaggio, nel diritto, nei miti e nei riti, in quest’epoca nella quale uomini e prodotti sono stati assoggettati alla pianificazione razionale’ ovvero al ‘monopolio del modo di produzione industriale’ [1].

‘Crisi globale [‘] da non confonderla con una crisi parziale, interna al sistema’, scriveva. E aggiungeva (1973!): ‘Oggi si prova ancora a turare le falle dei singoli sistemi. Nessun rimedio funziona, ma si dispone ancora dei mezzi per permetterseli tutti, uno dopo l’altro. I governi si applicano alla crisi dei servizi pubblici, a quella dell’educazione, dei trasporti, del sistema giudiziario, della gioventu’. Ciascun aspetto della crisi globale e’ separato dagli altri, spiegato in maniera autonoma e trattato a se’ [2].

Questo perche’ ‘le ideologie oggi correnti mettono in luce le contraddizioni della societa’ capitalista, ma non forniscono il quadro necessario per analizzare la crisi del modo di produzione industriale. Mi auguro che un giorno si arrivi a formulare una teoria generale dell’industrializzazione abbastanza rigorosa da reggere all’assalto della critica’.

Egli non confondeva le contraddizioni che volta a volta emergevano nel sistema con la Grande Crisi incombente, che sarebbe arrivata improvvisa e inattesa anche se prevedibile.

‘La crisi di cui io descrivo la prossima venuta non e’ interna alla societa’ industriale, bensi riguarda il modo di produzione industriale in se stesso. Questa crisi obblighera’ l’uomo a scegliere tra gli strumenti conviviali e l’essere stritolato dalla megamacchina, tra la crescita indefinita e l’accettazione di limiti multidimensionali’.

illich ivan
Illich era un pensatore radicale, nel senso che andava alla radice delle cose

Illich, il pensatore radicale

Illich era un pensatore radicale, nel senso che andava alla radice delle cose. E possedeva, come qualcuno ha scritto in un suo necrologio, uno sguardo laser, capace di leggere nel tempo futuro le conseguenze delle scelte di oggi. Un profeta, ha detto qualcuno all’incontro. Direi piuttosto un indagatore minuzioso della realta’, un archeologo delle idee e dei comportamenti di cui ripercorreva il cammino nella storia evidenziandone le trasformazioni e prevedendone il punto di arrivo [3].

‘Bisognerebbe essere indovini per predire quale serie di eventi svolgera’ il ruolo del crollo di Wall Street e scatenera’ la crisi incombente; ma non occorre essere geni per prevedere che si trattera’ della prima crisi mondiale non piu’ localizzata dentro il sistema industriale, ma che mettera’ in gioco il sistema in se’. Assai presto accadra’ un fatto che avra’ la conseguenza di congelare la crescita dell’attrezzatura. Venuto quel momento, il fragore del crollo obnubilera’ gli spiriti e impedira’ di comprenderne il senso [4]’.

Nel ’78, in Disoccupazione creativa [5] esaminava i modi di reazione alla crisi gia’ allora in atto, e ripetuti oggi: ‘Il vocabolo crisi indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le liberta’. Come i malati, i Paesi diventano casi critici. Crisi, parola greca che in tutte le lingue moderne, ha voluto dire ‘scelta’ o ‘punto di svolta’, ora sta a significare: ‘Guidatore, dacci dentro!’. Evoca cioe’ una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiu’ di denaro, di manodopera e di tecnica gestionale [6] .

E aggiungeva: ‘Cosi intesa, la crisi torna sempre a vantaggio degli amministratori e dei commissari [‘] La crisi intesa come necessita’ di accelerare non solo mette piu’ potenza a disposizione del conducente, e fa stringere ancora di piu’ la cintura di sicurezza dei passeggeri’..

Ma Ivan non esercitava la critica fine a se stessa; egli era fortemente impegnato nello scrutare le possibili soluzioni, nel cercare i fondamenti di una ‘ricostruzione conviviale’ della societa’, dopo la sbornia iperproduttivista e iperconsumista. Per lui la catastrofe che vedeva addensarsi avrebbe potuto essere convertita in crisi, interpretando positivamente la parola nel suo significato originale, ‘crisi non ha necessariamente questo significato. Non comporta necessariamente una corsa precipitosa verso l’escalation del controllo. Puo’ invece indicare l’attimo della scelta, quel momento meraviglioso in cui la gente all’improvviso si rende conto delle gabbie nelle quali si e’ rinchiusa e delle possibilita’ di vivere in maniera diversa [7].

Di fronte allo starnazzare sull’equita’ dei provvedimenti che si stanno prendendo in questi giorni, che equi non sono, la sua preoccupazione di nuovo era piu’ radicale: ‘riattrezzare la societa’ contemporanea con strumenti conviviali e non piu’ industriali comporta uno spostamento d’accento nella nostra lotta per la giustizia sociale; comporta una subordinazione, in forme da trovare, dalla giustizia distributiva alla giustizia partecipativa’.

crisi
‘Il vocabolo crisi indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le liberta”

Illich e il suo lascito

Illich aveva sbagliato nei tempi, prevedendo la Grande Crisi assai piu’ prossima. Ma aveva lavorato a una ‘cassetta degli attrezzi’ per quando fosse arrivata.

Jean Robert e Javier Sicilia, suoi ‘discepoli’, in occasione dell’incontro mondiale dei lettori di Illich del 2007, ricordando gli ‘anni di Cuernavaca, al CIDOC’, affermarono:

‘Furono tempi di effervescenza intellettuale. Nei seminari e negli scritti di Illich si elaborarono concetti alcuni dei quali sono divenuti di dominio pubblico: la controproduttivita’, il monopolio radicale, la colonizzazione del settore informale, le associazioni di ‘cittadini colpiti in modo analogo’, i valori vernacolari, per citarne solo alcuni, senza dimenticare il piu’ importante: il concetto stesso di ‘strumenti’. Si trattava di costituire ‘una cassetta di attrezzi’ intellettuali per i grandi dibattiti maturi di fine secolo’. Questi grandi dibattiti maturi hanno ritardato, pero’ non sono divenuti meno necessari; per questo dobbiamo fare tesoro dello strumento critico elaborato allora. Ogni uomo moderno dovrebbe mettere in dubbio nel suo foro interiore le certezze moderne. Chi voglia farlo trovera’ gli strumenti nell’opera di Ivan Illich’.

Nota a margine. Dall’11 al 13 novembre l’associazione La ligne d’horizon (Les amis de François Partant) ha organizzato a Lione un seminario sul tema Uscire dall’industrialismo, mentre il prossimo fine anno a San Cristobal de Las Casas (Chiapas-Mx) presso il CIDECI si terra’ il II Seminario di analisi ”planeta tierra: movimientos antisistemicos”. Ad entrambi hanno partecipato o parteciperanno relatori facenti esplicito riferimento al pensiero di Ivan Illich (Per informazioni: Kanankil).

Note

1. La Convivialita’, ediz RED, Como, 1993 pag. 9 (Riedito oggi da Boroli editore).
2. Ibid. pagg 132/133
3. Vedere la raccolta delle sue conferenze nel libro ‘Nello specchio del passato. Le radici storiche delle moderne ovvieta’: pace, economia, sviluppo, linguaggio, salute, educazione’, pure riedito da Boroli.
4. Ibidem pag 133
5. Pure riedito da Boroli
6. Disoccupazione creativa, pag 10
7. Ibidem pag. 20

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

Be the first to comment on "Ripensare la crisi con le intuizioni di Ivan Illich"

Leave a comment