Capitalismo e democrazia: lezioni di fine anno

(Fonte: znetitaly.altervista.org)

di Richard D. Wolff ”’ 23 dicembre 2013

Il 2013 ci ha trasmesso una lezione fondamentale: i leader economici del capitalismo statunitense e i loro politici oggi ignorano regolarmente le opinioni e le preferenze della maggioranza. Ad esempio i sondaggi hanno mostrato uno schiacciante sostegno popolare a tasse piu’ elevate ai ricchi e tasse inferiori per il resto di noi e al rovesciamento delle disuguaglianze economiche in aggravamento nella nazione. Tuttavia Repubblicani e Democratici, compreso il presidente Obama, hanno aumentato considerevolmente le tasse sulle buste paga nel gennaio del 2013. Tali tasse sono regressive: si prendono una percentuale inferiore del reddito quanto piu’ esso supera i 113.700 dollari l’anno. L’aumento delle tasse in busta paga ha aumentato le disuguaglianze economiche per tutto il 2013.

Un altro esempio: molte citta’ e paesi statunitensi vogliono far uso delle leggi sugli espropri per pubblica utilita’ per aiutare i residenti a conservare le loro case ed evitare i pignoramenti. Gli espropri per pubblica utilita’ sono un caratteristico diritto democratico e anche una legge degli Stati Uniti. Consentono alle amministrazioni locali di acquistare proprieta’ individuali (a prezzi di mercato) quando farlo avvantaggia la comunita’ nella sua interezza. Utilizzando gli espropri per pubblica utilita’ i leader locali vogliono costringere i finanziatori (ad esempio le banche, ecc.) a vendere loro case il cui prezzo di mercato e’ sceso sotto il debito dei loro occupanti derivante da un mutuo ipotecario. Rivenderebbero poi queste case ai loro prezzi di mercato ai loro occupanti. Con i mutui ridotti in tal modo ai prezzi effettivi delle case, gli occupanti potrebbero restarvi. Subirebbero la caduta di valore delle loro case ma eviterebbero di diventare senzatetto. Le comunita’ ne traggono vantaggio perche’ una riduzione dei senzatetto riduce la caduta dei valori delle proprieta’, riduce il numero delle case abbandonate (e dunque il rischio di incendi, crimini, ecc.), riduce il numero dei clienti persi dai negozi locali, sostiene i flussi alle amministrazioni delle imposte sulla proprieta’ e cosi via.

Utilizzato in questo modo, l’esproprio per pubblica utilita’ costringe i finanziatori ”’ prevalentemente banche ”’ a condividere una quantita’ maggiore delle sofferenze prodotte dalla crisi del capitalismo. La maggior parte degli statunitensi appoggia cio’, ritenendo che contribuira’ a invertire le disuguaglianze di reddito e di ricchezza e anche che le banche hanno la responsabilita’ maggiore della crisi economica.

Tuttavia le banche maggiori del paese stanno utilizzando il ‘loro’ denaro e le leggi (che spesse sono esse stesse a scrivere) per impedire alle municipalita’ di utilizzare l’esproprio per pubblica utilita’. Il ‘loro’ denaro comprende gli enormi salvataggi messi loro a disposizione da Washington dal 2007. Gli amministratori e i principali azionisti delle grandi banche ”’ una minuscola minoranza ”’ finanziano i politici, i partiti e gruppi di esperti che si oppongono all’uso dell’esproprio per pubblica utilita’ da parte delle municipalita’. In questo modo il capitalismo mina sistematicamente il processo decisionale democratico riguardo agli affari economici.

Ancora un altro esempio: la recente decisione del tribunale fallimentare riguardo a Detroita’ consente alla citta’ di tagliare le pensioni dei dipendenti comunali in quiescenza. Tali lavoratori hanno contrattato e firmato contratti con i dirigenti di Detroita’ per molti anni. Hanno accettato salari e indennita’ inferiori in cambio delle loro pensioni come parte della remunerazione convenuta per il loro lavoro. Ora che una crisi economica e la disoccupazione da essa generata hanno tagliato le entrate fiscali di Detroit, questa ‘soluzione’ del sistema include il taglio delle pensioni dei lavoratori andati in quiescenza. Ci si attende che altre citta’ adottino questa soluzione. La disuguaglianza si aggrava mentre i costi di questa crisi economica sono trasferiti dai finanziatori delle citta’ (solitamente ricchi) ai dipendenti comunali pensionati (mai ricchi).

In questi e altri modi il 2013 ha insegnato a milioni di statunitensi che il capitalismo contraddice ripetutamente l’idea democratica che le decisioni della maggioranza debbano governare la societa’ nel suo complesso. La tendenza del sistema all’aggravamento delle disuguaglianze di reddito e di ricchezza ha operato in tutto il 2013 in contraddizione diretto con la volonta’ di considerevoli maggioranze statunitensi.

Lo stesso accadde nei decenni precedenti la Grande Depressione degli anni ’30. Tuttavia in tale Depressione un movimento di massa dal basso (organizzato dal Congresso delle Organizzazioni dell’Industria ”’ CIO ”’ e dai partiti socialista e comunista) riusci a invertire le tendenze alla disuguaglianza del capitalismo. Con l’appoggio della maggioranza degli statunitensi fu abbastanza forte da conquistare la previdenza sociale, l’indennita’ di disoccupazione e milioni di posti di lavoro federali per quelli che i capitalisti privati non potevano o non volevano impiegare. Tali programmi aiutarono la gente comune, anziche’ salvare banche e grandi imprese. Quel movimento ottenne anche che il governo pagasse tali programmi tassando le imprese e i ricchi con aliquote molto piu’ elevate di quelle esistenti oggi. L’aggravamento delle disuguaglianze del capitalismo fu in parte rovesciato dal massiccio movimento democratico e grazie a esso.

Tuttavia tale movimento si fermo’ prima di por fine al capitalismo. Percio’ inverti solo temporaneamente le tendenze alla disuguaglianza del capitalismo. Dopo la seconda guerra mondiale le imprese, i ricchi e i conservatori mobilitarono un ritorno al ‘normale capitalismo’. Organizzarono una grande repressione governativa della coalizione (CIO, socialisti e comunisti) che aveva guidato dal basso il movimento degli anni ’30. Con mezzi quali la legge Taft-Hartley e il maccartismo, il capitalismo riprese il suo sviluppo di disuguaglianze economiche sempre maggiori, specialmente dopo il 1970. Nella Grande Recessione, a partire dal 2007, l’assenza di un intenso movimento dal basso ha consentito alla disuguaglianza di aggravarsi, come illustrano gli esempi appena citati.

Le lezioni della storia recente comprendono questo: per garantire un processo decisionale democratico e il genere che la maggioranza degli statunitensi vuole, occorre andare oltre il capitalismo. Le difficolta’ del capitalismo (tra cui le crisi e le disuguaglianze) e il suo controllo delle reazioni del governo a tali difficolta’ continuano a impartire tale lezione. L’allargamento del divario tra i bisogni e gli impulsi democratici e gli imperativi del capitalismo sta diventando chiaro a milioni negli Stati Uniti, ma anche in altri paesi.

Ad esempio il governo Rajoy in Spagna ha recentemente imposto nuovi livelli di repressione del rafforzamento delle proteste contro le sue politiche di austerita’. Il tasso di disoccupazione in Spagna supera oggi quello degli USA nell’anno peggiore della Depressione. Rajoy vuole sanzioni fino a 40.000 dollari per reati quali bruciare la bandiera nazionale, insultare lo stato o causare gravi disordini all’esterno del parlamento. In realta’ alcune sanzioni arrivano fino a 800.000 dollari per ‘dimostrazioni che interferiscono con le procedure elettorali’.

Le contraddizioni tra i diritti e le rivendicazioni democratiche e i processi del capitalismo stanno accelerando in scontri nei parlamenti e nelle piazze. Consapevoli delle lezioni della storia a proposito del capitalismo e della democrazia, i movimenti di oggi riconosceranno piu’ probabilmente la necessita’ di affrontate e superare il capitalismo per garanzie democrazie reali. Le politiche che ottengono soltanto inversioni temporanee delle disuguaglianze del capitalismo non sono piu’ sufficienti. Gli imperativi del profitto, della competizione e della crescita del capitalismo sono oggi cosi costosi per cosi tanti che i suoi critici e avversari si stanno rapidamente moltiplicando. Una volta che abbiano affrontato e risolto il problema di organizzarsi politicamente, anche il cambiamento sociale avverra’ rapidamente.

Richard D. Wolff e’ docente emerito di economia presso l’Universita’ del Massachusetts, Amherst, dove ha insegnato economia dal 1973 al 1976. Attualmente e’ professore ospite nel programma di laurea in affari internazionali presso le New School University, New York City. Tiene anche regolarmente corsi presso il Brecht Forum a Manhattan. In precedenza ha insegnato economia alla Yale University (1967-1969) e al City College della City University di New York (1969-1973). Nel 1994 e’ stato professore ospite di economia all’Universita’ di Parigi (Francia), I (Sorbonne). I suoi scritti sono disponibili all’indirizzo rdwolff.com e democracyatwork.info.

Da Z Net ”’ Lo spirito della resistenza e’ vivo

www.znetitaly.org

Fonte:[www.zcommunications.org]

Originale: Truthout

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy ”’ Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)

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