Perche’ ho cambiato idea sull’erba

(Fonte: znetitaly.altervista.org)

del dott. Sanjay Gupta ” 10 agosto 2013

L’anno scorso ho lavorato a un nuovo documentario intitolato Erba’. Il titolo Erba’ puo’ apparire sprezzante, ma il contenuto non lo e’.

Ho viaggiato in giro per il mondo per intervistare medici di spicco, esperti, coltivatori e pazienti. Ho parlato sinceramente con loro, ponendo domande dure. Cio’ che ho scoperto e’ sconcertante.

Molto prima che iniziassi questo progetto avevo costantemente esaminato la letteratura scientifica sulla marijuana medica negli Stati Uniti e pensavo che fosse parecchio insignificante. Leggendo quei documenti cinque anni fa era difficile sostenere l’uso medico della marijuana. Ho persino scritto al riguardo un articolo sulla rivista TIME, nel 2009, intitolato Perche’ voterei no all’erba.

Beh, sono qui a presentare le mie scuse.

Li associavo invece ai finti malati in primo piano, semplicemente in cerca di un po’ di ebbrezza. Credevo, sbagliando, che l’Agenzia per il Controllo della Droga (DEA) avesse elencato la marijuana tra le sostanze di classe 1 sulla base di prove scientifiche solide. Dovevano certamente avere motivazioni di qualita’ riguardo al fatto che la marijuana e’ nella categoria delle sostanze piu’ pericolose che non hanno uso medico accettato e hanno un elevato potenziale di abuso.

Non disponevano di prove scientifiche a sostegno di tale affermazione e oggi io so che quando si tratta di marijuana nulla di cio’ e’ vero. Non ha un elevato potenziale di abuso e ci sono applicazioni mediche assolutamente legittime. In realta’ a volte la marijuana e’ la sola che funzioni. Prendiamo il caso di Charlotte Figi, che ho conosciuto in Colorado. Ha cominciato ad avere crisi epilettiche subito dopo la nascita. A tre anni ne aveva trecento la settimana, nonostante l’assunzione di sette farmaci diversi. La marijuana medica le ha calmato il cervello, limitando gli attacchi a due o tre il mese.

Ho visto di persone altri pazienti come Charlotte, ha trascorso del tempo con loro e sono arrivato a concludere che e’ irresponsabile non offrire la cura migliore che possiamo come comunita’ medica, cura che potrebbe comprendere la marijuana.

Siamo stati terribilmente e sistematicamente fuorviati per quasi settant’anni negli Stati Uniti e io mi scuso per il mio ruolo in cio’.

Spero che questo articolo e il documentario in uscita aiuteranno a mettere le cose a posto.

Il 14 agosto 1970 il vice segretario alla sanita’, dottor Roger O. Egeberg, scrisse una lettera raccomandando che la pianta, la marijuana, fosse classificata come sostanza di classe 1 e tale e’ rimasta per quasi 45 anni. La mia ricerca e’ iniziata con un’attenta lettura di quella lettera vecchia di decenni. Cio’ che ho scoperto e’ stato inquietante. Egeberg aveva scelto le parole con attenzione:

Poiche’ c’e’ tuttora un notevole vuoto nella nostra conoscenza della pianta e degli effetti della sostanza attiva in essa contenuta, la nostra raccomandazione e’ che la marijuana sia mantenuta nella classe 1 almeno fino al completamento di certi studi attualmente in corso per risolvere il problema.

Non sulla base di solida scienza, bensi in sua assenza, la marijuana fu classificata come sostanza di classe 1. Di nuovo, l’anno era il 1970. Egeberg cita studi in corso, ma molti non sono mai stati completati. Proseguendo la mia indagine, tuttavia, mi sono reso conto che Egeberg in realta’ aveva a disposizione ricerche importanti, parte delle quali risalenti a piu’ di 25 anni prima.

Elevato rischio di abuso

Nel 1944 il sindaco di New York, Fiorello La Guardia, commissiono’ una ricerca all’Accademia delle Scienze di New York. Tra le sue conclusioni: fu scoperto che la marijuana non induceva a una dipendenza significativa nel senso medico del termine. Non fu, inoltre, scoperta alcuna prova che la marijuana inducesse alla dipendenza da morfina, eroina o cocaina.

Sappiamo oggi, anche se le stime variano, che la marijuana induce alla dipendenza circa il 9 ” 10% dei suoi utilizzatori adulti. In confronto la cocaina, una sostanza di classe 2 con minor potenziale di abuso rispetto alle sostanze di classe 1,  rende dipendente il 20% di quelli che la usano. Circa il 25% degli utilizzatori di eroina diventano dipendenti.

La sostanza peggiore e’ il tabacco, con una percentuale di fumatori prossima al 30%, molti dei quali finiscono per morire a causa della dipendenza.

Ci sono prove chiare che in alcuni la marijuana puo’ portare a sindromi da astinenza, tra cui insonnia, ansia e nausea. Anche tenuto conto di cio’, e’ arduo sostenere la tesi che abbia un elevato potenziale di abuso. I sintomi fisici della dipendenza da marijuana sono nulla in confronto a quelli delle altre droghe che ho citato. Ho visto l’astinenza da alcool: puo’ mettere a rischio la vita.

Voglio citare una preoccupazione su cui rifletto da padre. I cervelli giovani, in via di sviluppo, sono probabilmente piu’ suscettibili a danni da marijuana rispetto a quelli adulti. Alcuni studi recenti suggeriscono che l’uso regolare negli anni dell’adolescenza conduce a una diminuzione permanente del quoziente di intelligenza. Altre ricerche accennano a un possibile accresciuto rischio di sviluppare psicosi.

In larga misura allo stesso modo in cui non permetterei ai miei bambini di bere alcool, non permetterei loro la marijuana prima dell’eta’ adulta. Se fossero ostinati nel voler provare la marijuana li solleciterei ad aspettare fino a quando non avessero circa venticinque anni, quando i loro cervelli sarebbero completamente sviluppati.

Benefici medici

Studiando, mi sono reso conto di qualcos’altro di molto importante. La marijuana medica non e’ nuova e la comunita’ medica ne scrive da molto tempo. Ci sono stati in realta’ centinaia di articoli di riviste, prevalentemente documentati i benefici. La maggior parte di tali documenti, tuttavia, e’ stata scritta negli anni tra il 1840 e il 1930. I documenti descrivevano l’uso della marijuana medica per trattare nevralgie, patologie convulsive, deperimento, tra altre cose.

Una ricerca nella Biblioteca Nazionale statunitense di Medicina l’anno scorso ha fatto emergere quasi 20.000 altri documenti piu’ recenti. Ma si tratta prevalentemente di ricerche sui danni della marijuana, come Cattivo sballo a causa dell’effetto anticolinergico della cannabis, o La cannabis ha indotto pancreatite e Uso della marijuana e rischio di cancro ai polmoni.

In una mia valutazione sommaria delle cifre, ho calcolato che circa il 6% degli studi attuali statunitensi sulla marijuana indaga i vantaggi della marijuana medica. Il resto indaga i danni. Lo squilibrio dipinge un quadro distorto.

Gli ostacoli alla ricerca sulla marijuana

Per condurre oggi studi sulla marijuana negli Stati Uniti ci vogliono due cose importanti.

Innanzitutto ci vuole la marijuana. E la marijuana e’ illegale. Vi rendete conto del problema. Gli scienziati possono ottenere marijuana da ricerca da una coltivazione speciale nel Mississippi, che stupefacentemente e’ situata nel bel mezzo del campus Ole Miss [dell’universita’ del Mississippi], ma e’ una cosa difficile. Quando l’ho visitata quest’anno non erano in corso colture di marijuana.

La seconda cosa che serve e’ l’approvazione e gli scienziati che ho intervistato hanno continuato a ricordarmi quando tedioso cio’ possa essere. Mentre uno studio sul cancro puo’ essere valutato preliminarmente dall’Istituto Nazionale del Cancro, o uno studio sul dolore puo’ passare attraverso l’Istituto Nazionale delle Patologie Neurologiche, per la marijuana e’ richiesta un’ulteriore approvazione: quella del NIDA, l’Istituto Nazionale sull’Abuso di Sostanze. E’ un’organizzazione che ha come compito centrale lo studio dell’abuso di sostanze, in contrasto con i benefici.

Presi in mezzo ci sono i pazienti legittimi che dipendono dalla marijuana come medicinale, spesso come loro unica opzione.

Si tenga presente che sino al 1943 la marijuana faceva parte della farmacopea statunitense. Una delle condizioni per cui era prescritta era il dolore neuropatico. E’ un dolore orribile, difficile da trattare. I miei pazienti lo descrivono come lancinante, bruciante e un bombardamento di spilli e aghi. Anche se la marijuana e’ da lungo tempo documentata come efficace per questo dolore terribile, i medicinali piu’ comunemente prescritti oggi derivano dalla pianta del papavero, tra cui morfina, ossicodone e Dilaudid [idromorfone].

E qui sta il problema. La maggior parte di questi medicinali non funziona bene per questo tipo di dolore e la tolleranza e’ un problema reale.

Cio’ che piu’ mi spaventa e’ che negli Stati Uniti qualcuno muore ogni 19 minuti per abuso di farmaci prescritti, per lo piu’ accidentalmente. Ogni 19 minuti. E’ una statistica orripilante. Per quanto io abbia cercato, non sono riuscito a trovare un caso documentato di morte da uso eccessivo di marijuana.

Forse non sorprende che il 76% dei medici sottoposti recentemente a un sondaggio ha affermato che approverebbe l’uso della marijuana per contribuire ad alleviare il dolore femminile da cancro al seno.

Quando la marijuana e’ divenuta una sostanza di classe 1, c’era una richiesta di colmare un vuoto nella nostra conoscenza. Negli Stati Uniti cio’ e’ stato difficoltoso a causa dell’infrastruttura che circonda lo studio delle sostanze illegali, con un’organizzazione contro l’abuso al centro della procedura di approvazione. E tuttavia, nonostante gli ostacoli, abbiamo fatto notevoli progressi, che proseguono tuttora.

Guardando avanti, sono particolarmente affascinato da studi come quelli in Spagna e in Israele che indagano gli effetti anticancro della marijuana e dei suoi componenti.  Mi affascina lo studio di Lev Meschoulam, in Israele, sull’effetto neuroprotettivo e le ricerche in Israele e negli Stati Uniti sulla possibilita’ che la sostanza possa contribuire ad alleviare i sintomi della PTSD. Prometto di fare la mia parte, sinceramente e onestamente, per contribuire a colmare il vuoto della nostra conoscenza.

Cittadini di venti stati e del Distretto della Columbia hanno ora votato per approvare le applicazioni mediche della marijuana e altri stati faranno presto la stessa scelta. Quanto al dottor Roger Egeberg, che scrisse quella lettera nel 1970, e’ deceduto sedici anni fa.

Mi chiedo cosa penserebbe se fosse vivo oggi.

Da Z Net ” Lo spirito della resistenza e’ vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  [www.zcommunications.org]

Originale: CNN

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy ” Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

(Tratto da: http://znetitaly.altervista.org)

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