L’agricoltura che ripensa le citta’

(Fonte: http://comune-info.net)
Negli Stati uniti l’agricoltura urbana e’ sempre stata parte integrale del tessuto cittadino dei movimenti popolari. Alcuni dei piu’ importanti benefici derivanti dall’agricoltura urbana sono che il movimento e’ molto diversificato, i saperi sulle produzioni alimentari sono fortemente diffusi alla base e sono intrecciati con i temi della giustizia sociale. Le fattorie e le diverse proprieta’ comunitarie sono spesso spazi sociali che forniscono alimenti a basso costo o addirittura gratuiti. Di certo, tutti dovrebbero poter accedere ai cibi freschi, tutti dovrebbero sapere da dove proviene il cibo che consumano, chi li coltiva e quale valore etico e sociale tutto cio’ rappresenta.

di Henry Osman

Negli anni piu’ recenti, l’agricoltura urbana e’ stata molto pubblicizzata come una «soluzione innovativa», una soluzione che potrebbe cambiare radicalmente il tessuto delle nostre citta’ mettendo fine alle zone prive di cibo e alimentando le periferie abbandonate. Tuttavia l’agricoltura urbana non e’ un movimento completamente nuovo, poiche’ i nostri nonni lavoravano i Giardini della Vittoria per integrare le razioni degli anni di guerra e parchi storici come il Common di Bristol erano utilizzati per nutrire delle pecore. L’agricoltura urbana e’, ed e’ sempre stata, parte integrale del tessuto urbano. Il problema non dovrebbe essere quello di trovare una soluzione innovativa o originale, ma piuttosto quello di trovarne una che funzioni, che sia sostenibile e che aiuti le comunita’ a vivere piu’ in contatto e a lottare contro la malnutrizione.

St.Louis, con la sua storia di grandi fattorie, ha un suolo gravemente inquinato, e le aziende agricole sono obbligate a cospargerlo di argilla, a coprirlo con teloni o aggiungendo della terra trasportata con camion.

Ma che cosa caratterizza una fattoria urbana? Non e’ facile trovare una definizione poiche’ le fattorie urbane assumono forme molto diverse tra loro. Il solo fattore unificante e’ che fanno crescere delle piante e possono allevare del bestiame in una citta’. Al di la di questo, esse possono essere dei piccoli orti comunitari, delle aziende poco piu’ grandi di aiuole, o anche una fattoria che permette a dei rifugiati di crescere le loro piante alimentari tradizionali in modo da preservare la loro «cultura». Tentare di definirle, quindi, fa perdere i vantaggi piu’ impalpabili che queste fattorie creano, esse possono tenere unite delle comunita’, far diminuire i crimini e riempire dei terreni abbandonati dai quali cosi tante citta’ sono segnate in modo sofferto, dopo decenni di assenza delle autorita’ e di emarginazioni razziali.

Fattorie di giustizia sociale

Alcuni dei piu’ importanti benefici derivanti dall’agricoltura urbana sono che il movimento, tranne quelli locali e quelli legati al cibo biologico, e’ molto diversificato in termini economici e razziali. Le conoscenze relative alle produzioni alimentari e alla nutrizione, come quelle legate al solo cibo fresco, sano e poco costoso, non sono distribuite in modo eguale, mentre la giustizia alimentare costituisce parte integrante dell’agricoltura urbana. Cio’ deriva dalla sua storia fortemente radicata alla base e dall’essere fondata sulla giustizia sociale; le fattorie sono molto legate alle rispettive comunita’ e sono molto impegnate a rivolgersi ad esse per fornire alimenti a basso costo o addirittura gratuiti, attivita’ che si svolge con la coltivazione e l’uso di spazi verdi o di proprieta’ comunitarie.

Troppo spesso queste fattorie sono completamente oscurate dai risultati ottenuti dalle fattorie gia’ funzionanti sui tetti, che possono coltivare diecine di migliaia di dollari di prodotti, dagli sviluppi delle abitazioni che integrano fattorie verticali, o dalle permaculture che integrano allevamenti di pesci e gabbie di galline. Lo sviluppo ad alta tecnologia produce cibo con maggiore efficienza e utilizza meno terra, ma poiche’ queste attivita’ non sono collegate con le comunita’ vicine, perdono tutti i vantaggi comunitari delle aziende piu’ piccole.

Le fattorie sui tetti possono essere necessarie in futuro se ci sara’ una crisi alimentare, e dovrebbero essere sostenute per la loro sostenibilita’ e la loro ingegnosita’, ma e’ importante non dimenticare che esse sono delle iniziative alla ricerca del profitto, che vendono i loro prodotti a chi compra quantita’ rilevanti, che in genere sono dei ristoranti. Mentre i governi dovrebbero finanziare le piccole aziende agricole che interagiscono con le loro comunita’ e producono esternalita’ positive, l’espansione delle fattorie sui tetti dovrebbe essere lasciata al libero mercato. Non e’ che le fattorie urbane non possono essere convenienti, ma il profitto non dovrebbe essere il parametro per misurare il loro successo. Se una fattoria si dedica completamente a massimizzare i suoi profitti senza preoccuparsi affatto della comunita’, ha meno necessita’ di essere sostenuta.

Tutti dovrebbero poter accedere ai cibi freschi

Poiche’ in genere le piccolo aziende non sono motivate dal profitto, esse possono contare su una comunita’ che sostiene la loro attivita’. Il processo e’ estremamente laborioso, ed e’ difficile realizzarlo soltanto con una o due persone, perche’ la terra semplicemente non e’ molto attraente e accogliente. Anni di inquinamento da piombo e di uno sviluppo industriale hanno avvelenato il suolo, e dei prodotti realizzati su questo suolo possono essere contaminati. St. Louis, con la sua storia caratterizzata da grandi aziende agricole, ha un suolo fortemente inquinato e i coltivatori sono obbligati a bonificarlo ricorrendo all’argilla, a coprirlo con dei teloni e ad aggiungere altra terra prelevandola in altri luoghi. La City di St. Louis fornisce gratuitamente acqua e concimi naturali alle fattorie, ma anche arrivare a questa fase e’ pesante. Inoltre, i finanziamenti possono essere difficili da ottenere. Esistono molte grandi associazioni, ma e’ ancora difficile per le comunita’ non solo di capire a quali condizioni i finanziamenti sono offerti, ma anche come sottoscrivere dei contratti di concessione di crediti a fondo perduto e di trarre dei vantaggi dalle risorse disponibili.

L’agricoltura urbana non rappresenta la cura per tutte le malattie della nostra citta’, ma e’ una delle migliori soluzioni che possiamo realizzare. I nostri enti locali dovrebbero decidere di modificare la zonizzazione del loro territorio per l’agricoltura urbana, cosi che le fattorie possano essere avviate in tutti i terreni abbandonati, possono ridurre le spese per la delimitazione e la registrazione dei lotti, e possono concedere ad esse esenzioni speciali per l’allevamento di pollame. I tanti benefici effetti che queste fattorie possono produrre, come i prodotti freschi, la formazione per tutto cio’ che concerne il sistema alimentare, e le reti sociali create dalla realizzazione delle iniziative, hanno una durata molto lunga. Tutti dovrebbero poter accedere ai cibi freschi, tutti dovrebbero sapere da dove proviene il cibo che consumano, chi li coltiva e quale valore etico tutto cio’ rappresenta.

 

Henry Osman, hosman@wustl.edu.

Fonte: Washington University Political Review’s (traduzione di Alberto Castagnola per Comune-info).

Numerosi articoli sull’agricoltura urbana, dedicati a diversi paesi, li trovate in questa Tag: «Orti urbani».

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