Agromafie’: 400mila sfruttati nei campi

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Terribile il quadro emerso da una ricerca dall’osservatorio ‘Placido Rizzotto’ promosso dalla Flai-Cgil. L’Italia e lo scandalo dei caporali.

Poveracci costretti ad andare su e giu’ per l’Italia, ad inseguire i raccolti con l’alternarsi delle stagioni: pomodori e angurie, mele e arance. Cittadini senza diritti, pagati una miseria ed in nero, senza assicurazioni e garanzie, nelle mani dei famigerati ‘caporali’.

Sono un esercito, 400mila esseri umani, e tra loro, in gran parte migranti,100.000 sono costretti a vivere come bestie, in tuguri non degni di un Paese civile.

Secondo l’indagine condotta dalla Cgil da Nord a Sud, il caporalato e l’illegalita’ non accennano per nulla a diminuire, ma anzi sono in continua espansione.

Il ‘Placido Rizzotto’ ha promosso la ricerca con l’obiettivo di ottenere una fotografia delle principali forme di illegalita’ e di sfruttamento nel settore agroalimentare. Attraverso testimonianze dirette e interviste agli operatori coinvolti, il primo rapporto ‘Agromafie e caporalato’ ha mostrato come il caporalato sia cambiato in questi anni, diventando un settore della criminalita’ organizzata.

Agrumi, angurie, pomodori le principali colture coinvolte, ma numerose sono le segnalazioni relative all’export di qualita’ (come nel caso del settore vitivinicolo), alla macellazione clandestina e agli appalti sospetti relativi ai servizi.

Il rapporto, introdotto da una prefazione di Giancarlo Caselli (presidente onorario dell’Osservatorio), ha interessato 14 regioni e 65 province ed ha tracciato i flussi stagionali di manodopera e gli epicentri delle aree a rischio caporalato e sfruttamento lavorativo.

Il caporalato, secondo la ricerca, e’ fortemente diffuso su tutto il territorio nazionale: oltre alle regioni del Sud Italia tradizionalmente strangolate da questa vergogna (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), i ‘negrieri del campi’ sono in forte aumento nel Centro-Nord, in particolare in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lazio.

Il caporalato e’ ormai legato a doppio filo col crimine. Interessa gravi sofisticazioni alimentari, truffa e inganno per salari non pagati, contratti di lavoro inevasi, sottrazione e furto dei documenti, gestione della tratta interna e esterna dei flussi di manodopera, riduzione in schiavitu’ e forme di sfruttamento lesive persino dei piu’ elementari diritti umani.

Secondo il Rapporto, “se e’ vero, come ci dicono i dati Istat, che in agricoltura il sommerso occupazionale nel caso dei lavoratori dipendenti e’ pari al 43 per cento, non e’ difficile immaginare che sia proprio questo l’enorme serbatoio di riferimento per i caporali”. “Un esercito di circa 400.000 persone in tutta Italia, di cui circa 100.000 (prevalentemente stranieri) costretti a subire forme di ricatto lavorativo e a vivere in condizioni fatiscenti”, si legge nel documento.

Secondo l’indagine dell’Osservatorio, “il caporalato in agricoltura ha un costo per le casse dello Stato in termini di evasione contributiva non inferiore a 420 milioni di euro l’anno. Per non parlare della quota di reddito (circa meno 50 per cento della retribuzione prevista dai contratti nazionali e provinciali di settore) sottratta dai caporali ai lavoratori, che mediamente percepiscono un salario giornaliero che si attesta tra i 25 euro e i 30 euro, per una media di 10-12 ore di lavoro, tutto nell’illegalita’, e comunque nel sommerso parziale”.

Il rapporto spiega anche che i caporali impongono le proprie tasse giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto, 3,5 euro per il panino e 1,5 euro per ogni bottiglia d’acqua consumata.

Da gennaio a novembre del 2012, sono 435 le persone arrestate per: riduzione in schiavitu’, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi.

Dall’entrata in vigore della norma che istituisce il reato di caporalato le persone denunciate o arrestate sono solo 42, e la meta’ degli arresti al Centro-Nord.

Nelle mappe elaborate nel primo rapporto si possono trovare nel dettaglio: gli epicentri di rischio dove sono stati riscontrati casi di lavoro indecente o gravemente sfruttato, i flussi interregionali e transnazionali dei lavoratori protagonisti della transumanza stagionale che coinvolge migliaia tra uomini e donne, le principali nazionalita’ impegnate nelle raccolte stagionali. All’interno del rapporto, inoltre, e’ possibile consultare il dettaglio delle schede per ogni singola regione coinvolta dall’indagine, con relativi dettagli sul numero di operatori, i reati piu’ diffusi e le analisi delle condizioni di lavoro per ogni singolo distretto produttivo.

La ricerca, inoltre, mette in luce un nuovo ‘protagonista’ del settore agroalimentare: le agromafie.

Dai contributi contenuti nel rapporto emerge una fotografia allarmante, in particolare sempre piu’ forte sembra il rinnovato legame tra il crimine di stampo mafioso e un pezzo molto rilevante dell’economia del settore primario del nostro paese. Sono le agromafie, nonche’ l’illegalita’ diffusa in una vasta zona grigia, che in questi anni ha scaricato sui lavoratori i costi del malaffare.

Estorsioni, usura a danno degli imprenditori, furti, sofisticazioni alimentari, infiltrazione nella gestione dei consorzi per condizionare il mercato e falsare la concorrenza sono le principali attivita’ illecite delle mafie in relazione al settore agroalimentare.

Emergono numerose inchieste della magistratura su questi fronti, ma nel mirino della magistratura inquirente anche la gestione dei mercati generali, del trasporto e della logistica in tutta la filiera, dell’export dei prodotti di qualita’ commercializzati in tutto il mondo.

Nel mirino della criminalita’ ci sono anche quelli di pessima qualita’. Nel rapporto sono riportate pratiche di scongelamento e sofisticazione del pesce, nonche’ materiali di scarto utilizzati per la trasformazione dei prodotti.

Sono 27 i clan che si occupano attivamente di business legati alle ecomafie, alle agromafie e al consumo del territorio dovuto all’abusivismo edilizio e sversamento illegale dei rifiuti.

Un giro d’affari che secondo gli esperti si aggira tra i 12 e i 17 miliardi di euro l’anno, circa il 10 per cento dei guadagni della criminalita’ organizzata, cosi come quantificato dalla commissione Antimafia.

Secondo Stefania Crogi, segretario generale della Flai-Cgil, “la particolarita’ dell’Osservatorio, proposto dalla Flai, e’ stata quella di mettere insieme esperienze e competenze di alto livello, come vedete dalla firme ai contributi raccolti, con magistrati, giornalisti, studiosi, esponenti della societa’ civile e sindacalisti, ognuno con competenze specifiche che trovano sintesi anche in questo Rapporto”.

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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