
Partendo da questo articolo: Energia da biomasse nelle terre ad uso civico ci ritroviamo a dover passare dall’energia al diritto :
Il sole 24ore “….. Maxidismissione di terreni agricoli statali per oltre 338mila ettari, per un valore di 6 miliardi…..” La misura è contenuta nel maxiemendamento alla legge di Stabilità del governo.
Previsto, il ricorso a trattativa privata e le vendite godrebbero di agevolazioni fiscali.
Entro tre mesi dall’entrata in vigore della disposizione, infatti, l’agenzia del demanio provvederà alla alienazione dei terreni di proprietà dello Stato, mediante trattativa privata o asta pubblica»………………………
Questa vendita è una parte del maxiemendamento , come siamo arrivati a questo lo sappiamo, è quello che ci raccontano in TV tutti i giorni.
Quello che non sappiamo che tutto questo trova una possibile interpretazione in Shock economy che è un saggio della giornalista canadese Naomi Klein, pubblicato nel settembre del 2007.
Il libro studia gli effetti e le applicazioni delle teorie liberiste di Milton Friedman e della Scuola di Chicago in diversi Stati del pianeta, dagli anni sessanta fino al 2007. La tesi principale sostenuta dall’autrice è che l’applicazione di queste politiche (che prevedono privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e liberalizzazioni dei salari) sia stata effettuata sempre senza il consenso popolare, approfittando di uno shock causato da un evento contingente, provocato ad hoc per questo scopo, oppure generato da incapacità politiche o da cause esterne.
Inoltre l’effetto dell’applicazione di queste teorie è stato la crescita della disoccupazione e il generale impoverimento della popolazione
Ha imboccato questa strada la vicinissima Grecia, proprio in queste settimane, e la imboccheremo anche noi, con l’assai probabile istituzione di un governo di “coesione nazionale” che prenderà quei provvedimenti che nessun governo eletto, in tempi normali – men che meno questo governo – potrebbe permettersi.
Proprio perché il tempo del diritto è perso o non c’è mai stato.
Ritornando al Maxiemendamento e cercando elementi per capire di chi sono i Terreni agricoli Statali che si intende vendere troviamo in
AMMINISTRAZIONE DEI BENI DELLO STATO
Terreni soggetti ad uso civico. Studio n. 777
Dallo studio n 777
Si afferma comunemente che il terreno soggetto ad uso civico sia inalienabile, inusucapibile e immodificabile nella sua destinazione ad uso civico.
E’ pertanto da ritenersi che il termine “demanio” costituisca espressione riassuntiva per qualificare la disciplina dell’incommerciabilità, che del resto trovasi disciplinata dall’art. 823 cod. civ. per il demanio pubblico, per il quale i beni del demanio “sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano”.
Troviamo nella rete:
ll complesso dei beni rimasti di proprietà collettiva o gravati tuttora da usi civici ammonta ad alcuni milioni di ettari [1]
Già all’epoca romana uno dei temi sociali più importanti e irrisolto era l’immenso patrimonio immobiliare del populus romanus, usurpato dalla classe dominante, e di cui i tribuni della plebe periodicamente richiedevano una distribuzione ai plebei o comunque di sottrarli ai patrizi e aicavalieri che li avevano usurpati. [2]
La stessa società feudale medioevale aveva concesso ai servi della gleba l’utilizzo sia pure in forma marginale delle terre con una serie di possibilità di fruire di alcuni utilizzi: pascolo, legnatico, spigolatura.
Molte volte gli usi civici, oltre che sulle terre demaniali, gravavano sui beni ecclesiastici [3]
La donazione di terre ai conventi e alle diocesi era spesso accompagnata dalla costituzione di usi civici a favore della popolazione locale.
In altri casi, come a Nonantola, i beni stessi erano concessi in enfiteusi alla popolazione locale.
Il dominio eminente era del monastero, ma ildominio utile era dei cittadini, riuniti in una partecipanza
Fu la rivoluzione francese a far affermare la decadenza di tutto questo complesso sistema, per favorire la piena proprietà privata.
Spingeva in questa direzione la necessità di aumentare le produzioni agrarie sotto la spinta dell’aumento della produzione e si era sentito, in tutti i settori, che il sistema ereditato dal vecchio regime presentava sacche di inefficienza e di immobilismo agrario.
La legge del 1927
Il legislatore nel 1927 era propenso a liquidare gli usi civici mediante un meccanismo di affrancazione per passare a quello della piena proprietà individuale.
È tuttavia rimasto al Commissariato agli usi civici, a fianco dell’affrancazione degli usi civici minori, quello dell’indicazione dei terreni su quali l’uso civico costituisce una vera proprietà collettiva: sia quelli per uso esclusivo di pascolo e legnatico sia di quelli utilizzabili anche per culture agrarie ed anche sdemaniazzabili
La competenza regionale
La legge 616 del 1977 ha trasferito gli accertamenti sugli usi civici alla competenza regionale, con un passaggio dall’ambito giurisdizionale a quello amministrativo.
La tendenza di molte amministrazioni locali è di continuare l’opera di eliminazione di fatto dei residui usi civici specialmente su aree prima pastorali ed ora con vocazione turistica.
Sentenza del tribunale di Trento
Ora che nessun cittadino da anni non si sia mai interessato di usi civici è tale quale al disinteresse dimostrato per l’ambiente , il territorio e tanto altro.
Anche questo lo potremmo definire un intervento scientemente programmato con il mezzo televisivo.
Quello che emerge in TV a livello sociale sono risse, omicidi, tribunali, cause, furti, ……
Nessuno si deve fidare dell’altro per cui le battaglie comuni, il diritto comune, il senso civico e quindi gli usi civici sono rimasti nell’oblio.
Non è strano che Solo nelle piccole comunità questa regola non è mai stata dimenticata.
A questo punto ci chiediamo come potremmo o avremmo potuto usare queste Proprietà Collettive ?
Una parte è spiegata nell’articolo sulle biomasse, a questo link un altro punto di vista.
La proprietà collettiva come opportunità di sviluppo locale sostenibile
Sargo consulenze nei suoi piani di azione prevede anche: la valutazione di rischio sismico, di dissesto idrogeologico e di diritto amministrativo.
L’analisi della Corte dei Conti sulle privatizzazioni
Con un documento pubblicato il 10 febbraio 2010, ormai ultimata la stagione delle privatizzazioni che prese il via quasi 20 anni prima, la Corte dei Conti ha reso pubblico uno studio nel quale elabora la propria analisi sull’efficacia dei provvedimenti adottati.
Il giudizio, che rimane neutrale, segnala sì un recupero di redditività da parte delle aziende passate sotto il controllo privato; un recupero che, tuttavia, non è dovuto alla ricerca di maggiore efficienza quanto piuttosto all’incremento delle tariffe di energia, autostrade, banche, etc ben al di sopra dei livelli di altri paesi europei. A questo aumento, inoltre, non avrebbe fatto seguito alcun progetto di investimento volto a migliorare i servizi offerti.
Più secco è invece il giudizio sulle procedure di privatizzazione, che:
| « evidenzia una serie di importanti criticità, che vanno dall’elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilità fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito » |
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