(Fonte: Inviatospeciale.com/)
Il viaggio ufficiale di ieri in Tunisia era stato propagandato come la mossa giusta per risolvere il problema-sbarchi. Mentre l’incontro con il governo provvisorio locale e’ andato talmente male che i due premier, alla fine, hanno addirittura rinunciato alla conferenza stampa di rito.
E dire che appena atterrato a Tunisi, in compagnia del ministro dell’Interno Maroni, Berlusconi aveva fatto sfoggio del consueto ottimismo di facciata: “Siamo in un Paese amico per risolvere i nostri problemi in un clima di collaborazione e di amicizia”. Lo scopo dichiarato era tanto chiaro quanto urgente: ottenere rassicurazioni dal premier reggente tunisino, Beji Kaid Essebsi, in merito ad uno stop agli sbarchi e alla possibilita’ di rispedire al Paese d’origine una quota consistente di ‘clandestini’ recentemente giunti a Lampedusa e faticosamente smistati in giro per l’Italia nelle tendopoli e nei Cie.
Niente da fare, le regole tra i due Paesi restano invece tutte da scrivere. Con qualche particolare inquietante, come quello raccontato da un giovane fotografo italiano che ha viaggiato tre giorni fa su uno dei barconi, avvisando peraltro la guardia costiera con il suo telefonino quando il mezzo e’ andato in avaria. Ebbene, il reporter ha raccontato ieri, ai cronisti di RaiNews 24, che la polizia tunisina, pur presente al porto, non ha fatto nulla per evitare la loro partenza verso l’Italia e si e’ limitata ad accertarsi che non si verificassero problemi sottocosta.
Nel frattempo, le poche frasi di circostanza pronunciate dal Cavaliere in Tunisia richiamavano “l’assoluta volonta’ di trovare una soluzione. Il ministro dell’Interno – ha proseguito Berlusconi – lascia in Tunisia una commissione di tecnici al lavoro e domani (oggi, ndr) tornera’ per verificare il lavoro fatto e sottoscrivere un accordo”. E considerando che i dissensi, a quanto sembra, riguardano l’entita’ degli stanziamenti economici finalizzati a creare le condizioni per il reinserimento dei cittadini da rimpatriare, e’ probabile che il personale del ministero dell’Interno sia rimasto in Tunisia alla ricerca della ‘quadra’. Si vedra’. L’esodo dal Paese nordafricano, ha aggiunto il premier, “e’ comprensibile, perche’ i giovani tunisini cercano un miglioramento delle condizioni di vita”, benche’ le loro scelte creino “inconvenienti” che costringono a “trovare una soluzione”.
Sempre a proposito di ‘soluzioni’, la propaganda di governo aveva garantito in pochi giorni la partenza delle migliaia di ‘clandestini’ verso altri lidi italiani e il contestuale ritorno ad una tranquilla normalita’ a Lampedusa. In effetti, sull’isola sono rimasti un migliaio di immigrati, (anche se ieri pomeriggio ne sono stati avvistati altri 800 al largo delle coste) dunque, stando alle rassicurazioni ufficiali, non si comprende per quale motivo il gabinetto dello stesso ministero dell’Interno abbia deciso di bloccare d’imperio una delegazione parlamentare guidata dall’onorevole Furio Colombo, giunta a Lampedusa per verificare di persona la situazione: “Una vicenda incredibile, da stato di Polizia – ha testimoniato ieri Andrea Sarubbi, deputato Pd partecipante alla missione – tutto sembrava tranquillo, all’arrivo a Lampedusa per visitare il centro d’accoglienza ci e’ venuta a prendere la polizia all’aeroporto per accompagnarci sul posto – ha aggiunto – senonche’ durante il viaggio in macchina siamo stati raggiunti da una telefonata in cui il viceprefetto di Agrigento ci ha comunicato che l’accesso alla tendopoli precaria e’ stato interdetto ai parlamentari da un’ordinanza dell’Interno”. Vista di passaggio, “l’isola appare sventrata – ha denunciato Sarubbi – e vive una condizione disumana tra dissesto delle strutture, miasmi e precarieta’ esplosiva della situazione”.
La stessa situazione si e’ verificata nei pressi di un’altra tendopoli, quella di Palazzo San Gervasio, in Basilicata: “Il ministro dell’Interno impedisce l’accesso dei parlamentari – ha accusato il capogruppo dell’Italia dei Valori, Felice Belisario, arrivato ieri sul posto – un atto illiberale che cerca di nascondere ai cittadini il proprio fallimento. Maroni venga immediatamente in Aula – ha continuato Belisario – a giustificare questa inaccettabile disposizione”.
Anche nelle tendopoli momentaneamente fuori dalla vista delle delegazioni parlamentari, comunque, la situazione sembra degenerare. A Manduria, nel tarantino, dopo le fughe di alcuni immigrati dall’improvvisato centro di raccolta, si e’ avuta ieri notizia delle prime ronde di cittadini che minacciano aggressioni agli immigrati.
“Tutte le tendopoli vanno smantellate – ha commentato a riguardo il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola – perche’ rappresentano la risposta sbagliata al problema, che il governo non sa come gestire. Bisognerebbe riconoscere a tutti – ha concluso Vendola – il permesso temporaneo”.
Paolo Repetto
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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