(Fonte: Inviatospeciale.com/)
Gli italiani buttano ogni anno una quantita’ di generi alimentari equivalente all’intera popolazione della Spagna.
O se si preferisce, il 30% del cibo acquistato, per un controvalore di 37 miliardi di euro (il 3% del Pil) finisce nei secchi dell’immondizia. O almeno questa e’ la valutazione resa nota dall’associazione ‘Il Sentiero della natura’ e diffusa dal mensile ‘La Nuova ecologia’ sulla base di un’indagine condotta dall’Adoc, l’associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori.
“Uno spreco ancora piu’ inaccettabile – spiegano gli autori della ricerca – se si considera il momento di crisi e il livello di sottonutrizione di molte aree del mondo; uno spreco figlio di abitudini errate, pigrizia e indifferenza, specchio di un benessere solo presunto, perche’ quantitativo e non qualitativo”.
Secondo l’indagine infatti, i motivi per cui una mole tale di generi alimentari prende la via del macero, sono l’eccesso di acquisti (36%), prodotti scaduti o andati a male (25%), eccesso di acquisti a causa di offerte speciali (24%), novita’ non gradite (8%), prodotti non necessari (7%).
Gli osservatori come Coldiretti e Legambiente, riferiscono ancora gli autori, “concordano sulla necessita’ di avviare un processo educativo finalizzato al far acquisire sensibilita’ e consapevolezza ai consumatori. Coldiretti, in occasione della recente iniziativa ‘Biodomenica’, ha presentato la sua ‘ricetta’ antispreco: una tavola a buon mercato, ricca di alimenti biologici e di filiera corta in cui anche gli avanzi possono recitare un ruolo di primo piano nella preparazione di gustose ricette”. Mentre Legambiente “propone il progetto ‘Last minute market’, realizzato in collaborazione con la Facolta’ di Agraria di Bologna e finalizzato a far luce sugli sprechi e proporre idee attraverso iniziative concrete”.
Nel mese di ottobre, inoltre, saranno celebrate le “Giornate europee contro lo spreco”, in collaborazione con il patrocinio della commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo: l’obiettivo dichiarato e’ la riduzione del 50% degli sprechi alimentari, “attuabile solo coinvolgendo tutti gli ‘attori’ della filiera: agricoltori, distributori, commercianti, consumatori”.
Comunque sia, passare a un’alimentazione consapevole “non puo’ prescindere dal mettere in discussione i modelli alimentari dominanti (improponibili dal punto di vista nutrizionale e salutare) – e’ la conclusione de ‘Il Sentiero della natura’ – modificando quindi progressivamente qualita’ e varieta’ degli ingredienti, metodi di cottura, quantita’. E’ impressionante ad esempio, quando ci si avvicina a una cucina naturale e ci si lascia alle spalle cibi raffinati e conservati, la differenza in termini potere saziante: per sperimentarla e’ sufficiente mangiare un piatto di riso integrale e uno di pari peso di riso bianco (quello povero, privato del germe, di fibre e nutrienti preziosi)”.
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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