Ombre su Muhammad Yunus, l’inventore del microcredito’

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Da quando fu assegnato per la prima volta, nel 1901, il Premio Nobel per la Pace ha abbinato il suo nome a quello di grandi personalita’, personaggi che hanno fatto la storia del secolo appena trascorso e che stanno scrivendo quella dell’attuale. Da Martin Luter King a Madre Teresa di Calcutta, dall’ex cancelliere tedesco Willy Brandt a Nelson Mandela, passando per il fondatore di Solidarnosc Lech Walesa, fino ad organismi internazionali come l’Unicef, Medici senza Frontiere, la Croce Rossa, arrivando all’ultimo nome, quello del dissidente cinese Liu Xiaobo.

Allo stesso modo, pero’, il prestigiosissimo premio e’ andato, nell’arco della sua storia, a impreziosire la bacheca di personaggi non propriamente pacifici: basti pensare che fu assegnato, oltre un secolo fa, a Ted Roosevelt, uno dei presidenti americani piu’ interventisti della storia; e poi a Henry Kissinger che, dopo aver insanguinato il Vietnam per un lustro e mandato a morire centinaia di migliaia di soldati americani, aveva firmato gli accordi di pace di Parigi nel 1973. E, ancora, il trio Rabin, Peres e Arafat, anch’essi protagonisti di decenni di sangue in Medio Oriente, prima di decidersi a firmare una pace, rotta pochissimo tempo dopo.

Tra queste due categorie opposte, s’inserisce poi quella dei Nobel discussi, come quello ad Al Gore e a Obama negli ultimi anni, tanto per intenderci. Tra questi v’e’ probabilmente Muhammad Yunus, l’economista bengalese che negli anni Ottanta rivoluziono’ il mercato del credito con l’obiettivo di combattere la poverta’ nel suo Paese e nel mondo.

Yunus fondo’ la Grameen Bank, un istituto bancario (divenuto un impero che abbraccia diversi tipi di business, tra i piu’ forti del centro Asia) che concedeva microprestiti alle fasce di popolazione piu’ diseredate del Bangladesh (e, poi, di tutta l’Asia e oltre) per consentire loro di portare avanti piccoli commerci che li risollevassero dalla poverta’. In Bangladesh oltre il 40% della popolazione non e’ in grado di far fronte ai propri bisogni primari di sussistenza; e come se non bastasse la posizione geografica dello Stato impone loro continui disastri ambientali.

Fu da uno di questi che Yunus trasse l’ispirazione, da professore di economia dell’Universita’ di Chittagong, per aiutare le persone dei villaggi distrutti dall’ennesima inondazione a ricostruirsi una vita lanciando piccoli business, finanziati dalla Grameen Bank, la quale richiedeva tassi d’interesse piu’ bassi delle normali banche, concedeva prestiti per somme anche minime e, soprattutto, andava contro il principio piu’ importante su cui si basa il credito, la garanzia di restituzione: la banca, infatti, offriva prestiti a chiunque, anche nullatenenti.

La storia ci ha insegnato che Yunus aveva ragione: concedere piccoli prestiti a chi non da’ garanzie, mostrando fiducia e volonta’ di puntare su chi nessuno punterebbe mai, ha dato vita a moltissime storie di affrancamento dalla poverta’ e, piu’ di tutto, ha riscontrato tassi di restituzione cosi alti (il 98%) che nessuna banca puo’ permettersi neanche di sognare: ‘in Bangladesh, dove non funziona nulla ”’ aveva affermato Yunus ”’ il microcredito funziona come un orologio svizzero’.

Ad oggi, oltre 100 milioni di persone, nel mondo, secondo quanto sostiene il suo guru, fa uso del microcredito per combattere la miseria, ma la Grameen e’ stata piu’ volte additata da intellettuali e organizzazioni umanitarie come un business dai contorni non troppo chiari.

Secondo molti, infatti, il sistema che questa utilizza finisce per divenire una sorta di cappio al collo per i poveri, che a volte (per mancanza di know how, soprattutto) non riescono a utilizzare i soldi ricevuti nella maniera giusta e finiscono per non poter pagare, vedendosi confiscare case e ogni genere di bene, e in alcuni casi finendo in carcere, in mancanza di beni da sequestrare.

L’acquisizione del know how come strumento d’emancipazione era stato, sin dagli inizi, uno dei principali obiettivi ”’ di matrice sociale, quindi, non solo finanziaria ”’ della politica di Yunus: il prestito avrebbe, infatti, contribuito ad accrescere la cultura, portando all’autosufficienza economica, che avrebbe rafforzato le comunita’ locali, le famiglie.

Non e’ un caso, poi, che le prime beneficiarie di questo sistema furono donne: erano loro, garanti della famiglia, che avrebbero potuto risollevare le comunita’ agricole e portarle a livelli di sussistenza dignitosi. A trent’anni circa da questa rivoluzione del basso del mondo della finanza, pero’, la situazione di chi ha beneficiato del microcredito, dei villaggi del Bangladesh e degli altri Paesi poveri che lo hanno lanciato, non e’ mutata granche’. Lo ha mostrato un reportage di una televisione norvegese che, alcuni anni fa, si pose la domanda se davvero il microcredito avesse costituito una panacea per le piccole economie locali di queste regioni, oppure le avesse strangolate.

‘Jobra abbiamo incontrato la figlia della prima che ottenne un microcredito, Sufiya Begun. ”’ diceva la giornalista scandinava – Siamo poi stati nell’Hillary Village, dove la ex first lady americana dichiaro’ appoggio a Yunus e alla sua Banca. E abbiamo visto solo povera agente che dal microcredito non ha guadagnato nulla, se non altri debiti’.

Non e’ tutto, il reportage giornalistico indagava anche su un presunto sdoppiamento della contabilita’ della banca di Yunus. Questi, di fatto, ha finito per creare un sistema di credito alternativo, piu’ vantaggioso, ma che in sostanza funziona come quello tradizionale e che, come quest’ultimo, spesso crea una spirale di debito da cui le genti povere del Bangladesh faticano a uscire.

Non e’ tutto oro quello che luccica? Forse no, fatto sta che, al di la’ della diffusione capillare in alcune regioni e del carattere fortemente morale della sua creatura, Yunus ed il microcredito non hanno risollevato le sorti dell’economia di alcun Paese. Pochi giorni fa, la premier bengalese Sheikh Hasina aveva puntato il dito contro il suo celebre connazionale e Premio Nobel, sostenendo di voler portare ‘sotto stretta sorveglianza’ la sua banca. Aveva, poi, parlato di ‘trucchi’ che l’impero Grameen userebbe per non pagare le tasse.

La premier ha, poi, nominato un’apposita commissione d’inchiesta per indagare i conti della banca, ma ci vorranno tre mesi prima che questa dia un responso. ‘Quando il tempo arriva ”’ ha, nel frattempo, dichiarato alla Reuters l’interessato – ogni transizione richiede un clima amichevole e il supporto sia dentro che fuori dai consigli di amministrazione della banca, per assicurarci di poter continuare a restare fedeli alla nostra missione per i poveri’.

Al di la’ degli illeciti, che sono tutti da verificare, pero’ il dubbio sulla reale funzione emancipatrice del sistema del microcredito resta. D’accordo che funzioni, visti i dati sulla restituzione dei prestiti, ma di certo s’inserisce in quel sistema creato dalle banche, sul quale si basa l’intero pianeta. Certo, lo fa in maniera piu’ soft e, probabilmente, piu’ morale, ma il concetto non si discosta di molto da quello che sorregge il mondo da secoli, per cui le banche creano debito e i cittadini passano le loro vite a combattere per estinguerlo.

Giuseppe Colucci

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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