Diversita’ omologanti

Nella civilta’ progressiva non manca mai l’occasione di ribadire l’importanza della diversita’, la sua tutela e il suo rispetto. Ci si rende conto del dilagare di una mentalita’ omologante e standardizzata, e si comprende l’importanza della varieta’ dei fenomeni nella loro manifestazione. Tuttavia accade spesso che la tutela della diversita’ venga condizionata dalla stessa omologazione che pretende di combattere, e finisca per diventare una sua variante. Ovvero si tenta di far fronte ad un nemico con i mezzi forniti dal nemico stesso, e non ci si accorge che anziche’ combatterlo lo si rinforza.
Quante volte, giusto per fare un esempio, sentiamo incalzare le associazioni per i diritti degli omosessuali per difendersi dalle discriminazioni che essi subiscono? Ossia, per essere piu’ precisi, quante volte li sentiamo rivendicare la possibilita’ di usufruire degli stessi diritti di tutti in materia di matrimonio e adozione dei figli? Eppure in questo modo non fanno altro che omologare la loro categoria alla normalita’ vigente, presa a modello insostituibile. Questo vuol dire parificare, normalizzare, ossia riportare tutto ad un’unica dimensione, la normalita’ eterosessuale.
Eppure i difensori dei diritti dei gay per certi aspetti non avrebbero tutti i torti. E’ presente nella nostra societa’ infatti un atteggiamento ostile nei confronti dell’omosessualita’, che si spiega con l’eredita’ monoteista di una presunta ‘normalita” naturale proveniente da Dio, una e unica. Affermare infatti che l’omosessualita’ e’ contraria alla natura dell’uomo -ossia una sorta di malattia- e’ una colossale sciocchezza, e definire ‘peccato’ la sua pratica e’ stato appunto il dettame che la Chiesa cattolica ha portato avanti fino a ieri (anzi, fino a oggi). L’omofobia della modernita’, la volonta’ dell’uomo moderno di escludere l’omosessuale dal proprio campo visivo e mentale, consiste quindi in una tendenza all’uniformita’, e all’omologazione verso la ‘normalita” eterosessuale.
Nell’antichita’ classica invece l’omosessualita’ era accettata come uno dei tanti aspetti della sessualita’, e cosi succedeva in molte culture extra-europee e primitive. Tuttavia, proprio tali culture, compresa la classicita’ greca e romana, mai si sognarono non solo di concedere, ma nemmeno di chiedere il diritto a un tale tipo di matrimonio: gli antichi infatti accettavano l’omosessualita’ come una componente della natura, perche’ per un uomo antico la natura non era l’uniforme e unico frutto di un unico Dio, ma uno dei tanti aspetti di un divino molteplice. Ma proprio perche’ l’accettavano per come era, ne accettavano anche il fatto che fosse un aspetto inusuale, minoritario, non normale: non certo una malattia, ma piuttosto un’anomalia, una particolarita’, sulla quale non era possibile costruire ne’ una famiglia ne’ tanto meno una societa’.
Ci troviamo quindi nella situazione, quasi paradossale, che la modernita’, a fronte di una condizione omologante -l’esclusione- propone una soluzione altrettanto omologante, ossia la parificazione. Parificazione rivendicata peraltro proprio da quella stessa cultura progressista che in tempi non troppo lontani disprezzava apertamente il matrimonio come il frutto di una mentalita’ borghese, e la famiglia mononucleare come la conseguenza classista e oppressiva di quella stessa mentalita’.
Questo tipo di situazione, per cui a fronte di un male si risponde con lo stesso male uguale e contrario, pare una condizione senza uscita per il mondo moderno. Gli esempi non mancano. Uno su tutti: la parita’ dei sessi, ossia l’ingresso della donna in una societa’ maschilista, cioe’ allineata al pensiero maschile. Che cosa e’ la parita’ dei sessi, di fatto, se non l’adattamento della donna al modello dell’uomo? E’ inutile affermare che cosi non dovrebbe essere, che la parita’ non dovrebbe cancellare le differenze e via dicendo…di fatto, anche qui la modernita’ ha imposto una soluzione analoga al caso precedente, alla condizione per cui la donna e’ inferiore e sottomessa all’uomo. Anche in questo caso, l’eredita’ monoteista e’ palese, perche’ nella sua tendenza a moralizzare tutto (il bene e il male) il cristianesimo ha trasformato quello che era un aspetto naturale, cosmico della realta’ -ossia la componente tellurica, lunare, femminile del mondo- in un male. La femminilita’ e’ diventata da ‘Terra’ del cosmo a potenziale fonte del male: in epoca moderna, ossia dal Rinascimento in avanti, la donna e’ diventata potenziale comunicatrice con il demonio, e anche la caccia alle streghe, che comincia appunto in questo periodo, ne e’ la riprova.
Anche in questo caso la segregazione della donna costituisce una forma di omologazione in ottica maschile. Ma analogamente la modernita’ non offre una vera via d’uscita: la donna rivendicando la parita’ con l’uomo, non ha fatto altro che mettersi al suo livello creando un diverso tipo di omologazione. Questo e’ il leitmotiv di ogni tipo di ‘rivoluzione’ moderna, di trasformazione che la modernita’ suggerisce: a fronte di una distorsione, si agisce proponendo come soluzione una distorsione ulteriore.
E’ evidente questa tendenza anche nelle soluzioni che si propongono per fare fronte al fenomeno epocale delle migrazioni di massa dai paesi piu’ poveri a quelli piu’ ricchi. Lo viviamo quotidianamente: e’ comune infatti l’opinione che vi siano ancora da fare dei passi in avanti in ambito sociale e culturale per colmare il divario tra una societa’ avanzata improntata a valori illuministici come la nostra, e le altre arretrate ancora basate su concezioni arcaiche e primitive. Si tratta evidentemente di una favola, derivante da una visione progressiva della storia, tipica dell’anomalia moderna, secondo la quale le varie civilta’ non sarebbero altro che stadi diversi di un’unico processo di evoluzione lineare della civilta’. Cosi, se da parte di certi ambienti conservatori vi e’ il rifiuto di accettare la diversita’ culturale -per esempio nei confronti dell’Islam- con la conseguente volonta’ di ricacciare i migranti al loro Paese, da parte di ambienti progressisti c’e’ si la disponibilita’ ad accettare i nuovi abitanti, purche’ beninteso la diversita’ della loro cultura non contraddica i principi dei diritti dell’uomo -liberta’, uguaglianza, parita’, laicita’- su cui ogni cultura si deve basare. Come dire, ben venga la diversita’ delle civilta’, purche’ esse si conformino ai nostri universali principi!
Anche qui la modernita’ non si comporta diversamente rispetto agli esempi riportati prima: a fronte del rifiuto della diversita’ in nome della superiorita’ della nostra civilta’, si propone come soluzione di accettare le altre culture a patto che diventino come la nostra. La modernita’ non lascia via di scampo: se da una parte elimina creando uniformita’, dall’altra accetta solo parificando, ma sempre l’uniformita’ si viene a creare. Da una parte o dall’altra, il risultato e’ il medesimo, perche’ unica e uniforme e’ la matrice della anomalia che viviamo.

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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