«SGUSCIANO FUORI dai supermercati, ma è piuttosto facile individuarli. I portatori d’acqua possiedono una caratteristica posizione inclinata e una espressione tesa e concentrata fino al raggiungimento del loro mezzo di trasporto, l’automobile. Sono degli squilibrati. È un fatto di gravità: in una mano tengono il sacchetto della spesa (3-4 kg), nell’altra generalmente una tipica gerla occidentale, un parallelepipedo diviso in sei scomparti di plastica Pet (le bottiglie) con un peso di circa 9 kg».
E, continua Lorenzo Monaco nel suo Water trips, itinerai acquatici ai tempi della crisi idrica, «questi funamboli del supermercato sono una schiera sempre più grande». Monaco, è un giornalista e divulgatore scientifico, e riesce in poche frasi a dipingere nella nostra mente un cortometraggio, il cui protagonista – il «portatore d’acqua» – è uno degli italiani medi che consuma 194 litri all’anno di acqua minerale, recordman europeo.
Nel libro c’è spazio per i dati, che arrivano però dopo aver affascinato il lettore con l’immagine, dopo averlo coinvolto, accompagnandolo in una gita alla scoperta di un mondo che – scrive Monaco – inizia da «casa nostra». Ecco perché Water trips inizia in un bagno, per conoscere il lato B delle città italiane. «Il Wc è la porta che può trascinarci verso questo mondo», scrive Monaco. E il mondo della depurazione, analizzato con una ricognizione storica, dall’invenzione dello scarico a quello dei collettori, porta sorprese spiacevoli in merito alla qualità delle nostre acque: «Sommando i circa 60 milioni di persone reali al peso inquinante delle industrie, l’Italia risulta popolata da quasi 175 milioni di abitanti equivalenti.
Di questi esseri virtuali solo 70 milioni sono stati serviti da un depuratore. Questo vuol dire una cosa: almeno il 60 per cento circa delle fonti d’inquinamento (i nostri scarti, le nostre feci nell’acqua; i residui dell’attività industriale, ndr) non riesce a essere intercettata». Si tratta di un’emergenza, che passa purtroppo sottotraccia nel dibattito, o meglio nel teatrino, che governo e opposizione mettono in campo ogni volta che si parla d’acqua e investimenti.
Tra i capitoli più «illuminanti» delle gite intorno all’acqua proposte da Lorenzo Monaco c’è senz’altro quelle che porta i lettori a visitare i «campi profughi», e che analizza sprechi ed inefficienze dell’acqua utilizzata nelle attività agricole, dove «viene riversata almeno la metà di tutte l’acqua presente in circolazione», con punte del 95% nel bacino del Po. E bisogna ricordare che l’agricoltura «consuma» l’80 per cento di tutta l’acqua che estrae, che è poi quell’acqua virtuale «contenuta» nei prodotti che consumiamo.
L’ultima parte del libro, infine, è dedicata ai «fiumi robot».
Cosa significhi non serve spiegarlo, perché ce lo insegnano le immagini viste in tv e
sui giornali nelle ultime settimane: le città italiane alluvionate dopo l’esondazione di
corsi d’acqua troppo antropizzati.
LUCA MARTINELLI giornalista di Altreconomia
recensione a
WATER TRIPS, ITINERARI ACQUATICI
AI TEMPI DELLA CRISI IDRICA
Lorenzo Monaco
Springer ed., 2010, 16 euro
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