(Fonte: Inviatospeciale.com/)
Un trentacinquenne di origine magrebina si e’ tolto la vita nel carcere di Firenze inalando gas, cinque giorni dopo il suicidio di Enrico Bianchi, poliziotto dello stesso istituto di pena e a 48 ore di distanza dagli scontri di Roma. Ecco che e’ piu’ vivo che mai il tema della repressione e della violenza al cospetto delle varie forme di disagio sociale. Soltanto apparentemente i tre episodi citati sono slegati tra loro. In realta’ fanno parte dello stesso filone: il valore della vita di uomini e donne sotto la tutela dello Stato.
Una riflessione lunga. Perche’ vanno inclusi i casi di Cucchi e Aldrovandi, le decine di suicidi nei carceri dall’inizio dell’anno, la repressione sistematica di decine di manifestazioni di protesta (a Terzigno, in Val di Susa, alle manifestazioni degli aquilani e degli studenti). Una riflessione che la sinistra fa da tempo ma che da altrettanto tempo la destra ignora. Almeno fino a pochi giorni fa.
L’ultimo numero di ‘Caffeina’, il mensile diretto da Filippo Rossi (delfino di Fini e direttore della fondazione Fare Futuro), ospita un’interessante tavola rotonda tra Carlo Bonini, inviato de ‘La Repubblica’ e autore del libro ‘Acab’, Peter Gomez, direttore de ‘ilfattoquotidiano.it’ e Luciano Lanna, vicedirettore de ‘Il Secolo d’Italia’. Tema della discussione: le violenze del G8 di Genova. Obiettivo, scardinare l’idea che vuole la destra tifare per il motto fascista ‘ordine e disciplina’, stare sempre e comunque dalla parte della polizia, anche quando quest’ultima e’ palesemente in errore.
Per Filippo Rossi il G8 di Genova fu un dramma nazionale. E non solo per le azioni dei Black bloc, ma anche per quelle della polizia. Il direttore di ‘Fare Futuro’ ha in particolare fatto sue le dichiarazioni di Michelangelo Fourier, che non esito’ a definire una ‘macelleria messicana’ quegli scontri del luglio 2001, e quelle di un altro poliziotto che racconto’ a Carlo Bonini: ‘I colleghi che gridavano ‘Sieg Heil’ ci fanno vergognare o no? I colleghi che avrebbero minacciato di stupro le signorine antagoniste meritano la nostra esecrazione o no? I colleghi che si accanivano con trenta manganellate sul primo che passava senza sapere se era solo solo un povero illuso pacifista o un violento vero, hanno sbagliato o no? La collega che al telefono con il 118 di Genova, riferendosi alla Diaz, parla di 1 a 0 dimostra di essere intelligente?”.
‘Queste domande ”’ scrive Filippo Rossi – una destra legalitaria, costituzionale e libertaria non puo’ non farsele. E non puo’ non rispondere, senza zone grigie. Verita’ e legalita’ devono essere uguali per tutti, come la legge. Perche’ non e’ possibile che in uno Stato di diritto ci sia qualcuno per cui questa regola non vale: fosse anche un poliziotto, un carabiniere, un militare, un agente carcerario. Non puo’ esistere una terra di mezzo in cui si consente quello che non e’ consentito. Parlare di Genova, a quasi dieci anni di distanza, dunque e’ parlare di legalita’”.
Riflessione benvenuta ma senza dubbio tardiva. Non bisogna dimenticare, infatti, che in quei giorni di quasi dieci anni fa l’allora vice premier Gianfranco Fini (oggi fondatore di Fli) sedeva nella sala operativa della Questura di Genova. Le indagini, anni dopo, hanno dimostrato l’accanimento di numerosi poliziotti su manifestanti pacifici e anche le clamorose sviste delle forze dell’ordine, alle quali spesso passavano sotto il naso gruppi di Black Bloc armati fino ai denti. Possibile che Fini non ne sapesse nulla, stando nel cuore operativo della repressione?
Pochi giorni dopo quei fatti l’opposizione presento’ una mozione di sfiducia verso l’allora ministro degli interni Scajola, ma fu proprio Fini a difenderlo strenuamente: “Tutti vogliamo l’accertamento della verita’ ”’ disse – ma il governo per ragioni politiche ha un motivo in piu’ per volerlo: perche’ quando sara’ accertata sara’ evidente a tutti che la mozione di sfiducia che e’ stata presentata oggi e’ unicamente un’arma di propaganda politica, e’ una mozione di sfiducia strumentalmente presentata, non gia’ nel tentativo lecito di accertare la verita’, ma di mettere in difficolta’ il governo”. Non solo: Fini si schiero’ anche contro una commissione d’inchiesta parlamentare che tentasse di accertare i fatti di quei giorni.
Cosa e’ successo nel frattempo? Perche’ i ‘futuristi’ hanno impiegato dieci anni ad ammettere che in quei giorni le forze dell’ordine esagerarono? E come mai, nonostante le recenti repressioni, i suicidi e gli ‘incidenti’ come quello di Cucchi, deputati e senatori di Fli non hanno ritenuto di dover affrontare il problema? Il tempo dira’ dunque se il cambiamento ‘modernizzatore’ della destra proposto da Fini e dai suoi sostenitori sia piu’ o meno demagogico, anche se appare privo di basi culturali e, soprattutto, non suffragato finora da fatti concreti.
Davide Falcioni
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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