Il complicato affaire delle due Coree

(Fonte: Inviatospeciale.com/)

Nell’apparente rebus asiatico si giocano gli equilibri fra Stati Uniti e Cina, e non solo. Un’intervista a Rosella Ideo, studiosa di storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale.

L’attacco della Corea del Nord all’isola sudcoreana di Yeonpyeong era nell’aria?
Si, perche’ quando la Corea del Nord si sente trascurata l’incidente e’ sempre possibile. Washington e Seul hanno sminuito il problema nordcoreano. L’amministrazione Obama non l’ha considerato preminente, mentre quella di Lee Myung-bak ha tagliato tutti gli aiuti, rinnegando ‘la politica della mano tesa’ dei due governi precedenti. La Corea del Nord si trova cosi in una situazione economica drammatica, complicata dalle sanzioni contro l’e’lite dirigente.

Cosa vuole Pyongyang?
Desidera preservare il suo regime, l’unica dinastia socialista al mondo, ma chiede anche relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Questi due obiettivi, pero’, sono inconciliabili con Washington, che non si e’ mai dimostrata disposta al dialogo. Gli Usa non saranno disposti a trattative fino a quando il territorio nordcoreano non sara’ denuclearizzato.
Intanto lo scienziato americano Richard Heckert, lo scorso 12 novembre, e’ stato invitato a vedere una centrale. Perche’?
La Corea del Nord ha voluto dimostrare che, siccome le trattative erano interrotte, lei continuava ad arricchire il plutonio. E’ stato un segnale di allerta. Ne e’ seguita, infatti, la visita in Asia del diplomatico statunitense per la Corea del Nord, Stephen W. Bosworth. Il fisico Heckert, tuttavia, non avendo visto tutto l’impianto, non e’ stato in grado di dire se questa centrale potrebbe produrre energia atomica per usi bellici. Sappiamo solo che gli e’ stata mostrata una tecnologia sofisticata dotata di 2mila centrifughe. Si possono avere dei sospetti, ma non delle certezze.

Riguardo all’attacco contro l’isola, la Corea del Nord dice di essere stata provocata. E’ vero?
C’erano in corso delle esercitazioni militari sudcoreane a 3 chilometri di distanza, ma l’attacco e’ stato premeditato. Le esercitazioni, che avvengono annualmente e sono sempre preannunciate, potrebbero essere state solo un pretesto per attaccare. Naturalmente la Corea del Sud ha poi risposto e ne e’ nato un vero e proprio scontro a fuoco, ma non sappiamo se ci siano state anche perdite nordcoreane.

L’analista della BBC collega questo attacco con la successione imminente del dittatore Kin Jong-il. Perche’?
Pyongyang sta costruendo l’immagine di un delfino, Kim Jong-un, che seguira’ la linea paterna di belligeranza e difesa a oltranza della patria. Ad una popolazione affamata deve dare una spiegazione per la nomina affrettata di un figlio sconosciuto a generale a 5 stelle. In piu’ Kim Jong-il, che si e’ sempre appoggiato ai militari, ha dovuto dare un contentino ai falchi della diarchia al potere, che appunto non va considerata monolitica.

L’opacita’ del regime da’ luogo a diverse interpretazioni.
Certo. Lo studioso B.R. Myers dice, invece, che questo attacco non e’ la solita provocazione, ma un altro passo nel processo di destabilizzazione della penisola coreana cominciato nel 1999. Secondo lui il regime nordcoreano vorrebbe riunificare la penisola con la forza. Ma in Corea del Sud c’e’ chi sostiene il contrario. L’attacco sarebbe la reazione di Pyongyang alla ‘politica della pazienza’ di Washington e Seul, ovvero al loro freddo distacco.

Bisogna, quindi, guardare a un contesto piu’ allargato. Cio’ che accade nelle due Coree, ma anche in Iran e Myanmar (ex Birmania) e’ riconducibile al gioco di equilibri fra Stati Uniti e Cina?
Si. La Casa Bianca, infatti, ha richiamato la Cina alle sue responsabilita’ in Corea del Nord, visto che e’ l’unico Paese che la sostiene. Ma gli interessi delle due superpotenze sono diversi. Pechino ha sempre detto chiaramente di avere un ascendente limitato su Pyongyang. Chiede di ritornare ai negoziati sul nucleare e, volendo mantenere la stabilita’ del regime, ha approvato la successione. Se la diarchia nordcoreana crollasse si ritroverebbe non solo con il problema dei profughi, ma anche con gli Stati Uniti a controllare tutta la penisola coreana.

Dalla retorica dell’ ‘Asse del Male’ di Bush, che additava anche la Corea del Nord, non c’e’ stato un grande cambiamento.
Magari nella forma, ma non nella sostanza. Con Obama i rapporti fra Washington e Seul sono ancora piu’ forti. La Corea del Sud e’ diventato un alleato importante, al pari del Giappone, con cui ultimamente ci sono stati dei problemi.

Ma l’amministrazione Usa vuole il crollo del regime nordcoreano?
Sotto le righe, poiche’ e’ convinta che la Corea del Nord non mollera’ mai la bomba atomica, ne aspetta l’implosione. Vorrebbe anche una collaborazione della Cina che, come ho detto precedentemente, ha pero’ altri interessi. A lungo termine c’e’ una questione di ‘primazia’ nell’area, contesa da Stati Uniti e Cina. Washington, infatti, essendo preoccupata dell’influenza di una potenza economica che ha superato il Giappone, stringe rapporti sempre piu’ stretti con l’India, l’unica che puo’ contrastare le mire egemoniche cinesi.

In questo contesto potrebbe scoppiare una nuova guerra?
No. Un nuovo conflitto non e’ nell’interesse di nessuno. Lo dimostra anche il commento statunitense all’attacco nordcoreano: malgrado l’indignazione, gli Usa hanno ridimensionato uno scontro sanguinoso a un incidente isolato.

a cura di Francesca Lancini

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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