La Ue? Potrebbe anche sbaraccare

euroConfessione, probabilmente involontaria, del presidente dell’UnioneHerman Van Rompuy: il futuro dell’Europa unita non dipende dalla politica ma dall’economia. Anzi, dalla finanza

Dirlo piu’ chiaramente era impossibile:“sel’Eurozona non sopravvivera’ anche l’Unione non sopravvivera’. Tanta chiarezza, che e’ cosa diversa dall’opportunita’, proviene nientemeno che dal presidente della stessa Ue,Herman Van Rompuy.

Buttata li come pendant di un’esortazione a cooperare nel tentativo di uscire dalle turbolenze finanziarie in corso (Dobbiamo lavorare tutti insieme per permettere all’Eurozona di sopravvivere) la frasee’ un vero e proprio epitaffio sulla favoletta del carattere eminentemente politico della stessa Ue. Percio’, al di la’ di ogni altra considerazione sulle circostanze in cui e’ arrivata, andrebbe non solo impressa nella memoria collettiva ma anche scolpita, letteralmente, sulle facciate dei palazzi del potere europeo. Solo per limitarci ai piu’ importanti, il Parlamento a Bruxelles/Strasburgo e la Bce a Francoforte sul Meno. Nonche’, gia’ che ci siamo, le sedi dei Consigli dei ministri di ogni Stato membro. E infine, passando dagli edifici in muratura a quelli in senso figurato, sul frontespizio del Trattato di Lisbona, o di ogni altro abbozzo (aborto) di Costituzione su scala continentale.

La questione e’ decisiva. Non c’e’ nessun primato della politica sull’economia, ma l’esatto contrario. La Ue non esiste allo scopo di diventare via via un’unica nazione, sia pure di tipo federale, ma solo per svolgere un’attivita’ analoga a quella di un consorzio, ovviamente a responsabilita’ limitata. Nella sostanza, percio’, le istituzioni ‘politiche’ sono una gigantesca messinscena, con la quale si nasconde la natura economica delle relazioni reciproche. O, per meglio dire, dei rapporti di forza. Ognuno rappresenta innanzitutto se stesso e si preoccupa prioritariamente del proprio tornaconto, piuttosto che mettersi al servizio di una volonta’ collettiva e di un destino comune.

Basterebbe pensare alla mancata unificazione dei tassi di interesse sul debito pubblico, per averne la piu’ schiacciante riprova. Se lo scopo dell’euro, in quanto moneta unica, era creare un’area di stabilita’ sufficientemente vasta da escludere attacchi speculativi, la cosa piu’ logica sarebbe stata fare altrettanto coi titoli di Stato dei diversi Paesi. Una sola struttura di emissione, che acquisisse i fondi necessari sul mercato al medesimo tasso e che poi, in seconda battuta, li erogasse ai singoli beneficiari. Fine degli spread e, tendenzialmente, bilanci risanati piu’ in fretta, visto che gli oneri sui nuovi finanziamenti sarebbero stati piu’ bassi.

Peccato che fosse impossibile. Per due motivi estremamente precisi e pressoche’ insormontabili. Primo, i diversi governi non si fidavano, e continuano a non fidarsi, l’uno dell’altro. Secondo, la finanza internazionale non lo avrebbe permesso, avendo un perenne bisogno di situazioni di instabilita’ – o anche solo di condizioni diversificate, come avviene passando da una Borsa all’altra – sulle quali lucrare.

Il paradosso dell’attuale corsa al riequilibrio dei conti pubblici, quindi, e’ inscritto in questa contraddizione di fondo. Il sistema non mira affatto a un vero, profondo e definitivo risanamento, ma solo a uno ‘squilibrio sostenibile’. Il caso dell’Irlanda, che fa il paio con quello della Grecia, e’ esemplare: siccome e’ molto indebitata, la spingono a indebitarsi un altro po’. L’importante non e’ eliminare le cause del dissesto, il che esigerebbe un ripensamento dell’intero assetto economico e sociale, ma scovare degli escamotage per dilazionare la resa dei conti. Chi garantisce per l’Irlanda? L’Unione europea. E per il Portogallo? E per la Spagna? Ancora l’Unione europea, forse. Sempre che trovi i soldi, magari chiedendoli al Fondo monetario internazionale. E sempre che continui a esistere. Come ammonisce Van Rompuy, e come e’ prassi corrente in tema di consorzi tra imprese, le unioni si fanno e si disfano, a seconda di come vanno gli affari.

 


(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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