Sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le Linee guida per la semplificazione autorizzativa degli impianti da fonte rinnovabile (G.U. n.219 18/09/10) con l’obiettivo di definire modalita’ e criteri unitari, sul territorio nazionale, per assicurare uno sviluppo ordinato delle infrastrutture energetiche.
Vengono cosi disciplinati il regime giuridico dell’autorizzazioni, il procedimento unico, il monitoraggio e l’inserimento nel territorio e nel paesaggio degli impianti. Le Regioni avranno 90 giorni per adeguarsi.
E’ importante notare come il decreto sia stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico e approvato, di concerto, con i Ministri dell’Ambiente e dei Beni Culturali, il che rivela una presa di coscienza, da parte del Governo, della complessita’ della materia e della necessita’ di una integrazione delle competenze.
Passando ad analizzare le Linee Guida si evince un chiaro tentativo di portare ordine nella “giungla” delle interpretazioni degli enti territoriali circa l’autorizzazione – o meno – di impianti di energia rinnovabile sul proprio territorio. La complessita’ delle procedure unita a una certa discrezionalita’ autorizzativa, ha infatti spesso determinato incertezza per gli investitori causando un ritardo strutturale nella quota di rinnovabili installata nel Paese.
I punti cardine delle Linee Guida riguardano percio’, da un lato, una puntuale descrizione dell’iter autorizzativo attraverso il procedimento unico, dall’altro, una serie di criteri generali per l’inserimento degli impianti nel paesaggio e nel territorio.
Per quanto riguarda l’iter autorizzativo vengono forniti elementi importanti sia per l’azione amministrativa propria delle Regioni sia per l’azione di coordinamento e vigilanza nei confronti di Enti eventualmente delegati. Si definisce, per esempio, il campo di applicazione, in quanto le Linee Guida saranno applicate alle procedure per la costruzione e l’esercizio degli impianti sulla terraferma escludendo gli impianti offshore. In sostanza si traccia un percorso lineare e inclusivo con modalita’ e tempi certi che mantenga i fondamenti della sussidiarieta’ verticale e orizzontale senza compromettere l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa.
Per cio’ che concerne i criteri generali per l’inserimento degli impianti nel paesaggio e sul territorio si stabiliscono requisiti premianti per i progetti che comprovano la presenza di certificazioni di qualita’ e ambientali (ISO 9000, ISO 14000, EMAS), la capacita’ di adattamento alle caratteristiche e alle esigenze del territorio, il riutilizzo di aree gia’ degradate, il livello di innovazione, il coinvolgimento della popolazione locale. Si individuano anche alcune limitazioni per le zone agricole caratterizzate da vincoli di tutela della biodiversita’, da produzioni agro-alimentari di qualita’ (produzioni biologiche, produzioni Dop, Igp, Stg, Doc, Docg, produzioni tradizionali) e da particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale.
Ma quali saranno gli effetti reali sulle pubbliche amministrazioni? Ne abbiamo parlato con alcuni addetti ai lavori. Secondo Edo Bernini, responsabile Area di Coordinamento Energia e Cambiamenti Climatici della Regione Toscana, le Linee Guida, si trovano, di fatto, ad avere la stessa forza giuridica di una legge. Quindi, la parte normativa deve pertanto essere recepita e adeguata alla realta’ normativa regionale. Altro aspetto importante delle Linee Guida e’ relativo alle cosiddette zone non idonee. Concetto questo ben esplicitato e messo in relazione all’obbligo del burden sharing, come a dire: attenzione costante al duplice interesse della tutela del territorio e del perseguimento degli obiettivi sulle rinnovabili. Questo toglie, una valenza esclusivamente di pianificazione territoriale al provvedimento, riconoscendo una importanza pianificatoria, in questo settore, anche all’energia. In ultimo, le Linee trattano di una disciplina sull’eolico. Un tema importante che, tuttavia, in Toscana e’ gia’ rigidamente gestito.
Marco Grondacci, giurista ambientale della Fondazione Toscana Sostenibile considera una notizia positiva l’approvazione di Linee Guida e aggiunge se correttamente applicate, dovrebbero garantire da un lato una adeguata diffusione degli impianti da fonte rinnovabile evitando il far-west (permissivo o repressivo) attuale, dall’altro il rispetto delle autonomia delle Regioni e degli enti locali nella scelta puntuale dei siti in coerenza con le peculiarita’ non solo ambientali ma anche energetiche dei territori.
Le Linee Guida, in sostanza, non sono solamente un disciplinare amministrativo, ma chiamano le Regioni a rendere sempre piu’ integrato il livello di programmazione in modo da coniugare le esigenze di sviluppo economico e sociale con quelle di tutela dell’ambiente e di conservazione delle risorse naturali e culturali dei territori.
Per questo dovranno assicurare il coordinamento tra il contenuto dei piani regionali di sviluppo economico, di indirizzo energetico, di tutela ambientale, di sviluppo rurale, dei piani paesaggistici, anche nell’ottica della semplificazione procedimentale.
Simone Falorni
(Tratto da: http://www.greenews.info)
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