(Fonte: Inviatospeciale.com/)
L’impietosa analisi di don Vinicio Albanesi, di ‘Capodarco’
“Lo scandalo della pedofilia nella Chiesa ha creato imbarazzo e dolore. Il Papa nella lettera ai cattolici irlandesi, scritta il 20 Marzo, parla di ‘sgomento’ e di ‘tradimento’ e si dichiara ‘scandalizzato e ferito’. Nonostante la forza delle sue parole, la percezione della gravita’ degli scandali, che in questi ultimi tempi sono affiorati, non si placa. Dopo gli episodi in Usa, sono state coinvolte le Chiese d’Australia, di Germania, d”Austria e d’Olanda. Di qualche giorno fa la notizia delle dimissioni del Vescovo di Bruges che ha confessato di aver abusato di un giovane quando era prete e di aver continuato quando era Vescovo. Alcuni Vescovi si sono dimessi e altri lo faranno o saranno invitati a farlo. Il Pontefice ha voluto incontrare, come atto di vicinanza e solidarieta’, alcune vittime di abusi. La domanda che si pone, nella sua drammatica semplicita’ e’: come e’ stato possibile? Occorre molta umilta’ e ‘onesta” per capire che cosa e’ successo”.
Non e’ solito usare di giri di parola don Vinicio Albanesi – anima della comunita’ di Capodarco, nelle Marche, e sacerdote da sempre impegnato sul terreno sociale – e non lo ha fatto neanche in questa circostanza.
Mons. Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, ha fatto cenno a 3mila situazioni esaminate negli anni 2001-2010, con la condanna nel 20% dei casi. Eppure, “nonostante la rigidita’ nota della dottrina della Chiesa a proposito di sessualita’ – ha accusato don Albanesi – di fronte alla vastita’ del fenomeno degli abusi non si e’ registrata nel tempo una fermissima presa di posizione e condanna del ‘delitto’. Spesso l’intervento si e’ limitato ad alcune monizioni e proibizioni, provvedendo al semplice spostamento dei sacerdoti o religiosi coinvolti.
Non si tratterebbe solo di regole infrante e quindi di peccato: “Il perdurare dei fenomeni di abuso e la loro presunta impunita’ – ha aggiunto il sacerdote – reggono sulla concezione dominante che non rispetta le persone piu’ fragili: in questo caso i minori. E’ la mancanza della coscienza del rispetto del debole, riservando a se’, solo perche’ adulto, il diritto-dovere di stabilire le regole e le loro conseguenze. L’abuso e’ prima di tutto nel dominio; diventando perverso, sfocia nel sopruso sessuale. Ma il filone nel quale l’abuso sessuale si manifesta fonda la sua radice nella presunta superiorita’ dell’educatore. L’habitat che spiega la diffusione e’ nella violenza di persona contro persona. Si manifesta e diventa prepotente verso i piu’ fragili. Le regole della disciplina sono spostate arbitrariamente in forme degeneranti, fino ad arrivare al delitto sessuale. In molti abusati, oggi adulti, l’offesa maggiore e’ il ricordo doloroso del non rispetto. Da qui la richiesta di giustizia”.
Se l’educatore riveste la funzione ‘sacra’, la violenza diventa potere assoluto. “Alla mancanza di coscienza del non rispetto – ha proseguito don Albanesi – si aggiunge la protervia di agire in nome di una superiorita’, oltre la quale non esiste nulla di umano, perche’ il controllo si sposta in sfere (quella delle coscienze) che non hanno riscontri. Da qui le pulsioni spesso ossessive e continuative. Il limite entro il quale fermarsi e’ affidato al soggetto che lo infrange, diventando di fatto incontrollato”.
Non si spiegherebbero diversamente, secondo il sacerdote marchigiano, “le iterate forme abusive e il numero, spesso alto, di minori abusati. La sacralita’ dell’educante diventa copertura delle proprie pulsioni, senza ricevere ne’ freno, ne’ condanna. Un terzo elemento di impunita’ – ha concluso – e’ derivato dal formalismo imperante che approfitta delle funzioni positive in se’ (l’educazione, la fiducia, la fragilita’) con la loro manomissione. Esternamente tutto e’ rispettato, perche’ privatamente la violenza, diventata potere, garantisce silenzi e non imputabilita’”.
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)
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