Lo scudo fiscale: servira’ a fare cassa?

Continua a far discutere la norma che permette di mettersi in regola con il fisco facendo emergere capitali detenuti all’estero con una penale pari al 5%

Varato dal governo il 15 settembre con termine ultimo, confermato, per il 15 dicembre lo ‘scudo fiscale’ si riaffaccia nel Paese per la terza volta, visto che analoghi provvedimenti erano stati varati nel 2001 e nel 2003.

E’ una norma che permette di mettersi in regola con il fisco facendo emergere capitali detenuti all’estero con una penale pari al 5%. In pratica, chi detiene attivita’ finanziarie, partecipazioni, immobili all’estero entro la data del 31 dicembre 2008 e non ha pagato le imposte dovute per tali attivita’ puo’ usufruire di questa norma.

Inutile parlare dei tecnicismi di chi puo’ o non puo’ usufruirne. Cio’ che ci interessa sono le contraddizioni e le motivazioni con cui e’ stata dichiarata questa norma, da molti considerata poco corretta soprattutto nei confronti di chi le tasse le paga sempre e comunque.

E’ evidente, anche per smentire alcune interpretazioni demagogiche diffuse ad arte negli ultimi giorni, che  il provvedimento non agevolera’ solo mafiosi e delinquenti. Senonche’ tale affermazione non e’ di per se’ affatto rassicurante.

Il ‘retroterra’ di questa norma contestata sembra piuttosto dimostrare che l’Italia sempre piu’ sta perdendo il senso della misura e delle regole: le tasse sono percepite come una spiacevole abitudine ed e’ inutile stilare un indice di categorie refrattarie in materia e di soggetti percio’ interessati ad usufruire dello ‘scudo fiscale’.

Affermarlo oggi pare una bestemmia eppure le tasse servono per l’istruzione, per la sanita’, per la sicurezza, per le pensioni. Regolano le risorse e i servizi in una societa’, sostenendo i piu’ deboli. Nel nostro Paese il tema e’ stato stravolto, anche perche’ la classe politica ha perso credibilita’, anno dopo anno.

La divisione sociale sempre piu’ pronunciata ha fatto il resto. Cosi nessuno deve stupirsi se tanti professionisti del ramo fiscale, in quasi tutte le citta’ piu’ grandi d’Italia, stanno lavorando attivamente per aiutare i propri clienti ad approfittare dello Scudo Fiscale-ter. Parliamo di commercialisti, avvocati, imprenditori, che assecondano nella loro pratica quotidiana le ragioni dichiarate dal governo.

A cominciare dal bisogno di molte aziende ”’ in questo difficile momento di crisi economica ”’ di avere maggiori possibilita’ di usufruire di contanti. E ancora: la scarsa solidita’ delle banche estere, che puo’ indurre molti a voler tenere i propri fondi in filiali vicine o a favorire una maggiore circolazione di contante da destinare a investimenti.

Questo provvedimento puo’ infine sostenere le casse dello Stato alla luce delle difficolta’ contabili in cui navighiamo. Una motivazione, quest’ultima, non dichiarata ma del tutto verosimile.
La stima iniziale del ‘risultato’ dello ‘scudo fiscale’ era di circa 300 miliardi di euro, con la creazione di un’extra-gettito di 15 miliardi di euro, sufficienti a colmare le minori entrate fiscali per le casse dello Stato a causa della diminuzione del 5 % circa di Pil.

Quasi divertente appare la considerazione per cui una persona che fa rientrare dei capitali o dei conti detenuti all’estero sarebbe indotto ad investirli. Da qui sorge una domanda: perche’ non e’ stata approvata una norma per cui chi usufruisce dello ‘scudo’ ha l’obbligo di tenere per almeno 36 mesi in Italia le attivita’ frutto del provvedimento?

Al contrario, il ‘rimpatrio’ puo’ essere fisico o anche solo giuridico: vale a dire che si dichiarano attivita’, fondi etc, ci si mette in regola pur continuando a tenere all’estero i fondi. Un’apparente contraddizione.

Mentre la polemica continua, siamo giunti quasi a meta’ della ‘finestra’ del provvedimento – 15 settembre/15 dicembre – per coloro che sono intenzionati ad approfittarne.

Circolano infine i primi dati: rispetto ai 300 miliardi di euro inizialmente preventivati, saremmo a quota 100 miliardi. Da Unicredita’ e Intesa-Sanpaolo, le banche confermano per ora entrate non rilevanti.

Alessandro Cascia

(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)

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