Proprio in questi giorni, a Flammanville, l’Enel ha stabilito l’anno in cui la prima centrale nucleare italiana iniziera’ a funzionare. Il 2020. I loro esperti considerano que… (continua).
sta data come ‘realistica’ e spiegano che l’avvio degli altri reattori avverra’ alla scadenza dei 18 mesi per ogni nuovo impianto e incredibilmente si e’ gia’ stabilita la data per la prima colata di calcestruzzo dell’edificio del reattore, che sara’ per il 9 luglio 2015. Tutte tempistiche calcolate valutando sia i tempi di costruzione, sia i tempi politici del dibattito e dei permessi e stabilendo anche che l’agosto 2011 sara’ il mese in cui si otterranno i permessi per il sito e il maggio 2013 sara’ invece la data in cui verra’ rilasciata ‘la licenza integrata per costruzione ed esercizio’, dando cosi il via a tutte le procedure subito antecedenti alla costruzione. L’atteso e piu’ vicino 10 ottobre 2010 sara’ il giorno in cui si decidera’ la citta’ della prima centrale nucleare e probabilmente sara’ anche la data dell’inizio di altri problemi per questo eseguivo. Infatti, dagli ultimi sondaggi risulta che il 60% degli italiani e’ ancora contrario all’utilizzo di questa energia, arrivando addirittura al 82% quando si parla di realizzare centrali vicino alle loro case, rispondendo anche con un ‘ non lo accetterei e farei di tutto per impedirlo’. Ecodem (ambientalisti per il Partito Democratico), attraverso le parole di Francesco Ferrante e’ invece sicura che i 4 siti siano gia’ stati scelti e sicuramente da imporre anche con l’aiuto dell’esercito. Ferrante, rileggendo le carte che l’Enel ha presentato a Flammanville, ne trae una visione ben chiara:
«Apprendiamo che il luogo principale del nuovo nucleare italiano sarebbe Montalto di Castro (nel Lazio) deve verrebbero ospitati ben due reattori. Continuando gli altri due siti sarebbero da individuare uno al nord (Trino in Piemonte o Caorso in Emilia Romagna) e uno al Sud. In questo ultimo caso la regione candidata sarebbe probabilmente la Puglia».
Ecodem continua facendo anche notare che proprio le regione interessate (Calabria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Puglia ) «hanno dichiarato di essere contrarie ad ospitare una centrale sul proprio territorio e hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge del governo che le espropria a delle proprie prerogative». Problema non da poco anche per Greenpeace, che considera questo bypass amministrativo «particolarmente grave perche’ si vuole cosi scavalcare completamente non solo le Regioni ma anche gli enti locali per localizzare impianti e aree, equiparate ad aree militarizzate, gestite da privati». Questa legge che scavalca ogni autorita’ locale oltre a creare problemi nel rapporto Stato-Regioni, sembra essere incredibilmente di ispirazione bellica ed e’ lo stesso ministro Scajola che ne spiega il motivo:
«Abbiamo previsto il potere sostitutivo del governo sulla base dell’articolo 120 della costituzione, ritenendo le centrali nucleari strategiche per la sicurezza del paese. u uno strumento estremo che mi auguro di non dover utilizzare; ma nel passato troppi sono stati i no ideologici che hanno frenato e penalizzato lo sviluppo del nostro paese».
Le centrali rientrerebbero di conseguenza nei progetti bellici dell’Italia, dando cosi il via libera alla preannunciata imposizione con la forza e ai conseguenti scontri con la popolazione. Il tanto invocato volere popolare, usato spesso come scudo o scusa in piu’ di una occasione, lascerebbe il posto ad una volonta’ sempre piu’ circoscritta. La volonta’ dei pochi contro i diritti di molti. Inquietudine nell’aria.
(Tratto da: http://informazionesenzafiltro.blogspot.com)
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