di Sergio Fabio Berardini In questi giorni a Trento è in pieno corso una polemica sull’arte contemporanea. La questione ruota intorno a una installazione che si sta realizzando in piazza Dante (piazza che si trova di fronte alla stazione dei treni con tanto di parco e laghetto coi cigni), nel quale presenzia una statua del grande poeta. Dunque, a cosa è dovuto lo scandalo? Forse la vicinanza dell’opera disturba l’Alighieri? Non proprio, o meglio: quasi. Infatti l’opera in questione, firmata dalla veneta Lara Favaretto, consiste in una gabbia : una impalcatura, come quelle usate per ristrutturare le facciate di un edificio, che rivestirà la statua, coprendola e celandola alla cittadinanza. Nel frattempo parte della struttura ha ceduto, e si parla ora di sabotaggio, oppure di errori nel calcolare la staticità della stessa. Tuttavia, visto che lo scopo dell’opera dovrebbe essere quello di disturbare e far parlare (così come afferma Danilo Eccher, presidente della Fondazione Galleria Civica, che fortemente l’ha voluta), tale parziale cedimento rientra perfettamente entro le intenzioni iniziali. La cittadinanza, infatti, mal digerisce che ben 150.000 euro siano stati spesi per alzare una impalcatura, tra sacchi di juta pieni di sabbia e tubi d’acciaio, di cui pure tanti lamentano la bruttezza. Nella necessità di coprire la statua, alcuni lamentano, sarebbe stato più opportuno un grande telo. Ma con un telo, è comprensibile, il disturbo non si sarebbe realizzato. E come da copione, ora la guerra mediatica avviene tra accuse su più fronti: c’è chi dice che l’arte contemporanea è solo spazzatura, altri accusano di provincialismo e di ignoranza.
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