Nell’intricata vicenda che ha portato alle dimissioni del direttore di Avvenire Dino Boffo c’e’ un’ulteriore, significativa, zona d’ombra, che pero’ e’ sfuggita alla quasi totalita’ degli osservatori intervenuti sulla vicenda. L’ha notata per primo Giovanni Sarubbi, direttore del Dialogo, sul sito internet del periodico (www.ildialogo.org) ipotizzando che la dinamica dei fatti sia stata influenzata anche da un gioco di ‘ricatti incrociati’ fra settori diversi delle gerarchie cattoliche (Emilio Carnevali, Adista). “Se Vittorio Feltri”, aggiunge l’ex giornalista dell’Espresso, sempre nella parte del suo intervento poi ripresa da Avvenire, “avesse verificato con il diretto interessato come ho fatto io nel 2006, avrebbe evitato la figura bestiale che ha fatto. Non sarebbe scivolato sulla buccia di banana che legittima eventuali ‘leggere impressioni’ che lui sia davvero un amante del killeraggio giornalistico pro domo padronale, in questo caso berlusconiana”. E fin qui la parte pubblicata dal quotidiano dei vescovi. Se però un lettore di Avvenire si fosse incuriosito e fosse andato sul sito www.giornalettismo.com (il cui link veniva riportato anche dal quotidiano) per consultare la versione integrale, avrebbe trovato più di una sorpresa.
Nella seconda parte del suo intervento – che è lecito pensare sia stato interamante letto dal direttore di Avvenire prima di decidere di pubblicarne uno stralcio – Nicotri accusa infatti Feltri “di aver ridotto a una palpata di culo tutte le malefatte ultraventennali berlusconiane, comprese le mai da lui nominate leggi ad personam per pararsi il culo nei confronti della giustizia”. “Peccato”, aggiunge di seguito Nicotri. “Anche perché Feltri se volesse potrebbe picchiare non duro, ma durissimo contro chi critica il suo lord protettore. Anziché prendersela con Boffo, potrebbe prendersela infatti direttamente con Tarcisio Bertone e Ratzinger: basterebbe chiedere loro perché nel giugno 2001 hanno firmato, e se è mai stato ritirato, l’ordine scritto a tutti i vescovi del mondo di nascondere alle autorità civili dei rispettivi Paesi tutti i casi di membri pedofili del clero, preti, monache o frati che fossero. Con notevole danno a molti minorenni anche in Italia, come dimostra, tra vari altri, il caso – fatto sparire dalle cronache e dai tribunali – dell’ex parroco fiorentino Lelio Cantini e quello del numero uno dei Legionari di Cristo”.
Poche ora dopo la pubblicazione di questo articolo sul suo sito, Nicotri ne pubblica un altro (anch’esso con data 31 agosto 2009) dal contenuto ancor più esplicito: “Problema: perché il Vittorio Feltri che a suo tempo difese a spada tratta l’indifendibile don Gelmini subissato di denunce per molestie sessuali dai ragazzi della sua comunità ora attacca violentemente Dino Boffo per una assoluta banalità come l’asserita storia gay con un altro adulto? Soluzione: Feltri attacca sì Boffo, ma si tratta di un attacco a nuora perché suocera intenda”. In questo caso, scrive Nicotri, le suocere sono due: lo stesso papa Ratzinger e “il bel don George Gaenswein, astro chiacchierato dei bei salotti romani e da molto tempo assistente personale di papa Ratzinger, con il quale convive nell’appartamento del Palazzo Apostolico”.
Dopo essersi esercitato su imbarazzanti scenari secondo i quali “si direbbe che in Vaticano stiano iniziando i giochi per la successione a Ratzinger, successione che vede favorito Tarcisio Bertone”, il giornalista si avventura nell’azzardata ipotesi che “una ‘manina’, anzi una ‘manona’ cardinalizia” abbia “passato a Feltri l’‘informativa’ e il documento giudiziario di Terni che sparla della nuora Boffo perché suocera Ratzi-George intenda”.
Naturalmente Avvenire non ha pubblicato questo secondo articolo di Nicotri. Limitatandosi a riportare sul quotidiano parte del primo, che difende la “nuora” Boffo dagli attacchi di Feltri, sembra volere invitare i lettori, suggerendo il link al sito di Nicotri, ad andarsi a leggere anche la parte dell’articolo riguardante la “suocera” Ratzinger-George. “Un documento – tiene a precisare Avvenire nella sua presentazione – interessante al fine di una ricostruzione della verità dei fatti”. (emilio carnevali)
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