Quel che è tuo è mio: Facebook e la (nostra) vita privata

Ritrovare quei francesi della discoteca così simpatici, mostrare le nuove foto all’amica spagnola: tutto questo è possibile grazie a Facebook. Che però abusa delle informazioni private dei suoi quasi 175 milioni di utenti sparsi nel mondo, secondo l’allarme lanciato dai garanti della privacy (di Isabel Hummel – Berlin).


Il caffè è sul tavolo, il giornale anche, un buon inizio giornata. Ma

poi, a pagina tre, una tua descrizione, senza la tua autorizzazione,

con dettagli piccanti e foto della tua vita privata. Incredibile, ti

dici, non sono mica famoso. È proprio quello che pensava anche Marc L.

di Bordeaux, finché un giorno, sfogliando il giornale non si è trovato

davanti la propria foto. La rivista francese Le Tigre voleva mettere

in guardia dai pericoli che la pubblicazione delle proprie

informazioni personali su internet può comportare.

Facebook: dove il confine tra pubblico e privato scompare.

Hanno preso a caso Marc L., hanno raccolto pezzi della sua vita sparsi

per Internet ed hanno ricostruito il suo profilo come un puzzle. Le

informazioni più personali si trovavano proprio su Facebook, dove il

confine fra pubblico e privato svanisce del tutto. Ma continuiamo coi

dati. Pochissimi utenti si preoccupano di quello che succede alla

quantità di dati che vengono raccolti durante la registrazione, quasi

nessuno legge le condizioni d’uso scritte in piccolo. Dove c’è scritto

che i dati personali verranno utilizzati per fini pubblicitari. Ma c’è

dell’altro: Facebook raccoglie anche informazioni da altre fonti, come

giornali, blog, servizi di messaggeria istantanea, per «poter offrire

informazioni utili ed offerte personalizzate». E cosa succede ai dati

quando ci si cancella da Facebook? Secondo le condizioni verranno

semplicemente eliminati, anche se al momento è normale che

nell’archivio di Facebook ne rimangano alcune copie per un certo

periodo. Ed è proprio questo che Facebook voleva cambiare: caricando i

propri dati gli utenti avrebbero dovuto cederne tutti i diritti, per

tutta la vita. Garanti della privacy ed utenti si sono indignati e

l’ondata di proteste è stata talmente enorme che il responsabile

Facebook, Mark Zuckenberg, ha dovuto eliminare – pentito – tutte le

modifiche. Ma la questione non sarebbe finita così, ha scritto subito

dopo sul suo blog, perché alcune parti delle condizioni d’uso erano

«troppo formali e protettive». Infatti, le condizioni di Facebook

possono esser modificate «in qualsiasi momento e senza preavviso».

Del Piero nazista?

Di fronte ad una tale marea di dati si è mossa da poco anche l’Ue.

Poiché molti minori non si rendono conto dei pericoli di queste

community virtuali, la Commissione europea ha firmato il 10 febbraio,

per il Safer Internet Day, un accordo con diversi gestori di Internet,

fra cui anche Facebook, per migliorare la loro tutela: fra le altre

cose, i profili dei minori non dovrebbero più esser alla portata di

tutti – vedi malavitosi e pedofili – sui motori di ricerca. Difficile

da controllare è anche l’autenticità delle informazioni: ad esempio,

Alessandro Del Piero ha sporto una denuncia contro ignoti per la

creazione di un profilo Facebook a suo nome, dove il calciatore

appariva come simpatizzante del movimento nazista. Sono sempre più

frequenti i casi in cui un profilo viene clonato e dei messaggi con

richieste urgenti di denaro vengono inviati a nome dell’utente alla

sua lista di amici.

Facebook anti Lega Nord?

In Italia c’è stata un po’ di confusione per profili e gruppi di

sostengo a mafiosi (gruppi di fan di Totò Riina e Bernardo

Provenzano). Facebook rifiuta di eliminarli, perché il fatto di essere

“controversi” non è un motivo sufficiente: una community è proprio un

luogo dove confrontare opinioni diverse. A censurare altre cose invece

non ci sono problemi: alla fine dell’anno scorso Facebook ha

cancellato le foto raffiguranti madri che allattano, giustificandosi

dicendo, durante una conferenza stampa, che allattare è certo

«bellissimo e naturale», ma pubblicare foto dove il seno è

completamente scoperto va contro le condizioni d’uso. Un altro caso

denunciato è quello di coloro che si sono visti cancellare il loro

profilo, tra cui i parlamentari Alberto Mazzonetto e Matteo Salvini

della Lega Nord, che hanno aperto un’interrogazione parlamentare.

Come scambiare amici con hamburger.

Anche la politica ha scoperto Facebook: dopo il successo di Barack

Obama sulla rete, anche i politici europei hanno seguito l’esempio.

L’apripista a Facebook è stato José Manuel Barroso, Presidente della

Commissione Europea. Il suo profilo poco elaborato non lascia

trapelare nulla di privato, come hobby o libri preferiti, ma è pur

sempre un primo passo per far aumentare la partecipazione, sempre più

indispensabile, dei giovani alle elezioni europee del giugno 2009.

Barroso aveva (prima che il profilo venisse cancellato) 103 amici, non

tanti per un universo, dove in amicizia conta più la quantità che la

qualità. Giocando sulle pseudo amicizie l’anno scorso Burger King ha

lanciato una campagna pubblicitaria un po’ insolita: col Whopper

Sacrifice ha promesso ad ogni utente un hamburger in cambio di dieci

amici. Ma questa volta Facebook ha messo subito fine alla questione:

era contraria al principio fondante di Facebook, il contatto fra le

persone.

Ecco la medicina per chi dopo aver letto l’articolo non può proprio far a meno di tornare, seppur diffidente, su Facebook e non vuole rinunciare alla propria pagina web: Facecorette

(http://atou.eu/facecorette/?lang=it).

www.cafebabel.com, 25 febbraio 2009

Traduzione: Alba Fortini

(tratto da “Il granello di Senape”, Attac Italia)

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