Cento trentatre’ cassintegrati non fanno, purtroppo, grande notizia di questi tempi, non c’e’ dubbio. Basta scorrere un giornale o riguardasi lo speciale di “Presa diretta” (Rai 3, domenica 15 febbraio 2009) per avere ampi resoconti su crisi di aziende le cui produzioni sono invendute, spesso emergendo dall’anonimato solo quando i lavoratori sono messi alla porta. Non di rado infatti si tratta di contoterzisti, produttori di semilavorati e componenti. Fa notizia eccome il fatto che ci potrebbe essere una via d’uscita a questa situazione, almeno per uno dei tanti casi, ma ciò non è possibile a causa dell’indisponibilità degli istituti di credito a far ripartire le attività…
di Alberto Leoncini
L’oggetto del contendere è la ripresa delle attività di volo prevista per quest’anno, almeno con parte della flotta di pertinenza, possibilmente prima della stagione turistica estiva, che permetterebbe un fattivo rilancio della compagnia e del suo indotto con la finalità di conferire la proprietà a eventuali investitori interessati a subentrare, e che sembra già si siano fatti avanti.
La situazione è doppiamente paradossale stando alle dichiarazioni del commissario di Alpi Eagles, riportate anche da molti organi stampa, poiché la linea di credito di 17 milioni di euro che dovrebbe essere aperta ai fini della ripresa dell’operatività dei voli, sarebbe garantita tramite una fideiussione ministeriale e già vi sarebbe stata la convalida in sede comunitaria, pertanto con un rischio d’incaglio o insolvenza per la banca che dovesse concederla pressoché nullo.
Ad oggi, tuttavia, sembra che i contatti avviati con gli istituti di credito, sia italiani che esteri, non abbiano portato ad alcun esito positivo. Troppo facili i paragoni con la crisi finanziaria globale, nella quale sono le banche a doversi servire della stampella pubblica per il prosieguo delle loro attività, oltre alle massicce immissioni di liquidità operate negli scorsi mesi da parte delle banche centrali, ma il sistema bancario nostrano non sembra smentire i peggiori luoghi comuni che anche il proverbiale “uomo della strada” ha ormai fatto propri specie per quanto riguarda la tanto decantata “economia reale”, dove l’unica cosa reale sono le preoccupazioni di molte famiglie e figure professionali.
Mentre il nostro traffico aereo è, ogni giorno di più, appannaggio di operatori stranieri che si servono dei nostri scali a condizioni scandalosamente di favore, i nostri istituti di credito tarpano le ali, è proprio il caso di dirlo, ad un possibile ritorno sul mercato di un operatore che nel corso degli anni ha saputo ritagliarsi un bacino di clientela e destinazioni utile anche al nostro sistema produttivo, avendo peraltro la base d’armamento a Venezia. Ancora di più è grave che un centinaio di lavoratori siano di fatto senza risposte in merito al loro futuro occupazionale, contribuendo ad aggravare quella guerra tra poveri alla quale ogni giorno assistiamo, da quando vengono platealmente resi noti, anche dagli organi d’informazione più “allineati” e meno allarmisti, i dati sul ricorso a misure straordinarie di mobilità, che ormai raggiungono aumenti a tre cifre in ogni settore e che, dopo la vicenda Alitalia, hanno pesantemente coinvolto, o per meglio dire travolto, anche il comparto del trasporto aereo italiano.
Alberto Leoncini * albertoleoncini AT libero.it
* In collaborazione con Paola Della Santa
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