Bankestein, le inconfessate verita’ sul sistema bancario

“Ci sono due metodi che gli investigatori possono adottare per affrontare un’indagine. Uno consiste nel seguire un teorema: farsi un’idea generale della situazione e poi procedere, passo a passo, alla ricerca delle prove che ne dimostrino la veridicità. Ho pensato che questo tipo di cammino sarebbe stato fuorviante, perché la mia intuizione sulla destinazione finale avrebbe potuto condizionare il risultato. Così ho deciso di procedere in senso inverso. Ho raccolto tanti piccoli frammenti che avevano a che fare con il tema del sistema monetario, del potere.Ogni frammento d’indagine è diventato un capitolo, così da lasciare al lettore la libertà di esaminare e di giudicare lo scenario risultante”. 

(a cura di Alberto Leoncini)

Forse in questa premessa metodologica si racchiude l’intrinseca drammaticità di questo libro: sparlare delle banche, delle loro operazioni, far venire alla luce gli illeciti più o meno gravi e più o meno evidenti che si manifestano continuamente nei confronti dei risparmiatori, specie se piccoli, non sarebbe un’operazione tanto originale. Si inserirebbe su un filone ampiamente frequentato e più o meno documentato, ma, come lo stesso Saba rileva si tratta di attuare un comportamento simile a quello di certe associazioni dei consumatori che, come egli sottolinea, acchiappano i topi lasciando scappare gli elefanti. Il taglio che viene dato al problema in questa sede, invece, è sensibilmente più raffinato: non sono le banche il problema, bensì queste banche, sia centrali che d’affari.

C’è ben poco da giudicare in realtà, perché, a partire dal titolo, questo libro è un susseguirsi di capi d’accusa circostanziati ad un sistema cui l’umanità intera è soggiogata, purtroppo con scarse prospettive di liberazione ed emancipazione, poiché  il nemico è invisibile. Non è più il padrone, l’avversario politico, lo stato confinante. Pecunia non olet, forse in quella frase sta racchiusa l’ineffabilità del nostro sistema. Non ha un odore. I predatori si avvicinano alle prede controvento, ma se non  hanno odore, possono attaccarle meglio. Ed è ciò che ci sta succedendo, è messa sotto assedio perfino la cittadinanza, svuotata nei fatti delle prerogative democratiche e partecipative.

E’ innegabile che l’accesso al credito e il controllo sulla moneta siano forse le due più importanti leve per la gestione e l’incentivo al benessere economico, pertanto non è possibile pensare di risolvere la drammatica situazione attuale con una ventata di egualitarismo di vecchia maniera o, peggio, con misure draconiane il cui unico esito sarebbe quello di creare enormi scompensi finanziari grazie alla volatilità spinta del contesto globale. Ed è probabilmente anche sotto questa prospettiva leggibile la sconfitta che la sinistra sta progressivamente subendo, specie in Italia, dal momento in cui abdichi alla proposta di soluzioni nuove su questi versanti, anzi rincorrendo temi, quali la sicurezza, che sono in realtà corollari del succitato intreccio fra banche e finanza, aspetto sul quale Saba pone l’accento essendo anzitutto un criminologo.

Le problematiche non sono complesse in se, sono complessi gli strumenti con cui il colossale inganno del sistema finanziario è stato costruito, anche se, a ben guardare, la verità è sotto gli occhi di tutti; cioè non c’è nulla di misterioso, arcano, criptico in tutto quello che viene detto nel libro: bisogna arrendersi alla realtà dei fatti. Con buona pace della politica salottiera che di quel mondo è solo il paravento.

Un parallelo significativo, la cui paternità va attribuita ad Eugenio Benetazzo, può essere fatto fra l’analfabetismo dei secoli passati e l’ignoranza economico-finanziaria dei nostri giorni. Come nel passato il fatto di essere alfabetizzati o meno costituiva il principale vincolo alla partecipazione alla vita politica e sociale, oggi non si può negare che il fatto di avere una deformata e tendenziosa informazione in materia economica costituisca il primigenio vincolo per la convivenza civile, stante che nessuno può più prescindere da quelle leve che citavo poc’anzi, in qualsiasi ambito professionale o sociale si trovi ad operare. L’economia si deve caratterizzare come una delle cosiddette “abilità trasversali”, prendendo in un certo senso il posto dell’educazione civica, dopo il progressivo svuotamento e subordinazione ai poteri forti delle istituzioni politiche e rappresentative. In quest’ottica credo che testi come “Bankestein” possano costituire un significativo supporto e una valida spinta ad un ampliamento della prospettiva di analisi sulla realtà che ci circonda.

Grande spazio viene poi assegnato al problema delle armi, delle guerre e dei legami che si intrecciano con il sistema bancario internazionale. Un sistema antiumano necessita della violenza e della sopraffazione, perché non vi può essere pace senza giustizia economica. Dove per giustizia economica non va inteso quella sorta di “buonismo” per cui “è bene versare un obolo verso chi è più sfortunato”, bensì impegnarsi nella vita e nel consumo per riassestare le ragioni di un mondo rovesciato, dove si è smarrita ogni forma di ragionevole giustificazione ad uno squilibrio talmente forte che sta trascinando nella voragine anche noi cosiddetti “ricchi”. La salvezza sarà solo comune, e sarà seguente alla liberazione dell’umanità dal giogo delle supremazie economiche, ecco perché reputo l’apoteosi del cinismo e della barbarie verso l’uomo il processo di unificazione europea, così come si sta congegnando: a fronte di vantaggi significativi per la stragrande parte popolazione, ma sostanzialmente ridicoli rispetto a quelli tratti dai centri del potere economico, banche in primis, si è riusciti a mascherare tutto ciò con un anelito di fratellanza, progresso e pace. Quella a cui stiamo assistendo con l’unificazione europea, non è il trionfo del lavoro, della produzione dello scambio civile e solidale. Si tratta di un grande affare per le multinazionali e le banche che hanno vie più facili, agevoli e sicure per giustificare i propri guadagni, ampliarli e potersi espandere a scapito delle piccole realtà produttive, del lavoro dipendente, della piccola imprenditoria e specialmente dei diritti dei cittadini che progressivamente non sono più tutelati dallo Stato ma in balia degli oligopoli (lo chiamano “stato regolatore”, come se qualcuno badasse i vigili se non potessero dare le multe!). Chi davvero anela a costruire un’Europa di pace e prosperità, dovrebbe essere il primo e pervicace oppositore di questa Europa, perché si sta alimentando un diffuso senso di distacco e, oserei dire, astio nei confronti di tutte quelle istanze che dalle istituzioni comunitarie sono portate avanti e che i cittadini devono subire, a partire appunto dalla materia monetaria. Saremo anche tutelati dal caro-greggio, dalle intemperie finanziarie ma come parimenti giustificare alla pubblica opinione l’ostinata politica dei tassi o, peggio, l’assenza di numero di serie sulle banconote, sostituito invece da un codice di controllo?

Marco Saba

BANKESTEIN quello che non vi hanno mai detto sulle banche

Nexus Edizioni

€ 15,00

Marco Saba:  http://saba.fateback.com

Il libro può essere richiesto a: NEXUS EDIZIONI., Via Roma 102, 35020 Due Carrare (Padova)- Tel: 0499115516 Fax: 0495290639, info@nexusedizioni.it, www.nexusedizioni.it

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