Nobel per la pace 2007 ad Al Gore. Un premio utile che fa ben sperare

Il premio Nobel per la pace 2007 è stato assegnato ad Al Gore e al ICCP, il comitato scientifico intergovernativo dell’Onu che da alcuni anni sta valutando le condizioni del nostro pianeta in relazione ai mutamenti climatici e lavora per offrire quelle informazioni necessarie a predisporre delle politiche appropriate. Un premio condiviso, quindi, che nella tradizione del comitato del Nobel va interpretato come l’investitura degli attori di quella che può essere una trasformazione epocale per il nostro pianeta. L’ecologia come etica per l’umanità. Il riconoscimento del legame indissolubile tra uomo e la Terra [Federico Bertazzo, Greenplanet.net]. 

È una bella notizia.

Al Gore è il vicepresidente Usa dal 1992 al 2000 negli anni dell’amministrazione Clinton ed è poi lo sconfitto da Bush durante le elezioni del 2000, quelle famose per il riconteggio delle schede in quella Florida dove il governatore era proprio il fratello di George W.

Al Gore è anche l’autore e protagonista del documentario blockbuster “La scomoda verità” ( esce in questi giorni in Italia anche il libro), premiato con l’Oscar nel 2007, dove tratta il tema dei mutamenti climatici, quello stesso argomento che già aveva presentato nel corso di diverse conferenze. Lo scorso luglio riesce a catalizzare l’attenzione mondiale grazie al “Live Earth”, un concerto in contemporanea durato lo spazio di 24 ore, tra palcoscenici ed eventi in diverse città della terra. Un esperimento che ha visto la partecipazione delle più famose band musicali, un evento epocale che ha amplificato il messaggio di Gore, costringendolo a giocare il ruolo del protagonista, e trasformandolo inevitabilmente nel paladino dell’ambiente. Da un certo punto di vista è innegabile come sfruttando i migliori meccanismi della comunicazione, un problema etico sia stato catapultato, alla stregua di un prodotto ben pubblicizzato, all’attenzione di tutti. Il pianeta è in pericolo, bisogna fare qualcosa. Le ricerche dell’ICCP, con studi elaborati nel corso di anni, non fanno che avvalorare scientificamente i dati e le preoccupazioni del medium. Quindi un premio Nobel per la pace, assegnato ai migliori protagonisti, posto che il problema dello stato del pianeta meriti l’attenzione di tutti.

Invece no. Si è buttata in politica. Con la gara a sbeffeggiare Gore, reo di essere un perdente e di perpetrare visioni apocalittiche su un problema che meriterebbe piuttosto una superficiale preoccupazione, tanto per gradire, una volta ogni tanto. O contestandogli l’energia elettrica consumata per organizzare i concerti, come se questo dato rappresentasse l’aspetto piu’ degno di nota della manifestazione e del problema in se’.

Tra le prime reazioni, in Italia, alla notizia del Nobel quella dell’esponente Udc Luca Volonte: “E’ follia allo stato puro, il comitato ha subito certamente pressioni e sicuramente il giudizio non è sereno”.E’ notizia di questa settimana come una la sentenza di un giudice dell’Alta Corte di Londra che ha rilevato la presenza di 9 errori 9 nel documentario di Al Gore in un contesto di “allarmismo ed esagerazione”, tutto questo pur di non mostrare il documentario nelle scuole come il premier Brown auspicava. Cioè un provveditore scolastico ha denunciato il contenuto del documentario pur di non mostrarlo agli studenti.

Al Gore non è un santo ed è inutile continuare a colpirlo per il ruolo che gli rischia di cadere addosso dal momento che il riconoscimento del Nobel, ne certifica la dimensione etica e lo rende immune da ogni pretestuoso attacco.

Il dibattito non può limitarsi a stabilire il tasso di apocalitticità del problema, eludendolo o tentando di annullarlo in un presente dove non si vuole abbandonare uno stile di vita privo del minimo pudore verso il futuro del pianeta e di conseguenza privo di rispetto per l’uomo. Come se l’intensità delle preoccupazioni, legittime, per il pianeta potessero in qualche modo annullare il problema.

Memorabile il giornalista principe italiano che dal suo salotto televisivo ha cercato di sbeffeggiare i problemi ambientali contestandone solo l’allarmismo per il semplice gusto di dimostrare ancora una volta la propria arguta abilità iconoclasta. E la disputa sul tasso di apocalitticità sarà sempre il mezzo per far deragliare l’attenzione dal problema principale.

C’è infine lo spazio per una lettura, per così dire, paradossale di questa assegnazione, ovvero che il Nobel per la Pace rappresenti la fine della politica ambientalista così come eravamo finora abituati a conoscerla. Non ci saranno più margini per tematiche che appartengono per diritto agli ambientalisti perché l’ambiente stesso sarà d’ora in poi al centro delle prospettiva della politica. Non c’e’ più tempo per delegare, relegare e cullare vagheggiamenti ambientalisti perché è arrivato il momento di un’etica che mette davanti ad ogni cosa la sostenibilità del pianeta stesso.

Ed è per questo che la possibilità di vedere Al Gore candidato ora alla presidenza Usa è solo un argomento ozioso o destinato a quelle anime belle in astinenza da eroi. Il premio Nobel e la considerazione costruita fin’ora sono un patrimonio troppo ingente per venir incautamente bruciato.

Paladino o non paladino, santo o non santo, siamo felici che finalmente l’ambiente e la consapevolezza dei problemi legati alla vita dell’uomo e del suo futuro siano al centro dell’attenzione e che questi passaggi sono entrati nella storia grazie al premio Nobel assegnato ad Al Gore. La visibilità mediatica, ripeto, e l’appoggio scientifico del ICCP, come profeticamente rilevato dal comitato di Oslo, segneranno il futuro delle politiche mondiali dei prossimi anni, come la difesa dell’occidente dal terrorismo lo è stato in questi anni scorsi.

Federico Bertazzo per Greenplanet.net (14 ottobre 2007)

Be the first to comment on "Nobel per la pace 2007 ad Al Gore. Un premio utile che fa ben sperare"

Leave a comment