La notizia ufficiale è arrivata dal ministero degli Esteri di Kinshasa, eccezionalmente riconvertito in Corte Suprema dopo che quest’ultima era stata data alle fiamme la scorsa settimana. Il massimo organo di giustizia congolese ha confermato la vittoria di Joseph Kabila nel ballottaggio elettorale dello scorso 29 ottobre. Il presidente uscente, che ha ottenuto il 58,05 percento dei voti, viene eletto per la prima volta alla guida del gigante dei Grandi Laghi dopo essere subentrato “in corsa”, nel 2001, al posto del padre assassinato [Matteo Fagotto, Peacereporter]. Divisioni. I festeggiamenti seguiti alla sentenza della Corte rispecchiano ancora una volta la spaccatura che caratterizza il Paese: canti e balli nell’est, teatro del conflitto conclusosi nel 2002 e che ha votato massicciamente per Kabila, e atmosfera più dimessa a ovest, dove si trovano i maggiori sostenitori di Bemba. La prima, fondamentale sfida che dovrà affrontare il neoeletto presidente sarà proprio quella di unificare un Paese spaccato in due da differenze linguistiche e culturali che minano alla base l’identità nazionale. Un’impresa non facile anche per chi ha avuto il grande merito di traghettare verso la pace il Paese teatro della guerra più sanguinosa dal 1946 ad oggi (4 milioni di morti in cinque anni).
Futuro. Ora che lo scoglio elettorale è stato evitato senza naufragi, il Congo può veramente voltare pagina e dedicarsi agli immensi problemi che, finora, hanno costretto nella povertà uno dei Paesi con più ricchezze naturali al mondo. Controllare il territorio, lanciare un piano di costruzione delle infrastrutture di base, rivitalizzare l’economia sono tutte priorità a cui il Congo non potrà far fronte senza l’aiuto della comunità internazionale. Priorità assoluta rimane però la fine del conflitto nell’est del Paese, dove negli ultimi giorni sono tornati attivi i “dissidenti”, i soldati facenti parte dell’ex-gruppo ribelle dell’Rcd-Goma integrati nell’esercito a fine conflitto. Guidati dal generale Laurent Nkunda, da sabato scorso i disertori hanno ripreso le attività attorno a Goma, prima di venire respinti da un’offensiva della Monuc, la missione Onu in Congo.
Guerra. Gli scontri avrebbero provocato almeno 5 morti e 70 feriti, secondo quanto riferito dalla Monuc. Gli uomini di Nkunda evocano pessimi ricordi tra la popolazione civile, che ricorda ancora i massacri compiuti nel maggio-giugno 2004, quando per alcuni giorni i “dissidenti” riuscirono a conquistare la città di Bukavu. Sfortunatamente per il Congo, non sono solo gli uomini di Nkunda a creare problemi nell’est: ad essere disarmate al più presto dovranno essere anche le milizie Mayi-Mayi e quelle operanti in Ituri, oltre ai ribelli Hutu delle Forces Democratiques de Liberation du Rwanda. Tutte sfide da cui il futuro del Paese non può prescindere. Buon lavoro, presidente.
Tratto da PeaceReporter.net
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