Elezioni in Congo: “un piccolo miracolo”

Ross Mountain, vice rappresentante speciale dell’Onu, lo ha definito “un piccolo miracolo”. E tale è apparso anche a chi ha vissuto in prima persona il processo elettorale, sulla terra martoriata della Repubblica Democratica del Congo. Da tutto il paese, nonostante le previsioni dei giorni precedenti, non è giunta notizia di incidenti, se non minori e geograficamente limitati come nella regione del Kasai. Per il resto la popolazione ha vissuto con straordinaria consapevolezza e senso di responsabilità la votazione di ieri, momento storico per l’intero continente africano [Cinzia Agostini da Bukavu, R.d. Congo].

“Un plauso va agli enormi sforzi compiuti in questi mesi dalla CEI (la Commissione Elettorale Indipendente) e dalla società civile organizzata per preparare al voto la popolazione”, sottolineano Lisa Clark e don Albino Bizzotto dei “Beati i costruttori di pace” che, insieme al presidente di “Chiama l’Africa” Eugenio Melandri, accompagnano i 61 volontari italiani impiegati come osservatori internazionali nelle regioni del Nord e del Sud Kivu. Anche a Goma, dove il team di osservatori lì dislocato aveva segnalato l’intenzione di scioperare dei membri dei seggi poiché non ricevevano cibo, acqua e compenso da una settimana, la protesta è rientrata e le operazioni di voto si sono svolte regolarmente.

File di persone in coda dalle 4 di mattina (i seggi aprivano alle 6) e un silenzio persino maggiore del giorno precedente – il giorno del silenzio elettorale – hanno caratterizzato Bukavu fino a sera. Nessuno, alla vigilia, avrebbe immaginato che tutto si sarebbe concluso all’orario stabilito, le 17. Le due schede consegnate per l’elezione del presidente e dei deputati al parlamento avevano dimensioni enormi per il gran numero di candidati presenti (33 solo per le presidenziali), tutti rappresentati con il simbolo e la sigla del partito e la loro foto. Per gente che in gran parte è analfabeta non si poteva pensare diversamente. Così, nelle schede, vicino ad ogni nome e foto era riservata una casella per l’impronta digitale di chi non sa segnare una croce per apporre la propria preferenza.  

Il tempo maggiore si impiegava per ripiegare la scheda; ma per il resto all’interno del seggio il percorso era fissato, gli scrutatori organizzati e la gente – preparatissima – non si è lasciata sorprendere. Alle 17 i seggi sono stati chiusi e sono cominciati gli spogli. Le prime proiezioni, in queste regioni orientali, parlano di un’affluenza intorno al 90% e una splendida riuscita di Joseph Kabila, il presidente uscente. Ma dalle altre regioni del paese le notizie sono diverse e la CEI dichiara che i risultati ufficiali si conosceranno solamente fra un mese e, nell’eventualità che nessun candidato abbia ottenuto il 50% dei voti più uno, il secondo turno si svolgerà il 29 ottobre.

Nello stesso giorno gli elettori voteranno i rappresentanti provinciali, che poi dovranno eleggere i governatori delle province e 120 senatori; questi, insieme ai 500 deputati eletti con il voto di ieri, formeranno il nuovo parlamento congolese.

Il nuovo presidente, se eletto al primo turno, entrerà in carica il 10 settembre; se sarà necessario ricorrere al ballottaggio il 10 dicembre.

Bukavu, 31 luglio 2006

Cinzia Agostini  

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