Far valere i propri diritti di consumatore, a volte può costare caro. Per informazioni, chiedere al povero signor S.C., che ha citato in giudizio l’Enel, responsabile, a suo avviso, del black-out verificatosi nella notte tra il 27 e il 28 settembre 2003. Notte nefasta per il signor C., che a causa di quella prolungata interruzione di elettricità (provocata da un pencolante albero svizzero) aveva visto decomporsi in poche ore, nel frigorifero fuori uso, le gustose primizie conservate per il pranzo domenicale. Il danno oltre la beffa. Per fortuna del Signor C. uno zelante giudice di pace aveva condannato l’Enel a rimborsargli ben 200 euro per i disagi sopportati. Un gruzzoletto, si dirà, ma vuoi mettere la soddisfazione, avrà pensato il Signor C. e come lui altri 80mila cittadini frigo-muniti che hanno adito i giudici di pace dopo la stessa “catastrofe”. Peccato però che i tribunali, in appello, non si stiano dimostrando altrettanto comprensivi. Con un’amara sorpresina. Il signor C., per esempio, non solo ha subito l’annullamento della sentenza, ma dovrà anche sobbarcarsi le spese del giudizio: 3mila euro tra onorari e altri ameni balzelli. Articolo di Marco Bellinazzo
Tratto da “Il Sole 24 Ore” del 19/07/2006
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