È stata una bellissima giornata quella che ho vissuto a Catanzaro il 7 giugno. Soffiava un vento impetuoso – mi è sembrato di essere a Pentecoste – che investiva l’assemblea riunita nel prato della Casa Betania di don Mimmo, assieme al vescovo di Locri Gerace, mons. Giancarlo Bregantini. In quell’occasione, una dozzina di persone, in rappresentanza di altrettantecomunità, associazioni, cooperative, imprese della Calabria, hanno firmato il manifesto programmatico di Comunità Libere e hanno aderito a questo movimento, espressione della società civile, che si batte per la legalità, i diritti, il lavoro. Uno dei trascinatori, accanto al vescovo Bregantini, è Vincenzo Iannarello, con la sua Comunità della Liberazione di Gioiosa Jonica [Alessandro Zanotelli]. Qual è lo scopo del movimento Comunità Libere? Lo dice il manifesto-programma: «Non limitiamoci a sperare: organizziamo la speranza». E ancora: «Comunità Libere riconosce in Gesù Cristo e nel Vangelo il fondamento della sua proposta di liberazione, ma intende divenire uno spazio aperto, pluralistico, di confronto e di azione comune». Comunità Libere fa un’analisi spietata della realtà calabrese, con una non comune lucidità. «Abbiamo sempre pensato a un approccio culturale per il cambiamento della Calabria. Abbiamo, cioè, ritenuto che, cambiando la mentalità della gente, sarebbero automaticamente e spontaneamente scomparse le strutture di potere che stringono in una morsa mortale la nostra terra. L’esperienza ci dimostra che questo non basta». Cioè, bisogna confrontarsi non soltanto con la conversione personale, ma con i “poteri di morte” che attanagliano la società.
Interessante l’analisi, messa nero su bianco in un documento ufficiale, delle connessioni tra ’ndrangheta e massonerie deviate: connessioni che hanno un impatto devastante sulla regione.
Quindi, lo scopo di questo “mettersi insieme” è rafforzarsi vicendevolmente, tenere testa ai “poteri di morte” e dare vita a comunità nuove, organizzando la speranza in questa Calabria drammaticamente frammentata.
Tre gli obiettivi concreti di Comunità Libere. «La difesa, tutela e protezione di persone, famiglie, imprese, organizzazioni e istituzioni che vengano attaccate da ogni potere forte, antidemocratico e/o violento; la denuncia di ogni tipo di violenza e ingiustizia economica, democratica, a opera dei poteri forti, antidemocratici e/o violenti; la difesa e la tutela della libertà, della democrazia e della libertà di mercato in Calabria». È stata un vera boccata d’ossigeno vedere, in questa terra così martoriata, tante persone, tra cui molti giovani, dare prova di coraggio e voglia di riscatto.
Mentre ero a Catanzaro, sono tornato con il pensiero a Palermo, dov’ero stato il 28 maggio – giorno del voto per il rinnovo del parlamento regionale – per incontrare Rita Borsellino, candidata alla presidenza della Regione. Ho suonato il campanello di casa sua. È scesa e ci siamo seduti su un muretto, sotto l’ulivo che è stato piantato dove fu ucciso dalla mafia, nel 1992, suo fratello Paolo, con gli uomini della sua scorta.
Lì, quasi misteriosamente, ho sentito la forza di questo magistrato, ma anche la forza di questa donna mite e serena. Mentre attendeva l’esito del voto, m’ha detto: «L’importante è che siamo riusciti a fare politica in maniera nuova in Sicilia, incontrando tante gente disposta a impegnarsi. Abbiamo seminato bene, e sono sicura che questo seme porterà frutto». M’ha ricordato le parole del fratello: «Se uno ha paura, muore cento volte al giorno. Chi non ha paura, muore solo una volta».
I volti di mons. Bregantini, di Vincenzo e di tutti coloro che lottano in Calabria, di Rita Borsellino e dei tanti che non si rassegnano, sono segni di speranza per tutti.
Nigrizia 30/06/2006 LUGLIO-AGOSTO 2006
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