Acqua, Gestione del Territorio e Società Civile in Uruguay

Il 31 ottobre 2004 in Uruguay mediante un referendum popolare, il 65% dei cittadini attuava una riforma dell”articolo 47 della costituzione della repubblica, che da quel momento avrebbe dichiarato che “Il servizio di bonifica e rifornimento di acqua potabile per il consumo umano sarà prestato esclusivamente ed in forma diretta da persone giuridiche di origine statale”. [Articolo scritto da Antonio Graziano, Montevideo – 3 aprile 2006]


La notizia fece il giro del Mondo. Per la prima volta la società civile di na nazione, in maniera non violenta e con uno strumento che si avvicina molto ad un approccio partecipativo, modificava una costituzione nazionale per esercitare la sovranità sulle risorse acqua del paese. In quell”occasione la Commissione Nazionale per la Difesa dell”Acqua e la Vita (CNDAV) fu conosciuta come esemplare strumento di democrazia. La CNDAV rappresenta oggi una coalizione di ONG, istituzioni, sindacati, movimenti e singoli che lavorano verso obiettivi comuni. La modifica costituzionale è stata solo il primo passo di un lungo cammino. Il prossimo sarà un”azione a livello normativo, in modo da portare alla creazione ed all”approvazione parlamentare di una legge che definisca formalmente la presenza di autorità deputate alla gestione di bacini idrografici, cosà­ come accade in vari paesi europei e latino americani.

àˆ in questo contesto che si inseriscono e lavorano le differenti anime della CNDAV. Non solo uno strumento di dialogo con la politica ufficiale, ma anche un ambito di formazione per i cittadini. Non solo uno strumento di mobilitazione popolare, ma anche un contenitore di differenti forme di partecipazione. Non mancano le critiche al lavoro della CNDAV, giustificate dalle anime tanto diverse che la compongono. Da quelle che considerano esista un compromesso eccessivo con il potere a quelle che, al contrario, valutano che la commissione non sia un efficiente strumento di pressione perché eccessivamente indipendente dalle istituzioni.

Intanto, vale la pena ricordare cià³ che é accaduto in Uruguay negli ultimi tempi. Nel settembre del 2005 fu revocato il contratto di gestione della rete fognaria alla società¡ Uragua, sussidiaria della multinazionale Aguas de Bilbao e responsabile di prestare il suo servizio ad oltre 50.000 famiglie situate nella costa del paese. Poco dopo, lo scorso febbraio, Agua de la Costa, sussidiaria della multinazionale francese Suez-Lyonnese des Aux, fu assorbita parzialmente dallo Stato, lasciando un 40% delle azioni in mano ad imprese nazionali. Aguas de la Costa gestiva la fornitura di acqua potabile e la rete fognaria per 3000 famiglie. Sebbene la versione ufficiale sia che la statalizzazione delle imprese sia stata la naturale conseguenza della riforma costituzionale, sembra che in realtà¡, alla base, vi sia il mancato compimento degli obblighi contrattuali con le due transnazionali. 

Restano alcuni problemi da risolvere. La presenza di imprese nazionali, che in un modo o nell”altro dovranno passare alla OSE (Obras y Servicios del Estado) l”impresa pubblica che si occupa di acqua potabile e rete fognaria in Urguay. L”esperienza delle cooperative di gestione per la fornitura dei servizi idrici. Alcune di esse rappresentano un buon esempio di efficienza e di partecipazione. Altre, non avendo alcun controllo pubblico, rischiano di generare alti costi del servizio e fornire acqua di bassa qualità¡. L”obiettivo rappresenta in ogni caso pubblicizzare tutte le forme di partecipazione privata, facendo in modo di conservare gli insegnamenti appresi dalle pratiche di autogestione ben riuscite.

Infine, le azioni di informazione e sensibilizzazione attraverso corsi e seminari che già¡ prima del referendum costituzionale del 2004 hanno favorito la presa di coscienza dei cittadini in merito alle problematiche ambientali e, tutt”oggi, rappresentano utili strumenti per l”ebalorazione di pratiche di gestione del territorio insieme alla popolazione interessata.

Antonio Graziano, Montevideo
3 aprile 2006

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