Più del 100%. Questi i rincari delle bollette per il consumo d”acqua potabile per molti dei cittadini di 77 comuni, distribuiti tra le province di Padova e Vicenza. Così fa il suo esordio ETRA (Energia Territorio Risorse Ambientali) S.p.A., il nuovo gestore unico del servizio idrico integrato nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) del Brenta. La multiutility che attualmente è a capitale interamente pubblico (detenuto dai 77 comuni interessati) prevede presto l”ingresso anche di capitale privato. E se l”affare sarà sufficientemente ghiotto, come sembra, non mancherà chi si fa avanti.
di Nicola Furini
Sono sempre più frequenti i casi di ingresso nella gestione dei servizi idrici di gruppi privati (italiani o multinazionali), in cordata fra loro o in partnership con società multiutility nate dalla fusione di ex-aziende municipalizzate. àˆ quello che sta accadendo anche nel bacino ATO Brenta (province di Padova e Vicenza) con la costituzione di ETRA S.p.A. Nata dal progetto di aggregazione delle società consortili municipalizzate Altopiano Servizi S.r.l. (Asiago), Brenta Servizi S.p.A. (Bassano del Grappa) e Servizi Territorio e Ambiente (Se.T.A.) S.p.A., la nuova multiutility anticipa la futura costituzione di tre nuove Società Operative Territoriali (SOT) nelle quali verranno fuse le ex-municipalizzate. Etra opera in due grandi settori di intervento: servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura e depurazione) e ambiente (raccolta e smaltimento rifiuti). àˆ il quinto operatore nel Veneto tra le società che operano nel ciclo idrico, con un valore di produzione di 100 milioni di Euro, a copertura di un’utenza di circa 600 mila abitanti.
La stangata di ETRA
L”avvento di ETRA era stato salutato -pochi mesi fa- dalle amministrazioni dei comuni interessati come un”opportunità per migliorare l”efficienza e l”ottimizzazione del servizio idrico integrato. E subito era stata annunciata la possibilità di far entrare il capitale privato, importante –a detta di qualcuno- per poter realizzare i necessari investimenti di ammodernamento della rete. L”ingresso di capitale privato nella gestione di un servizio pubblico dovrebbe però insospettire: il privato, se investe, lo fa per profitto e non per filantropia… dovrebbe essere un”ovvia e scontata deduzione, ma non è così. Per fortuna che dai verbali della seduta consiliare del Comune di Rubano del 3 maggio 2005 leggiamo che l”ing Zanetti -presidente di Se.T.A.-, durante l”intervento a cui è stato invitato, promette: …Per quanto riguarda Se.TA, non ci saranno aumenti relativamente alla tariffa unica. Bella promessa, peccato faccia a pugni con i numeri che sono apparsi sulle bollette ricevute dagli utenti.
Dal raffronto delle tariffe del servizio idrico integrato (fornitura di acqua potabile, fognatura e depurazione) di ETRA rispetto alle tariffe delle precedenti municipalizzate-consortili, emerge in effetti una leggera riduzione per i cittadini dell”Altopiano di Asiago (utenti di Altopiano Servizi, cui fanno riferimento però solo 21.000 abitanti). Per tutti gli altri, si profilano invece rincari anche molto significativi. Abbiamo simulato il costo di una bolletta per un consumo di una famiglia tipo, composta da 4 membri e con un consumo medio annuo (abbondante) di 138 Mc. Ecco i risultati (espressi in Euro):
Non ci sono molti commenti da fare, se non chiedere –provocatoriamente- ma dove sono finite le economie di scala che la creazione degli ATO doveva consentire di raggiungere?. Noi cittadini dovremo forse inventarci modalità nuove per riuscire a spiegare ai nostri politici che non tutti i servizi ex-pubblici sono migliorati con la privatizzazione. Gli esempi sono tanti e quello che appare a tutti con assoluta evidenza è che migliorano soprattutto i profitti dei fortunati imprenditori entrati nel business, mentre aumentano le tariffe, i disagi e i disservizi per i cittadini che non sono considerati più degli utenti, bensì dei clienti in un regime di mono(oligo)polio.
L”acqua è un bene di tutti, da difendere
Riccardo Petrella -presidente del Comitato Italiano del Contratto Mondiale dell’Acqua- mette in guardia sulla “petrolizzazione” e la “coca-colizzazione” dell’acqua, sotto forma di privatizzazione della gestione dell’acqua, di PPP (partnenariato pubblico-privato) e di generalizzazione del ricorso all’acqua in bottiglia come acqua per bere, che rischiano relegare al campo della pura retorica l’obiettivo del diritto all’acqua per tutti e la gestione dell’acqua come bene comune pubblico.
I rischi principali riguardano la possibilità che si consolidi un oligopolio dei servizi pubblici (non solo idrici), che s”indebolisca il ruolo delle ex-aziende municipalizzate -più sensibili per tradizione e cultura all’interesse generale-, e che di fronte ad una privatizzazione della gestione dei servizi idrici, gli enti locali perdano quel bagaglio di competenze tecniche indispensabili per un efficace controllo sui gestori.
La possibilità di un intervento di privati nella gestione delle risorse idriche è quindi ipotizzabile solo in presenza di forme efficaci, trasparenti e consolidate di controllo democratico, e fuori da ogni situazione di monopolio o oligopolio. Per queste ragioni, va contrastato il processo di privatizzazione “selvaggia” delle risorse idriche così com”è in atto nei Paesi del Sud del mondo.
Tutte le acque superficiali e sotterranee, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà . Questo è il presupposto che ha portato il Legislatore a riformare l’intero settore delle risorse idriche attraverso l’approvazione della legge 36 del 1994, nota come legge Galli.
L”acqua non è un servizio. L”acqua è un bene comune, un diritto inalienabile di ogni essere umano che non può essere assoggettato alle leggi del mercato. Rivendichiamo tutti a gran voce questo diritto o presto qualcuno proverà a venderci anche l”aria che respiriamo.
Nicola Furini
NOTA:
la cronaca continua sulla stampa locale
Il Gazzettino (29 marzo 2006, pag. 10) ha pubblicato un articolo sulla questione: “Etra, 7 volte più caro il nolo dei contatori Federconsum indaga”, consultabile online cliccando su questo link:
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2854920
Il Mattino di Padova (30 marzo 2006, pag. 33) ha pubblicato altri approfondimenti, tra i quali figura uno schema che riassume gli stipendi del CDA, resi noti dal sindaco di Camposampiero (Volpato). Le cifre sono state approvate da 75 sindaci dei comuni membri dell’ATO Brenta (importi annui lordi in euro):
120.000 amministratore delegato, 2 posti
36.000 presidente, 1 posto
18.000 vicepresidente, 1 posto
12.000 consigliere, 10 posti
Sono stati decisi anche dei trattamenti di fine mandato.
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