Eà¢â‚¬â„¢ stato un Natale triste per Martha questà¢â‚¬â„¢anno. La notte del 13 dicembre i ribelli dellà¢â‚¬â„¢LRA si sono introdotti nella sua proprietàƒ , a circa 5 km dalla mia casa nella parrocchia cattolica di Minakulu-Bobi e hanno sequestrato i suoi due figli. Una di loro, una ragazza di 16 anni, è tornata indietro 10 giorni dopo, con i piedi gonfi, gli occhi pesti e terrorizzati, dopo essere stata costretta a guardare, mentre suo fratello, ventenne, veniva picchiato a morte [P. Carlos Rodriguez].
Altre quattro ragazze rapite dallo stesso villaggio sono ancora disperse. Ho visto i loro genitori venire alla preghiera, la vigilia di Natale, con un peso nel cuore. à¢â‚¬Å“Dio ascolteràƒ le nostre preghiere e faràƒ tornare le nostre figlie?à¢â‚¬? Mi hanno chiesto. Per più di 15 anni ho ascoltato la stessa domanda centinaia di volte e la maggior parte delle volte mi sono trovato privo di speranza a cercare la risposta nel più profondo angolo del mio cuore, senza sapere cosa dire.
I miei genitori, mia sorella e alcuni amici mi hanno telefonato quella sera: à¢â‚¬Å“Stai andando a celebrare la messa di mezzanotte?à¢â‚¬? La messa di mezzanotte in un campo per sfollati Acholi? à¢â‚¬Å“Noà¢â‚¬?, ho risposto, à¢â‚¬Å“abbiamo giàƒ celebrato la messa alle 5 del pomeriggio, in modo da finire prima che venisse buioà¢â‚¬?.
Dalle 8 o 9 di sera cà¢â‚¬â„¢è completo silenzio tutto intorno. La gente sa che è Natale, ma rimane in profondo silenzio, un silenzio senza gioia. Dopo la messa si ritira in silenzio, pronta per unà¢â‚¬â„¢altra notte che saràƒ uguale a cento, mille altre notti, e cosàƒÂ¬ faccio anchà¢â‚¬â„¢io.
Il 22 dicembre i ribelli sono penetrati nuovamente nel villaggio del distretto di Apac, a circa 5 à¢â‚¬ 6 km di distanza, e hanno sequestrato altre quattro persone. Si sente a mala pena parlare di questi incidenti negli ultimi giorni. Per anni è diventata una moda ascoltare le stesse voci ufficiali parlare della à¢â‚¬Å“gente del nord che sta festeggiando un Natale di Paceà¢â‚¬Â¦.grazie al contributo di tuttià¢â‚¬Å“.
I ribelli dellà¢â‚¬â„¢LRA saranno anche pochissimi, agiranno per lo più in piccoli gruppi, ma la vita qui non si è ancora normalizzata, per usare un eufemismo. Nella stessa settimana in cui figli di Martha sono stati rapiti, un ciclista è stato ucciso sulla strada da Kitgum Matidi a Kitgum. Lo stesso giorno, una famiglia di tre persone à¢â‚¬marito, moglie e figlio- è stata rapita, sempre nella zona di Kitgum Matidi.
La moglie è riuscita a scappare e avvertire i soldati, che hanno immediatamente reagito sparando ai ribelli. Suo marito e suo figlio sono rimasti uccisi durante lo scontro a fuoco. Subito dopo, il 17 dicembre, undici passeggeri sudanesi sono stati uccisi dopo che la loro auto era caduta in unà¢â‚¬â„¢imboscata a circa 5 km da Madi-Opei, sempre nel distretto di Kitgum.
Come molti sottolineano, uno degli aspetti più tristi di questa situazione è che pare ormai diventata poco più che routine e che nessuno sembra avere molta speranza che questo stato di morte lenta avràƒ mai fine.
Adombrato da eventi di più alto profilo nel paese, il nord Uganda è ricacciato attualmente in un angolo invisibile, anche se ha preso parte la scorsa settimana al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non cercate troppo riscontro a questi atti di violenza nella stampa ugandese.
Al massimo potràƒ riportare qualche fatto, liquidandolo in sei o sette righe in un angolo à¢â‚¬Å“in breveà¢â‚¬?.
Questo è il Natale degli Acholi. Niente a che vedere con i viaggi à¢â‚¬Å“tutto compresoà¢â‚¬?, con gli stabilimenti balneari e i ristoranti alla moda di Kampala, o di altre destinazioni turistiche. Un altro segno del fatto che continuiamo ad avere due differenti Uganda!
Personalmente, ciàƒÂ² che mi sostiene di più durante questo periodo dellà¢â‚¬â„¢anno è la convinzione che la societàƒ in cui Gesù di Nazareth è nato in Israele duemila anni fa, ha molte più somiglianze con il Nord Ugando, straziato dalla violenza, dove la gente continua a vivere nella disperazione e nella tristezza, che con ogni altro tipo di societàƒ benestante.
Quelli di noi che ogni giorno incontrano gente come Martha e i suoi figli non possono tacere, e devono continuare a chiedere a gran voce perchàƒÂ© questa situazione disumana stia continuando, anche se non trova spazio nella propaganda ufficiale, secondo la quale tutto va bene. Altrimenti il figlio di Dio à¢â‚¬nato in una mangiatoia per animali, costretto a fuggire in Egitto quando era ancora bambino- ci giudicheràƒ per il nostro inutile silenzio.
P. Carlos Rodriguez, missionario cattolico in Uganda del Nord
lcoromoi@africaonline.co.ug (077623078)
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