Parliamone mondanamente: un lusso che non ci possiamo permettere. Un miliardo. Eà¢â‚¬â„¢ il numero degli aborti nel mondo, secondo i calcoli desunti dai dati dellà¢â‚¬â„¢Organizzazione mondiale della sanitàƒ e proiettati sugli ultimi due decenni, ieri, da Antonio Socci. E cosàƒÂ¬ uno si dice, per lo meno, che là¢â‚¬â„¢aborto è unà¢â‚¬â„¢abitudine costosa. Omicidio seriale, strage silenziosa, paragoni con la Shoah: sono espressioni sacrileghe nella conversazione accettata. Vietato nominare le cose con il loro nome. Aboliamole pure, queste definizioni colpevolizzanti, clericali, antifemminili, indegne. Risolta la questione terminologica, resta la realtàƒ . Un miliardo di aborti, cioè un continente sommerso, vuol dire che qualcosa non va.
Diciamolo meglio, veniamo incontro alla religione dellà¢â‚¬â„¢eufemismo e ai suoi ministri di culto, cerchiamo di essere meno precisi ma più accettabili in societàƒ : un abitudine costosa o una tendenza inflazionistica pericolosa, ecco due formule meno antipatiche. In un senso ancora più mondano, leggero, comprensibile nel brusio moderno, possiamo forse suggerire che si tratta di un lusso che non ci possiamo permettereà¢â‚¬?. Va bene cosàƒÂ¬? E’ corretto dire cosàƒÂ¬?
Risolta la questione terminologica, resta la realtàƒ . Un miliardo di aborti, cioè un continente sommerso, vuoi dire che qualcosa non va. Non diciamo di più, per caritàƒ . Non che là¢â‚¬â„¢umanitàƒ si perde nel non-senso. Non che asservendo chi non cà¢â‚¬â„¢è ancora, chi non è desiderato, abbiamo trasformato il desiderio in disprezzo, abbiamo affermato per una moltitudine la schiavitù del nulla. Basta poco, basta meno, basta un soffio: qualcosa non va.
Nessuno sa quanti aborti sarebbero stati praticati senza le legislazioni abortiste: di più? di meno? PeràƒÂ² tutti sappiamo che la clausura ancestrale dellà¢â‚¬â„¢aborto praticato prima, nella clandestinitàƒ , era ed è inaccettabile. Quel che abbiamo scordato è che, ora che si puàƒÂ², non si deve. Sembra difficile da capire, invece è facile. Si puàƒÂ² sacrificare un esercito di embrioni al desiderio di un figlio, tecnicamente si puàƒÂ². Non si deve. Questo più o meno lo abbiamo capito. Per là¢â‚¬â„¢aborto, che non è affare di morte in laboratorio ma di morte in pancia, e riguarda due corpi in simbiosi che nessuna imposizione puàƒÂ² far restare uniti e poi separare secondo natura, se non una urgenza etica, vale la stessa cosa. Qui il divieto di legge non funziona, deve funzionare là¢â‚¬â„¢altro divieto, quello più profondo e tutto sommato umano, semplicemente umano e non troppo umano, il no invece che il sàƒÂ¬ allà¢â‚¬â„¢interruzione volontaria di gravidanza detta Ivg (che finezza).
Salvare la legge, distruggere là¢â‚¬â„¢aborto. Alle persone frettolose, che si distraggono anche per comprensibili ragioni, per una sorditàƒ culturale che non cà¢â‚¬â„¢entra con là¢â‚¬â„¢integritàƒ del soggetto, puàƒÂ² sembrare un paradosso surreale. Invece è semplice. FinchàƒÂ© era clandestino, là¢â‚¬â„¢aborto era parte della legge morale individuale (quella che è à¢â‚¬Å“in meà¢â‚¬? secondo Kant). Un miliardo di aborti legali è diverso: là¢â‚¬â„¢aborto esceà¢â‚¬Â¢ da à¢â‚¬Å“meà¢â‚¬?, diventa un à¢â‚¬Å“noià¢â‚¬?. Ci riguarda. Tutti.
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