Bolivia: la seconda guerra del GAS ed altre storie

Là¢â‚¬â„¢approvazione e là¢â‚¬â„¢entrata in vigore, alla fine del mese di giugno 2005, della legge sugli idrocarburi dopo quasi un anno di tensioni non soddisfa, in realtàƒ , molti settori della societàƒ boliviana, nàƒÂ© le imprese multinazionali che fanno affari con le risorse energetiche del paese. La norma, promulgata dal congresso, ha innalzato le imposte che le imprese dovranno pagare per estrarre ed esportare il gas dal paese, senza arrivare ad una vera nazionalizzazione [Antonio Graziano e Lorenzo Leonelli].

Le regalie (royalities) dovute allo Stato per là¢â‚¬â„¢esportazione del gas, rimarranno a quota 18%, mentre viene introdotta una nuova imposta diretta del 32% per le estrazioni. Il provvedimento non è stato ben accolto da imprese come la Petrobras (il gigante Brasiliano dellà¢â‚¬â„¢energia) che ha annunciato che i suoi investimenti nel paese diminuiranno perchè non più tanto redditizi. La Petrobras è responsabile del 20% del prodotto interno lordo della Bolivia.

Dallà¢â‚¬â„¢altra parte nei movimenti sociali boliviani al momento dellà¢â‚¬â„¢approvazione della legge persistevano due visioni, quella del MAS di Evo Morales, che presentava una moderata soddisfazione, e quella più radicale rappresentata dalla Confederazione Operaia Boliviana (COB), da alcuni settori della Federazione delle Giunte Comunali (FEJUVE) e dalla Confederazione Sindacale Unica dei Lavoratori Contadini della Bolivia (CSUTCB), che reclamavano ancora una volta la nazionalizzazione completa della gestione del gas.

Da non sottovalutare là¢â‚¬â„¢ennesima piroetta di Evo Morales, che adesso propugna nuovamente la nazionalizzazione. Come si legge nel programma di governo del MAS : à¢â‚¬Å“LA consegna storica della nazionalizzazione degli idrocarburi è stata convertita definitivamente in un impertativo storico, se si vuole parlare di dignitàƒ a, sovranitàƒ a e sviluppo produttivo del paeseà¢â‚¬?.

Sul piano politico, i principali protagonisti della richiesta della nazionalizzazione, ovvero i lavoratori, i contadini e le classi più indigenti, che rappresentano di fatto le varie minoranze indigene del paese reclamano una riforma della costituzione che permetta di costruire una Bolivia includente, costruita dai gruppi fino ad oggi esclusi dalla vita politica e che permetta una rappresentanza di tutte le 36 etnie esistenti, dallà¢â‚¬â„¢Amazzonia fino alla frontiera col Cile ed il Perù.  

A complicare la situazione, infatti, si aggiunge la richiesta di un referendum per decretare là¢â‚¬â„¢autonomia di alcune aree del paese, prime fra tutte la ricca regione di Santa Cruz. La richiesta proviene, in prima istanza, dalle ricche oligarchie di Santa Cruz, che conta nellà¢â‚¬â„¢appoggio degli Stati Uniti e delle grandi imprese di Argentina e Brasile. Questi attori sono sicuramente spaventati dalla nascita di una democrazia altra in Bolivia, con il controllo delle risorse naturali affidata non più ad un ristretto gruppo di eletti, ma a tutto il popolo e con il rischio di generare un effetto democratizzante a catena, che potrebbe contagiare con la giustizia, là¢â‚¬â„¢uguaglianza ed il dialogo gli stati vicini.
 
Il potere ed il contro potere: dovà¢â‚¬â„¢è la differenza?

La Bolivia è uno degli stati latino americani che ha conosciuto il maggior numero di presidenti dalla nascita della repubblica. Mesa, succeduto a Gonzalo Sanchez de Lozada il 17 ottobre 2003, è stato costretto a dimettersi nel giugno 2005 dopo mesi di incertezza politica, trovandosi nellà¢â‚¬â„¢impossibilitàƒ di governare un paese completamente fermo, con manifestazioni che avvenivano in un clima di crescente tensione e un parlamento ormai privo di credibilitàƒ . Questa volta, a differenza dellà¢â‚¬â„¢ottobre del 2003, allà¢â‚¬â„¢esercito non è stato ordinato di difendere là¢â‚¬â„¢ordine pubblico a ferro e fuoco. Il bilancio finale è stato di una sola vittima, un dirigente minero ucciso dalle forze dellà¢â‚¬â„¢ordine a Sucre, la capitale costituzionale, dove il parlamento, con Mesa dimissionario, aveva trovato rifugio, visto che a La Paz à¢â‚¬Å“non vi erano le condizioni minime di sicurezzaà¢â‚¬?.

Dopo Mesa è toccato a Eduardo RodràƒÂ­guez VeltzàƒÂ© prendere in mano il paese. RodràƒÂ­guez, presidente della Suprema Corte di Giustizia, era il terzo in ordine di successione, dopo i presidenti delle due camere, Vaca Diez e Mario CossàƒÂ­o, ad avere il diritto ad occupare la poltrona presidenziale fino alle prossime elezioni. La tensione è salita alle stelle quando si è ventilata la possibilitàƒÂ¡ che Diez diventasse presidente. Rappresentante della oligarchia di Santa Cruz e portatore della bandiera del separatismo, la sua presidenza avrebbe significato un inasprimento del conflitto.

Rodriguez sembra essere in grado di ripetere lo stesso copione per la terza volta. James Petra lo definisce il à¢â‚¬Å“clone di Mesa, un cavaliere sbiancato, più sbiancato dellà¢â‚¬â„¢inglese Tony Blair, educato ad Harvard come tutti gli altri oligarchià¢â‚¬?. La cosa indicativa fino ad ora, è che Rodriguez non si è mai dichiarato a favore delle principali rivendicazioni portate avanti durante la protesta popolare: la nazionalizzazione delle risorse energetiche e la modifica delle costituzione. Si è limitato semplicemente a parlare di nuove elezioni per rinnovare il vecchio parlamento borghese affermando, in relazione alle altre tematiche, di lasciare aperto il dialogo.

Intanto Evo Morales che nel 2003, dopo la fuga di de Lozada, accettàƒÂ² che Mesa assumesse il carico temporaneo di presidente per 23 mesi, sembra segua lo stesso copione. Dare il benvenuto a Rodriguez e dimenticarsi della nazionalizzazione e delle altre rivendicazioni popolari significa pensare solo alle future elezioni piuttosto che al popolo boliviano.

Morales si trova tra due fuochi. Da un lato la destra, che lo odia semplicemente perchàƒÂ© indio e rappresentante, almeno in linea di principio, degli interessi indigeni e contadini, dallà¢â‚¬â„¢altra i rappresentanti della societàƒ civile che non concorda con la sua politica di conciliazione. In realtàƒ Morales porta avanti i suoi interessi, è cosciente del fatto che una divisione del movimento dal basso e la convocazione di nuove elezioni possono aiutarlo a raggiungere la presidenza. Da rilevare, allo stesso tempo, una crescente fiducia da parte della societàƒ civile nei confronti di Morales: molti piccoli imprenditori, professionisti, impiegati del settore pubblico sembrano avvicinarsi sempre più al MAS. Senza dimenticare che una divisione della societàƒ civile ha fatto anche gli interessi degli Stati Uniti, che a loro volta auspicano il ritorno di Tuto Quiroga alla presidenza del paese come ultima opzione neolibrale dopo Mesa.

Tuto quirogaTuto, ex presidente del partito denominato Azione Democratica Nazionalista (ADN), è stato il principale sostenitore del travaso del GAS da Santa Cruz nei porti cileni, con il pretesto di esportare energia in California. La campagna per la sua ascesa al potere saràƒ appoggiata non solo con là¢â‚¬â„¢aiuto delle multinazionali del petrolio, ma anche con risorse provenienti dal Cile, dove il politico possiede numerosi interessi industriali.

Doria medinaEd intanto, mentre è stata decisa la data per le prossime elezioni generali, che dovrebbero avere luogo il prossimo 18 dicembre, e per il referendum autonomista e per la modifica della costituzione che avverranno, secondo i piani, in luglio 2006, Morales sembra non essere più utile agli interessi del capitale straniero e degli Stati Uniti, e viene accusato di essere legato ad Azioni Sovversive, Narcotraffico e Terrorismo. Il clima politico àƒÂ© sempre piàƒÂº teso, la campagna elettorale sta assumendo i toni della à¢â‚¬Å“guerra suciaà¢â‚¬? (la guerra sporca) con candidati che, in mancanza di argomenti più importanti, si scagliano là¢â‚¬â„¢uno contro là¢â‚¬â„¢altro. Tuto Quiroga accusa il MAS di candidare ex-terroristi del Movimiento Revolucionario Tupak Amaru (MRTA) alle elezioni dipartimentali. Intanto il MAS gioca sul fatto che Quiroga sarebbe una minestra riscaldata pericolosa (à¢â‚¬Å“siempre son los mismosà¢â‚¬? dice lo spot elettorale), mentre Doria Medina, che sembra abbia fatto con il narcotraffico, accusa entrambi di perseguire interessi personali. Intanto in giro si ascoltano varie storie, come quella secondo la quale gli Stati Uniti forniscano di armi la Union Juvenil CruceàƒÂ±ista (una formazione con valori vicini al fascismo) da una parte ed i campesinos dellà¢â‚¬â„¢Altiplano dallà¢â‚¬â„¢altra.

I sondaggi, alla metàƒ del mese di novembre forniscono a Tuto Quiroga il 22%, a Morales il 21%, a Doria Medina il 14%. Il MAS sembra essere, oggi, il più forte partito Boliviano. Sinceramente, pensando al suo leader, viene da chiedersi: à¢â‚¬Å“meglio dentro o fuori la corsa per le elezioni presidenziali?à¢â‚¬? ovvero per dirla tutta à¢â‚¬Å“qual è il male minore?à¢â‚¬?

Antonio Graziano (Montevideo), Lorenzo Leonelli (La Paz)

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