Le Vene aperte della Bolivia

Il monte cerro rico, in una stampa depocaLo scrittore Uruguaiano Eduardo Galeano racconta di uno sgradevole incidente che accadde nel 1870 ad un diplomatico inglese in Bolivia. Il dittatore Mariano Melgarjo gli offrì un bicchiere di chicha, la bevanda nazionale prodotta dal mais fermentato. Il diplomatico ringraziò, ma disse che preferiva il cioccolato. Malgarejo, con la sua delicatezza abituale, lo obbligò a bersi un secchio enorme di cioccolato e poi lo fece andare in giro in groppa ad un asino, alla rovescia, per le strade della città di La Paz. Quando la regina Vittoria a Londra seppe l”accaduto, ordinò di portarle una cartina geografica, fece una croce sul Paese con un gessetto e sentenziò: La Bolivia non esiste!.
Di Antonio Graziano (Montevideo) e Lorenzo Leonelli (La Paz)

Può darsi che non sia andata proprio così, ma quella frase attribuita all”arroganza imperiale è rappresentativa della tormentata storia del popolo boliviano. Paragonando le enormi ricchezze naturali che possiede, con il livello di vita che conduce la maggior parte della sua popolazione, la Bolivia sembra non sia mai esistita. I suoi abitanti, a parte pochi eletti, sembrano non avere voce in capitolo nella storia. La popolazione indigena fu sterminata dalle malattie portate dai conquistadores, dalle guerre e dal lavoro nelle miniere.

Da quando nel 1532, quarant”anni dopo la scoperta dell”America, Francisco Pizarro conquistò l”impero degli Incas, il territorio che appartiene oggi alla Bolivia fu caratterizzato da un interrotto sfruttamento delle sue risorse. Per più di due secoli l”argento di Potosì divenne il principale motore dello sviluppo capitalista europeo. La montagna di Potosì, il Cerro Rico, inghiottiva e uccideva quotidianamente decine di operai indigeni regalando, in cambio del sacrificio di vite umane, il prezioso minerale che ha prodotto la fortuna dei banchieri europei.

Si calcola che furono circa otto milioni gli indios morti nelle miniere di Potosì, e che con tutto l”argento estratto nel corso dei secoli si sarebbe potuto costruire un ponte fino a Madrid.  Potosà­ divenne la città¡ piຠpopolosa del Mondo. Oggi, di tutta quella ricchezza è rimasta solo una montagna quasi vuota da cui si estraggono, a fatica, stagno, rame, piombo e argento.

Alcune cooperative si dividono quel che resta del cerro ricco, grazie al lavoro dei peones. Il salario medio di un peon non supera i 70 € al mese e la vita media arriva a 38 anni. Poi vengono la silicosi e la morte. Negli ultimi anni sono state intraprese politiche a favore dei lavoratori delle miniere, come quella che stabilisce che il 10 % degli incassi delle agenzie turistiche che organizzano le visite alle miniere sia destinato ai figli dei peones, per permettere loro di studiare ed avere la possibilità di poter decidere del proprio destino.

L”indipendenza della Bolivia risale al 1825, grazie alle gesta di Simà³n Bolà­var, il libertador, da cui il paese prese il nome. In quel momento in Sud America si concludevano le guerre contro il dominio coloniale, ed iniziava una nuova fase di sfruttamento per lo stato andino. Nel 1879, alleata del Perù nella guerra del Pacifico fu sconfitta dal Cile che la privò dello sbocco al mare e dei giacimenti di nitrato, esportarti dall”impero britannico per fertilizzare le terre europee. Nel XX secolo la Bolivia fu il principale fornitore di stagno a livello internazionale, facendo la fortuna dei contenitori di latta di Andy Warlhol e garantendo il sostegno agli alleati durante la seconda guerra mondiale, vendendo la materia prima ad un prezzo dieci volte più basso del solito.

A partire dagli anni “30 dello scorso secolo, il paese fu caratterizzato da una forte instabilità dovuto al fatto che i suoi governanti non erano abituati a portare a termine un”intera legislatura. Iniziò in questo modo una lunga serie di elezioni anticipate, colpi di stato militari e dittatori. Nel 1951 il neonato Movimento Nazionalista Rivoluzionario (MNR) riuscì ad unire le masse di lavoratori, ponendosi come obiettivo riforme di tipo democratico. Il MNR vinse le elezioni, ma all”ultimo momento un colpo di stato militare gli impedì di salire al potere. Scoppiò la cosiddetta rivoluzione d”aprile, che permise a Victor Paz Estenssoro di assumere il potere nel 1952. Estenssoro tentò di invertire la rotta, governò per 12 anni e introdusse politiche innovative, quali la nazionalizzazione delle miniere di stagno, la riforma agraria, e l”introduzione del suffragio universale. In quel periodo si sviluppò il più importante movimento operaio del continente, in grado di direzionare le scelte dei governi con la sua capacità di mobilitare le masse di lavoratori.

Nel 1964, indebolito da disaccordi interni, il governo di Paz Estenssoro fu rovesciato da un colpo di stato militare guidato dal generale Renè Barrientos e riprese la successione di governi quasi tutti militari e di breve durata. Si era ritornati alle abitudini di sempre.

[Questa è la prima parte di un dossier che continua con altre due parti nelle prossime settimane]

Antonio Graziano (Montevideo) e Lorenzo Leonelli (La Paz)
9 novembre 2005

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