Lunga vita al tuo PC!

Computer più veloci, processori più potenti, hard disk più capienti: la corsa dell'industria high-tech non si arresta. E spesso i pc dismessi da aziende e privati sono ancora perfettamente funzionanti. CosàƒÂ¬ c'è chi ha iniziato ad “allungargli la vita”, riutilizzandoli per scopi sociali. Con grandi vantaggi economici e ambientali [Nicola Furini, Volontari per lo sviluppo].


Il Ha “solo” 21 anni, ma è il più vecchio in servizio nel suo ufficio. Si tratta di un pc: un Ibm XT 5160, regolarmente funzionante, scovato durante una recente campagna pubblicitaria condotta a Londra dalla Kinitron Total IT Care. Questo pc ha gestito per oltre due decenni gli archivi della Capital Transport Campaign di Dalston, un'organizzazione per il miglioramento dei trasporti nella capitale inglese. L'aneddoto non susciterebbe tanta curiositàƒ se nel mondo informatico non si fosse consolidata la cultura dell'”usa e getta”, che provoca un grave spreco tecnologico (definito e-waste), fonte di conseguenze negative non solo per l'ambiente.

Obsolescenza programmata

Negli anni Settanta, un computer durava in media una decina d'anni. Oggi, il ciclo di vita medio di un pc non supera i 4 anni. Il problema sta nel cosiddetto “gemellaggio” tra hardware e software (cioè tra la macchina e le istruzioni necessarie a farla funzionare): ogni nuovo software applicativo viene progettato per una determinata macchina, ma non per le precedenti. CosàƒÂ¬ per accedere alle nuove funzioni di un sistema si è costretti a sostituire anche la macchina. Per contrastare questo spreco tecnologico sono nate numerose iniziative di trashware, una pratica il cui obiettivo è il recupero di vecchi pc dismessi, ma ancora utilizzabili per scopi di prevalente utilitàƒ socio-culturale. Da qualche anno è attiva anche in Italia una comunitàƒ di riferimento per associazioni o singoli impegnati in tale pratica, con una lista di discussione (mailing list) per gli Il logo di Trashware Italia“addetti ai lavori”, un sito internet e un bellissimo logo (http://trashware.linux.it).


Iniziative italiane

Non è facile stabilire quante sono le realtàƒ coinvolte in pratiche di trashware. Un tentativo di censimento è stato fatto in Italia da chi gestisce il sito della comunitàƒ di riferimento (cfr. http://trashware.linux.it/gruppi.html). Risultano censite almeno 24 realtàƒ – tra associazioni o singoli – ma il loro numero è di gran lunga maggiore perchàƒÂ© diversi gruppi noti agli “addetti ai lavori” non appaiono ancora in elenco.

Veri pionieri del trashware nel nostro paese sono i volontari del Golem (Gruppo Operativo Linux Empoli). Giàƒ dal 2000 riutilizzano vecchi pc dismessi da aziende o da privati, e dopo aver ripristinato l'hardware, installano il sistema operativo Linux e molto altro software open source. Gli elaboratori vengono poi utilizzati per attivitàƒ interne al Golem, o messi a disposizione di associazioni senza scopo di lucro. In altri casi, il materiale recuperato è stato utilizzato per progetti di sviluppo nel Sud del mondo, ad esempio tra le popolazioni Saharawi e in Somalia.

A Padova è molto attiva là¢â‚¬â„¢Associazione di promozione sociale à¢â‚¬Å“Faber Libertatisà¢â‚¬?, un'iniziativa nata nel 2004 che pone tra i propri obiettivi la promozione del concetto di consumo critico del materiale informatico – tenendo conto dei risvolti ecologici e sociali – e la riduzione del divario digitale per mezzo del ripristino di computer usati mediante l'utilizzo del sistema operativo Linux e del software libero.

A Torino, i promotori del progetto BitEtico (www.bitetico.org) lavorano per ridurre il digital divide, cioè la distanza che separa i paesi informatizzati da quelli dove i computer e internet sono ancora un privilegio per pochi, offrendo “opportunitàƒ di recupero e reinserimento nella societàƒ di extracomunitari, disoccupati, anziani”. La finalitàƒ di BitEtico è realizzare un progetto imprenditoriale sul modello della cooperazione sociale, a due livelli: Ecobit (raccolta e reimpiego di pc usati), Equobit (alfabetizzazione informatica attraverso pc usati e software libero).

Sempre a Torino, è operativo il progetto RIUSA, il cui obiettivo dichiarato è la riduzione della diseguaglianza economica e sociale creata dalle difficoltàƒ di accesso alle nuove tecnologie ed educare gli utenti al corretto riutilizzo delle apparecchiature informatiche.

A Roma, opera da qualche anno l'associazione ProDigi, che volendo promuovere un'equa partecipazione alla societàƒ dell'informazione ha realizzato per esempio progetti di sviluppo in Tunisia impiegando le nuove tecnologie.

Interessante anche il Progetto Lazzaro (www.progettolazzaro.it), iniziativa nata per la rivitalizzare i pc obsoleti presenti nelle scuole italiane. Il primo successo è stato il laboratorio informatico creato nella scuola media “Giovanni Bovio” di Foggia: 18 postazioni realizzate con hardware “usato” e dotate di software libero.

Spazzatura tecnologica

La mole di rifiuti elettronici cresce oggi a ritmi vertiginosi e il problema dello smaltimento ha ormai raggiunto proporzioni critiche. Il trashware consente di minimizzare gli sprechi e l'impatto ambientale, ma lo smaltimento, a un certo punto, è comunque inevitabile. I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) crescono ogni anno in Italia di circa 5 milioni e 500 mila pezzi, pari a 200 mila tonnellate di materiale, cui ognuno di noi contribuisce in media con 20 kg l'anno. Negli ultimi dieci anni sono state prodotte oltre un milione di tonnellate di spazzatura tecnologica, di cui il 90% è finito in discarica. Ma, senza un adeguato trattamento preliminare, le apparecchiature elettroniche che entrano nel flusso dei rifiuti provocano gravi danni ambientali e sanitari (vedi box). Insomma, se in casa abbiamo un computer ormai troppo decrepito per poter essere riutilizzato, o i cui componenti non sono più funzionanti, è bene avviarlo agli opportuni centri per lo smaltimento di rifiuti speciali (per informazioni ci si puàƒÂ² rivolgere alle locali aziende di smaltimento rifiuti o al Comune).

Superare il divario digitale

I pc recuperati possono costituire la prima infrastruttura da cui far partire programmi di sviluppo nei paesi tecnologicamente arretrati. Si tratta di una modalitàƒ efficace per combattere il digital divide; ma per molte organizzazioni senza scrupoli, la battaglia contro il divario digitale rappresenta solo una copertura per occultare traffici illeciti molto pericolosi. L'allarme arriva dalle associazioni ambientaliste statunitensi Basel Action Network e Silicon Valley Toxics: tra il 50 e l'80% dei rifiuti elettronici degli Stati americani dell'ovest sono caricati su container di navi in partenza per i paesi in via di sviluppo (soprattutto India e Cina), dove i costi di smaltimento sono nettamente più bassi e le leggi ambientali meno severe. Ma anche Europa, Australia e Canada esportano i loro rifiuti in Cina e nel resto dell'Asia, nascondendo l'operazione sotto la copertura del riciclaggio delle materie di cui il mercato dell'high-tech ha grande bisogno.

Nel dossier elaborato dalle due coraggiose organizzazioni nordamericane – intitolato “L'esportazione del rischio: la discarica tecnologica in Asia” – si denuncia la grave situazione dell'area di Guiyu, in Cina. Qui, un esercito di uomini, donne e bambini (almeno 100.000 persone) manipolano e bruciano su fuochi a cielo aperto materie plastiche, circuiti stampati e schermi catodici per un salario di pochi dollari al giorno. E nessuno sembra informato del rischio di ammalarsi di silicosi, cancro o altre gravi patologie. Senza contare i danni all'ambiente: il vicino fiume Lianjiang, un tempo principale fonte d'acqua per tutta la comunitàƒ , è stato poi sostituito da un flusso ininterrotto di autocarri
(vedi http://www.svtc.org/cleancc/video/video_index.html).


Quanto inquina il tuo PC?

Alcune sostanze molto pericolose, come sali di bario, cadmio, mercurio e cromo sono presenti nei computer in quantitàƒ minima, ma assolutamente non riciclabile.

Sali di bario (presenti nei tubi catodici): brevi esposizioni a questa sostanza possono causare rigonfiamento del cervello, debolezza muscolare, danni a cuore, fegato e milza.Cadmio (presente nei semiconduttori): i residui di cadmio sono tossici e possono provocare danni irreversibili per la salute. Si accumulano nel corpo, in particolare nei reni.Cromo esavalente: è usato come protezione anticorrosione o indurente. Attraversa le membrane cellulari e puàƒÂ² modificare il Dna.Mercurio: puàƒÂ² danneggiare diversi organi, come cervello e reni, e il feto durante la gravidanza. Il 22% del mercurio usato al mondo è utilizzato nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.Piombo: (mediamente 4 kg in un tubo catodico) causa gravi danni al sistema nervoso centrale e periferico, al sistema circolatorio, ai reni e al sistema riproduttivo.

La mappa dei rifiuti tecnologici

Ogni anno in Italia, dal '99, sono mandati in discarica circa 6 milioni di tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche. In Europa si sostituiscono 10 milioni di pc ogni anno (negli anni 60 avevano una vita media di 10 anni, oggi di 4, e i prodotti più innovativi di 2).

L'86% dei rifiuti solidi viene conferito in discarica.
I 2/3 delle discariche sono abusive o fuori norma.
Il 25% dei rifiuti elettrici ed elettronici viene conferito a strutture comunali.Il 40% viene ritirato dai rivenditori.
Il 15% viene ritirato dai rottamatori.
Il 15-20% viene abbandonato.
Solo il 15% dei beni durevoli (pc, tv, hi-fi) esausti è trattato in modo ecocompatibile.

Fonte: Consorzio Equal'It (www.tecnoimprese.it/ecoqualit)

Per approfondimenti:
* Exporting Harm. The high-tech trashing of Asia, dossier sullo smaltimento dei rifiuti hi-tech:
http://www.svtc.org/cleancc/pubs/technotrash.pdf
* Guida pratica su riciclaggio di pc e componenti informatiche (a cura della Provincia di Torino):
http://www.mettersinproprio.it/scheda%20pc.PDF
* United Nations Information Technology Service:
http://www.unites.org/

Normativa sullo smaltimento dei rifiuti speciali dell'elettronica:
Italia: decreto Ronchi (D.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22)
Unione europea: direttive 2002/95/CE e 2002/96/CE (con successive modifiche e integrazioni) sulla “raccolta, trattamento, recupero, reimpiego, riciclaggio e smaltimento” dei Raee, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

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