L’Argentina cambia pagina

Louis Sepulveda, il grande letterato, commenta con gran piacere e soddisfazione la notizia che proviene dall'Argentina: le leggi che hanno permesso l'impunitàƒ agli esecutori e ai mandanti dei crimini commessi nel periodo intercorrente tra il 1976 e il 1983, il periodo della dittatura sanguinaria e repressiva, sono state abrogate. Gli atti della vergogna, come comunemente e giustamente sono stati definiti dai commentatori democratici argentini, consistevano in due leggi: la legge del Punto final e la legge sull'obbedienza [Alessandro Rizzo].


La prima prevedeva un termine di 60 giorni oltre il quale non sarebbe stato più possibile procedere contro coloro che avevano commesso crimini efferati contro l'umanitàƒ ; mentre la seconda, la cui titolazione è giàƒ esemplificativa del testo, considerava che non si potesse procedere contro i militari e i quadri intermedi che eseguirono fedelmente le direttive criminali del governo,  dell'esecutivo, e delle autoritàƒ militari. Le leggi erano state fortemente proposte dal Presidente Raul Alfonsin nel 1986 e furono approvate per porre una soluzione ingiusta e un rimedio illegittimo alle torture, ai genocidi, alle deportazioni di massa e agli occultamenti di cadaveri di oppositori al regime, commessi durante il regime, pedissequamente e disumanamente attuati da esponenti dell'esercito nazionale.

Il presidente Menem, in piena ondata di revisionismo falangista e di peronismo mafioso e corporativo, destabilizzante il quadro unitario e civile sociale delle istituzioni argentine, appena uscite da anni di oppressione e di reazione, volle addirittura liberare i militari che si trovavano nelle carceri, colpevoli dei più efferati atti contro i diritti umani.

Ricordiamo con dolore e con terrore, come cittadinanza democratica e antifascista mondiale, le azioni che quotidianamente venivano perpetrate dagli aguzzini di una dittatura infame e vergognosa. Tra i crimini più eclatanti non si puàƒÂ² non considerare l'uccisione di donne, le quali, sequestrate mentre erano in stato gestazionale, venivano uccise dalle milizie del regime dopo aver partorito, mentre il neonato veniva consegnato alle famiglie dei collaborazionisti. Ricordiamo, anche, le migliaia di persone che venivano gettate dall'aereo nelle acque oceaniche, ancora vive; oppure ricordiamo le tante adozioni, a cui non si dette corso operativo, in quanto furono ostacolate dalle autoritàƒ tramite la falsificazione di documenti e atti notarili. Sparivano nel nulla centinaia di cittadine e di cittadini, giovani, anziani, madri di famiglia, oppositori e non oppositori palesi al regime, lavoratrici e lavoratori, studenti, per l'efferatezza e la follia omicida di una dittatura violenta, al fine di incutere quel terrore e quella paura nelle coscienze civili, quel senso di smarrimento assoluto e quel sentimento di frustrazione e di impotenza difronte alla disarmante scelleratezza sanguinaria di boia e di freddi e cinici teorici della repressione.

Ma il 14 giugno la Corte Suprema argentina ha pronunciato l'illegittimitàƒ delle leggi che non permisero per i familiari delle vittime del criminale disegno reazionario e totalitario argentino di avere giustizia e di rivendicare la memoria e la dignitàƒ civile e sociale delle persone care, che furono sacrificate dalla furia belluina di una delle dittature maggiormente brutali.

Finalmente l'Argentina potràƒ piangere i propri concittadini senza il senso ottenebrante dell'impotenza di fronte al cinismo calcolatore di un'autoritàƒ , che non compie il fine per cui è preposta, ossia promuovere la giustizia, fonte di coesione sociale e fonte di reale armonizzazione democratica. La pacificazione non avviene rimuovendo il passato e amnistiando impunemente le efferatezze e gli errori immani che un popolo ha commesso nel passato di uno stato: la pacificazione avviene quando la memoria diviene ricchezza e patrimonio civico per proseguire con fermezza e costanza sulla strada del progresso e del superamento cosciente delle nefandezze e dei crimini, commessi in modo irrazionale e barbaro dai propri predecessori. La giustizia e la veritàƒ sono gli unici componenti che possono condurre al raggiungimento di questi obiettivi e di queste
finalitàƒ .

Nessuno si è opposto, se non la volontàƒ organizzativa di movimenti e associazioni, ormai di fama internazionale, come “Le donne della Plaza de Majo”, contro la non concessione dell'estradizione, da parte delle autoritàƒ argentine, di loschi e criminali individui, generali dell'esercito, o, espressioni dell'autoritàƒ governativa dittatoriale, che violarono gli elementari diritti umani di cittadine e di cittadini di altri stati, come la Spagna o come l'Italia. Il 6 dicembre 2000, in Italia, per quanto concerne, quindi, il nostro Paese, otto militari vennero condannati in assenza per la scomparsa di cittadini italiani durante la dittatura, ottenendo risposta negativa in modo assoluto dell'Argentina riguardo una loro dovuta estradizione.  Non solo: gli Stati Uniti, da sempre sedicenti “giustizialisti della notte” mondiali, non hanno accusato il governo argentino di non assicurare il giusto corso della giustizia nel proporre leggi che amnistiassero impunemente i crimini efferati commessi nel passato: tutto questo perchè essi stessi erano gli “addestratori” dei torturatori e dei signori
del regime sanguinario.

La nuova disposizione giurisdizionale emessa dall'Alta Corte argentina permette di aprire una nuova frontiera nel percorso verso la giustizia: se la massima autoritàƒ ordinamentale, preposta a garantire la legittimitàƒ degli atti e il rispetto dei diritti costituzionali e internazionali in terra argentina, non avesse dichiarato tramite sentenza l'illegittimitàƒ di queste leggi della vergogna, come considerate giustamente dall'opinione pubblica nel corso degli ultimi anni, i 30000 desaparecidos non avrebbero potuto essere rivendicati nella memoria storica e nella propria dignitàƒ civile e umana, calpestata barabaramente dagli aguzzini del regime e annientata una seconda volta da una legislazione connivente con gli interessi personali dei teorici della repressione di assicurarsi un'indecente e vergognosa impunitàƒ assoluta. I militari finora giustiziati e processati, nonchè incarcerati sono inferiori in numero rispetto ai crimini commessi lungo il periodo della dittatura infame: quelli arrestati, infine, o sono stati liberati grazie alle leggi di Menem, improntate alla rivalutazione storica della dittatura criminale, oppure incarcerati in celle d'oro, tenute e gestite da coloro che erano
sottoposti alle loro direttive, sotto il regime. Molti mandanti delle gravi violazioni dei diritti umani in Argentina, per causa dell'avanzata etàƒ , sono stati beneficiati da permessi e da licenze, nonchè da leggi di scarcerizzazione o di commutazione della pena in detenzione agli arresti domiciliari.

L'Argentina volta pagina e la pagina che si volta è una pagina che chiude un capitolo storico all'insegna dell'oblio e della cosidetta ipocrita “pacificazione nazionale”, dove i criminali di una dittatura vengono considerati non colpevoli  e non perseguibili in giudizio. Una strada, è questa, che permette di riporre in discussione la storia, creando inconsapevolezza nelle coscienze civili e creando i presupposti per strumentalizzare una lettura revisionista a favore di poteri forti che pongono quotidianamente in repentaglio le basi delle conquiste democratiche: conquiste che sono temporanee e che devono essere difese in modo indefesso e assoluto dalla popolazione e dalla cittadinanza.

L'Argentina puàƒÂ², finalmente, sperare di non piangere ancora.

Alessandro Rizzo

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