Guardare oltre il buco nero del referendum sulla legge 40, per ripensare in modo nuovo la laicità ƒ e il rapporto tra Stato e Chiese: è questo quello che si propone la neonata associazione, dal nome provvisorio di “Dialogando”, promosso da un gruppo di intellettuali, professori e parlamentari, di area cattolica e laica (Adista).
“Dialogando”, se questo sarà ƒ il nome definitivo, fa tesoro dell'esperienza di riflessione e di confronto tra laici e cattolici che ha portato al documento dei '3 sà ƒÂ¬' al referendum diffuso a febbraio (v. Adista n. 12/05): 'veterani' di quella esperienza sono Stefano Ceccanti, Claudia Mancina, Miriam Mafai, Giorgio Tonini, Michele Salvati, Marco Ivaldo. Ad essi si sono aggiunti, tra gli altri, la deputata Ds Elena Montecchi, i giornalisti Antonio Polito e Marco Politi, il direttore di 'Confronti' Paolo Naso (valdese), l'assessore regionale del Lazio Giulia Rodano, il politologo Gian Enrico Rusconi, ed anche un religioso, il monaco della comunità ƒ ecumenica di Bose Riccardo Larini.
La necessità ƒ di una riflessione su una nuova laicità ƒ nasce dalla constatazione della crisi del modello 'tradizionale' di laicità ƒ , spiega Claudia Mancina, quello francese, che sancisce una completa esclusione dalla sfera pubblica di ogni riferimento all'identità ƒ e al sentimento religioso. Un modello riproposto recentemente in Francia, a quasi un secolo dalla legge francese del 1905 che ne è la più completa espressione.
Tuttavia, la genesi della crisi di una società ƒ aperta e multiculturale come quella olandese, fino all'uccisione del leader nazionalista Pim Fortuyn, induce a ripensare ai rischi di marginalizzazione e di disgregazione sociale insiti in un modello che declina la 'tolleranza' come mera 'indifferenza', relegando la religiosità ƒ nella sfera privata. Invece, come si legge nella bozza di programma della neonata associazione, “in un contesto multiculturale e multireligioso, la spinta ad una presenza delle religioni nella sfera pubblica è più forte, e più difficile da realizzare la neutralità ƒ dello Stato”.
Ma anche il recente – e lacerante – dibattito referendario deve essere stimolo per un “ripensamento del confine tra pubblico e privato”: i temi etici, che coinvolgono la vita, la morte, la famiglia, la sessualità ƒ , sono destinati, secondo Stefano Ceccanti, a occupare un ruolo sempre più centrale nell'agenda parlamentare, anche – ma non solo – per effetto della 'doppia devolution' (verso l'alto e verso il basso, Parlamento europeo e Regioni). In questi campi, la “libertà ƒ di coscienza” rischia di essere un criterio inadeguato: “a nessun individuo e a nessun gruppo dev'esser chiesto di mettere tra parentesi la sua identità ƒ religiosa”, tuttavia è indispensabile – per arrivare a soluzioni condivise dai più, in grado di 'reggere' ai cambiamenti di maggioranza connaturati nel bipolarismo – che questa sia espressa “in modo tollerante e coerente con i principi liberali della libertà ƒ individuale e dell'eguale rispetto dovuto a tutti”.
Alla base della nuova idea di laicità ƒ , cercata dal gruppo, alcuni punti fermi: nessuna religione è per sà ƒÂ© fondamentalista, ma puà ƒÂ² invece “essere compatibile con una società ƒ liberale”, come testimonia la storia del cristianesimo; la neutralità ƒ dello Stato va riaffermata, nel senso di una imparzialità ƒ verso i diversi credi che non deve tradursi nell'emarginazione del sentimento religioso e, in certa misura, dei suoi simboli, come il velo; vanno respinte con uguale forza la “sovrapposizione tra identità ƒ religiosa e identità ƒ nazionale”, o europea, o occidentale, e una “versione radicale e iperrelativistica del multiculturalismo”. Ancora Claudia Mancina, infatti, sottolineava che questo progetto non nasce in contrapposizione ai cattolici.
“Non bisogna sottovalutare”, ha ricordato Marco Ivaldo, “gli alti esiti” del dialogo tra Jà ƒÂ¼rgen Habermas e l'allora card. Ratzinger (raccolti nel volume Ragione e fede in dialogo, Marsilio 2005, ndr) in direzione di un “apprendimento complementare” tra cultura laica e cattolica. L'accoglimento dell'esperienza e delle idee dell'altro richiede infatti l'assunzione – ciascuno dalla propria parte – di una forte responsabilità ƒ , nel solco di quanto predicato del Concilio Vaticano II. Spunti che perà ƒÂ² non devono far dimenticare la debolezza della cultura politica italiana, con il rischio di “reciproche strumentalizzazioni” che soffocano il dialogo e aprono lo spazio alle ingerenze degli esponenti religiosi nella sfera elettorale.
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