A 60 anni dalla fondazione, oltre a decine di interventi riusciti, le Nazioni Unite hanno registrato molti insuccessi, come la recente occupazione dell'Iraq. Oggi la struttura dell'Onu necessita di riforme urgenti. E nonostante la resistenza dei 5 membri permanenti, si aprono spiragli per modifiche sostanziali. Ce la farà ƒ l'Onu a sopravvivere a se stessa?
di Nicola Furini (Volontari per lo sviluppo)
Il mondo ha bisogno dell'Onu. Afflitta, delegittimata, svuotata di potere, risorse, funzioni, scavalcata da istituzioni prive della necessaria legittimazione come il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale, l'Agenzia non puà ƒÂ² prorogare oltre una serie di riforme. O non ci saranno più le Nazioni Unite.
Antonio Papisca, direttore del Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli all'Università ƒ di Padova, descrive la situazione odierna nel seguente modo: à ‚Â«l'Onu deve essere più forte e più democratica, trasparente e partecipata, aperta alla collaborazione permanente con la società ƒ civile mondiale, con gli enti locali e con i parlamenti, capace di prevenire lo scoppio di nuovi conflitti armati e di promuovere il disarmo, impegnata a difendere il diritto internazionale dei diritti umani e a mettere al bando la guerra, decisa a riconquistare una centralità ƒ politica nel campo sociale, ambientale ed economicoà ‚Â».
Le radici di una crisi annunciata
Dal secondo dopoguerra, le Nazioni Unite hanno storicamente assolto a due compiti fondamentali: conservare l'ispirazione pacificatrice della Società ƒ delle Nazioni, di cui hanno raccolto l'eredità ƒ , e mediare tra le superpotenze Usa e Urss. Adesso le condizioni sono profondamente mutate. Gli Stati membri dell'Onu sono passati da 45 a 189, e ci troviamo in un contesto internazionale sempre più interconnesso, dove appaiono nuovi attori ed emergono problemi inediti. Dopo il crollo del muro di Berlino, dopo l'11 settembre e dopo l'attacco “preventivo” all'Iraq, il sistema di governance globale, basato sul multilateralismo, è stato messo pesantemente in discussione. Emerge oggi il problema di come rifondare le regole del gioco, affidandole al consenso e alla legittimità ƒ piuttosto che ai rapporti di forza.
La riforma su cui si discute con maggior insistenza riguarda la composizione del Consiglio di sicurezza, all'interno del quale le cinque potenze vincitrici del Secondo conflitto mondiale (Usa, Regno Unito, Russia, Francia e Cina) godono di poteri speciali. I cinque infatti, oltre a essere membri permanenti – mentre i restanti 10 paesi vengono eletti dall'Assemblea generale con un mandato biennale – possono esercitare il diritto di veto sulle decisioni prese collegialmente, da almeno 9 dei 15 paesi membri. A questi cinque è dunque riconosciuto un potere enorme, che non trova più le giustificazioni politiche di sessant'anni fa. Esiste infatti un largo consenso per l'abolizione del diritto di veto, ma quelli che lo possiedono… mettono il veto. E qualsiasi riforma delle Nazioni Unite passa per la volontà ƒ dei cinque membri permanenti, i quali non hanno alcuna intenzione di rinunciare ai propri privilegi.
Un paese, un voto
Oltre al diritto di veto, un'altra componente anacronistica è contenuta nello statuto dell'Onu e riguarda le forme di voto dell'Assemblea. Le regole attuali si basano infatti sul principio “un paese un voto”. Ma per Sandro Calvani, capo del Programma Onu per la droga e il crimine, à ‚Â«è come dire, in un grande condominio, che chiunque abbia un garage pesa come il proprietario del supermercato. à ƒË†ovvio che l'assemblea condominiale finisce a pugni! Attualmente è la situazione che abbiamo all'Onu, dove ogni abitante di San Marino conta 50 mila volte un abitante della Cinaà ‚Â».
Ed è ancora Calvani a suggerire una soluzione, con la formula di un sistema a punti: i paesi che non rispettano le risoluzioni dell'Onu perdono punti, fino a ritrovarsi senza diritto di voto in Assemblea generale. à ‚Â«Oggi abbiamo una serie di trattati internazionali firmati e non rispettati che fanno perdere credibilità ƒ a tutto il sistema Onu: la proposta con il voto a punti aiuterebbe a recuperarlaà ‚Â».
Sotto accusa è anche un altro principio dell'Agenzia, quello di neutralità ƒ . Nei territori dove la violenza proviene inequivocabilmente da una sola parte, la neutralità ƒ rende le truppe Onu inefficaci e, nei casi peggiori, complici dei colpevoli. à ‚Â«Si deve esaminare con urgenza – sostiene Andreas Bummel dell'Associazione per i popoli minacciati – la possibilità ƒ di munirsi di truppe d'intervento sempre pronte all'impiego, direttamente soggette al Segretario generale e alla Commissione di stato maggiore dell'Onuà ‚Â». In questo modo non si ripeterebbero drammatici episodi di fallimento della comunità ƒ internazionale, come il genocidio ruandese del '94 (800 mila morti in poche settimane) o il massacro nella “zona protetta dall'Onu” di Srebrenica (8-10 mila musulmani bosniaci trucidati in un mese).
Più forza e più democrazia
Date le difficoltà ƒ in cui versano le Nazioni Unite, qualcuno ne chiede addirittura la cancellazione. Tuttavia il calcolo costi-benefici suggerisce di “salvare la pelle” all'Onu, agendo il più in fretta possibile. E le misure proposte in tal senso variano dall'allargamento della composizione del Consiglio di sicurezza in funzione di una sua maggiore rappresentatività ƒ , alla creazione di un corpo permanente di polizia civile e militare sotto la diretta autorità ƒ delle Nazioni Unite; dalla dotazione della Corte penale internazionale di tutte le risorse necessarie per esercitare efficacemente la propria attività ƒ , al conferimento di maggiori poteri al Consiglio economico e sociale (Ecosoc); dall'aumento delle risorse destinate agli organi specializzati in materia di diritti umani e ai programmi per lo sviluppo nei paesi poveri, al ricambio di buona parte dell'attuale personale Onu in quanto, sostengono i promotori di questo punto, burocratizzato e privo di tensione ideale.
Ma il potenziamento dell'Onu, se non accompagnato da un processo di democratizzazione, da solo è rischioso. Questo significa che devono essere parallelamente coinvolti nella riforma attori finora non rappresentati: i parlamenti nazionali, le organizzazioni non governative, i popoli indigeni e le minoranze etniche. à ƒË†dunque necessario creare un'Assemblea parlamentare delle Nazioni Unite, da affiancare all'attuale Assemblea generale composta dagli Stati membri; istituire il principio di “co-decisionalità ƒ “, per le materie attinenti a diritti umani, sviluppo e ambiente, a favore delle organizzazioni non governative che già ƒ godono dello status “consultivo” presso l'Ecosoc.
La teoria dei piccoli passi
Ma le riforme dell'Onu, se ci saranno, andranno molto probabilmente nel senso di “aggiustamenti” tutto sommato marginali, magari allargando l'area dei decisori effettivi, ossia di quegli Stati in condizione di influire sulle scelte concrete dell'organizzazione. Rimane il fatto che, se vogliamo vedere finalmente umanizzate le principali istituzioni governative nazionali e internazionali, è necessario continuare a lavorare nel campo dell'educazione ai diritti umani e alla democrazia. E frutto di questo impegno, che si dilaterà ƒ necessariamente su tempi medio-lunghi, sarà ƒ la speranza di un futuro migliore per tutti.
Proposte per una governance globale
Come parte fondamentale della società ƒ civile organizzata, le ong continuano a sostenere con forte impegno la promozione della riforma delle Nazioni Unite e delle altre organizzazioni di governance mondiale. Volontari nel mondo – Focsiv, è persuasa che una governance globale debba porre al centro di ogni decisione una nuova etica globale e un nuovo approccio alla globalizzazione. Nel dettaglio, alcune proposte, elaborate nell'ambito Cidse (la rete delle agenzie cattoliche di sviluppo europee e nordamericane di cui Focsiv è il membro italiano) in collaborazione con Caritas Internationals:
* la necessità ƒ di maggiore trasparenza nelle transazioni economiche;
* un maggior controllo democratico delle istituzioni finanziarie internazionali e quindi una rappresentazione e partecipazione adeguata di tutti gli stati e in particolare dei paesi in via di sviluppo e della società ƒ civile negli organi decisionali di tali istituzioni;
* maggior coerenza e cooperazione tra le politiche delle istituzioni finanziarie internazionali e le Nazioni Unite e le sue agenzie, con la priorità ƒ dell'eliminazione della povertà ƒ e dello sviluppo sostenibile.
Non ultimo, la riforma dell'Ecosoc – il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni unite – per trasformarlo in un vero e proprio Consiglio di Sicurezza per le questioni economiche, sociali, ambientali, costituito sulla base di una rappresentanza combinata tra grandi potenze economiche, paesi demograficamente significativi e membri eletti dall'Assemblea Generale Onu.
Chi fosse interessato a saperne di più puà ƒÂ² richiedere il documento completo pubblicato in “Volontari e Terzo mondo” n.3/2004 all'indirizzo mail: promozione@focsiv.it.
Nell'ambito della Tavola della Pace, Focsiv sostiene anche la campagna “Riprendiamoci l'Onu”.
Per saperne di più:
www.onuitalia.it, sito delle Nazioni Unite per l'Italia
www.entilocalipace.it, appello per la democratizzazione dell'Onu dell'Associazione per la pace
www.reformcampaign.net, campagna mondiale per una riforma del sistema delle istituzioni internazionali
www.crbm.org, campagna per la riforma della Banca mondiale
www.50years.org, piattaforma e richieste di riforma per Fondo monetario internazionale e Banca mondiale della Rete statunitense per la giustizia economica globale (in inglese)
www.reformwatch.net, studi e rapporti sulle proposte di riforma (in inglese)
www.centrodirittiumani.unipd.it, raccolta di materiale a cura del Centro per i diritti umani dell'Università ƒ di Padova
www.ubuntu.org, forum mondiale della rete della società ƒ civile Ubuntu
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