Riesplode la guerra sui panieri dell"inflazione

Logo IstatIl paniere dell”Istat (cioè l”insieme dei prodotti e dei servizi su cui si calcola l”inflazione) così com”è non va più bene: occorre modificarlo, renderlo più aderente a tipologie di famiglie diversificate (poveri, pensionati, giovani), e tutto questo si può fare «con la collaborazione delle forze sociali» e del governo.  A tenere le fila di queste critiche è stato da sempre l”Eurispes che ha pensato bene di presentare da subito un nuovo paniere, alla base del quale ci sono quattro tipologie differenti di famiglie, tutte mediamente giovani, tutte con due figli e tutte che dispongono unicamente di un reddito da lavoro. Il dato più «eclatante» è che nessuna di queste famiglie, pur dalla vita spartana, riesce ad arrivare a fine mese senza l”aiuto dei nonni.


Luigi Biggeri, presidente del1″Istat, comincia con una proposta in positivo (che ammette implicitamente una carenza), l”intervento alla Conferenza nazionale di statistica, al palazzo dei Congressi dell”Eur (a Roma). Fuori ci sono i dipendenti dell” lstituto che protestano perché da 30 mesi attendono il rinnovo del contratto. Ma c”è soprattutto l”eco delle critiche che hanno coinvolto l”Istituto a proposito dei prezzi. Molti – sindacati, consumatori, associazioni di cittadini – hanno considerato la rilevazione del costo della vita assolutamente sottostimata.
Dunque Biggeri ha voluto subito fugare ogni possibile ripresa polemica: «Se il Governo e le parti sociali fanno un tavolo per rivedere la struttura del paniere – ha detto – avremo tutti gli strumenti per calcolare nuovi indici del costo della vita. Occorre dare maggiore visibilità a tutti i soggetti sociali – ha quindi spiegato – ad esempio cercando di costruire indici dei prezzi al consumo per famiglie di pensionati e famiglie con bassi redditi, analizzando gli immigrati e le loro famiglie nella globalità de]ie loro condizioni di vita e di esclusione sociale». Un lavoro «molto difficile», perché presuppone la conoscenza specifica dei comportamenti di consumo e dei canali commerciali utilizzati.
Resta chiaro, comunque, per Biggeri, che «I”Istat ha dimostrato finora massima chiarezza sulle metodologie». E se incomprensioni ci sono state, ha detto, è anche perché i giornali hanno enfatizzato i dati più «eclatanti» trascurando il contesto.
Stima e merito, in realtà , lo hanno accordato tutti all”istituto. Il vicepremier Gianfranco Fini ha definito la statistica «un bene pubblico» e «uno strumento per un consapevole controllo democratico».
il presidente del senato Marcello Pera ha detto che «la critica alla procedura utlizzata dall”Istat è un elemento fondamentale. I sistemi di rilevazione posso anche essere discussi, ma è sviante la polemica politica sul risultato di procedure che sono state convenute». A onor del vero anche i sindacati hanno sottolineato il ruolo fondamentale dell”istituto e la sua attendibilità . Però, a iniziare da Savino Pezzotta della Cisl, hanno ribadito la necessità di rivedere «di comune accordo» il paniere, una volta per tutte, e mettere da parte polemiche e ripicche.
Insomma, quel sistema di rilevazione dei prezzi al consumo, che tanto ha fatto discutere, va aggiornato.

Logo Eurispes A tenere le fila di queste critiche è stato da sempre l”Eurispes, il centro di ricerca diretto da Gian Maria Fani, il quale – giustappunto ieri – ha pensato bene di surclassare ogni buona intenzione dell”istat e presentare da subito un nuovo paniere, alla base del quale ci sono quattro tipologie differenti di famiglie, tutte medi mente giovani, tutte con due figli e tutte che dispongono unicamente di un reddito da lavoro.
La prima grande differenza del paniere Eurispes rispetto a quello l”Istat è che qui non compaiono beni di lusso (sigarette estere, garage, taxi, ;aerei, imbarcazioni, manifestazioni sportive, luna park, stabilimenti balneari, discoteche, lotterie, libri non scolastici, ecc.). La seconda differenza è che alcuni consumi, elencati neI paniere Istat, come bar e ristoranti, cinema, teatri sono poco o nulla presenti in quello Eurispes. La terza è che si ipotizza che la famiglia paghi l”affitto (o un mutuo per la casa).
Ma il dato più «eclatante» (questo sì), è che nessuna di queste famiglie, pur dalla vita spartana, riesce ad arrivare a fine mese senza l”aiuto dei nonni.

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