Prolusione di Francesco Paolo Casavola sulle riforme istituzionali, in occasione della 44^ settimana Settimana sociale dei cattolici italiani [tratto da Adista].
Nona, undicesima, tredicesima legislatura del Parlamento italiano sono state invano investite, con mandato a commissioni bicamerali, del compito di proporre riforme costituzionali. Dunque, da un quarto di secolo si è aperta una fase della vita pubblica nel nostro Paese caratterizzata da un malessere che cerca il rimedio in modifiche della costituzione del 1948, senza riuscirvi, per la difficoltà ƒ di costruirle su un largo consenso delle forze politiche e dell'opinione pubblica. Se in un primo periodo di questa fase sembrava che si volesse una correzione o miglioramento dell'edificio costituzionale, come ad esempio il superamento del bicameralismo perfetto, in un secondo tempo si è giunti a chiedere un mutamento della forma di governo, democrazia presidenzialista e non parlamentare, e della forma di Stato, federale e non centralista. Oggi si pone in forse la separazione dei poteri, cioè lo Stato di diritto, e, sconfinando dalla parte seconda (Ordinamento della Repubblica) nella parte prima (Principi fondamentali), si avanzano dubbi sulla effettività ƒ del principio lavorista (la Repubblica fondata sul lavoro, con quel che segue in tema di tutela dei lavoratori e di costituzione economica), del principio solidaristico (con una concezione del mercato che rende problematica ogni sopravvivenza del Welfare-State).
Nella seconda metà ƒ degli anni Novanta, ultimi della sua vita, Dossetti ha dovuto guidare comitati per la difesa della Costituzione, tanto il vento che cominciava a soffiare era di ripudio dell'intera carta del 1948, dell'evento che l'aveva prodotta, la Resistenza antifascista, delle culture politiche, liberale, cattolica, socialista, che avevano ispirato i Padri costituenti, del patrimonio di valori religiosi e civili custodito da una società ƒ ancora non deflagrata nel consumismo e nell'anomico individualismo di massa. Si ascoltarono in quegli anni deprecazioni di una Costituzione obsoleta, nata in un contesto, quale quello del dopoguerra, ancora prevalentemente rurale, inadatta ad una economia industriale avanzata. Come se le Costituzioni più salde non fossero quelle che durano da più di due secoli, come la statunitense, che certo dai tempi delle navi a vela e del traino a cavalli è giunta ai viaggi spaziali senza che alcuno le avesse imputato inadeguatezza ai progressi della modernità ƒ . Nà ƒÂ© alcuno dei critici della Costituzione del 1948 si è mai peritato di conoscere quali e quanti avanzamenti della società ƒ italiana sono dovuti alla interpretazione evolutiva che la Corte costituzionale ha potuto e saputo rendere dei principi e dei precetti di quel documento, che resta tuttora uno dei punti d'arrivo più alti del costituzionalismo contemporaneo. In realtà ƒ l'attacco alla Costituzione iniziato negli ultimi due decenni del Novecento è seguito al silenzioso sabotaggio alla Costituzione dei tre decenni precedenti.
Comincià ƒÂ² la Magistratura con il qualificare programmatici e non precettivi gli articoli della Costituzione che miravano ad un nuovo ordine sociale. Seguirono i partiti a ritardare di oltre venti anni l'attuazione delle autonomie delle Regioni a statuto ordinario.
Un organo decisivo per la nuova legalità ƒ repubblicana, quale la Corte costituzionale, fu insediato solo nel 1956, otto anni dopo l'entrata in vigore della Costituzione. E nel discorso di apertura della prima udienza, Enrico De Nicola, che ne era presidente, deplorà ƒÂ² l'ignoranza della Costituzione anche nel ceto politico, ricavandone un presagio infausto per il futuro del Paese. La faticosa attuazione delle libertà ƒ costituzionali diventà ƒÂ² una bandiera dei partiti esclusi dalla partecipazione al governo, sicchà ƒÂ© chi volle, tra i cattolici della Democrazia Cristiana, come Aldo Moro, uscire da quella democrazia bloccata, anche a causa del contesto internazionale della guerra fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti d'America, parve compromettere, oltre a equilibri sociali, la stessa collocazione dell'Italia nel mondo occidentale.
…continua su http://www.adista.it/numeri/adista04/adi74/adi74-1.html
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