San Francesco guerrafondaio? "Questo è troppo". La reazione del coordinatore di Pax Christi

“Capisco il disagio di Fini di rappresentare un governo in guerra al cospetto di un santo nonviolento, ma volerlo trasformare in un teorizzatore della guerra preventiva mi sembra francamente troppo”. CosàƒÂ¬ sbotta Tonio Dell'Olio, coordinatore nazionale di Pax Christi, chiudendo un suo commento al discorso fatto da Fini su san Francesco ad Assisi [Adista].


Secondo Dell'Olio, Fini “avrebbe fatto la sua figura dignitosa se si fosse limitato a portare il saluto delle situazioni. Ha preferito invece offrire all'Italia una lezione di spiritualitàƒ francescana. San Francesco 'non condannàƒÂ² mai l'uso delle armi per la legittima difesa' – ha detto – e, ricordando che egli 'desiderava la pace come mezzo al servizio del bene comune', ha puntualizzato che la regola francescana non proibàƒÂ¬ l'uso delle armi ma l'aggressione armata. 'Una nozione importante – ha osservato infine – nell'epoca attuale, in cui la libertàƒ deve essere difesa ogni giorno dalle persone in divisa'”.”àƒË† davvero singolare che sia Gianfranco Fini a fare l'esegesi della regola di San Francesco”, prosegue il coordinatore di Pax Christi. “Isolare una frase non solo dal contesto storico in cui viene pronunciata, ma addirittura dalla testimonianza di un'intera vita, è quanto meno capzioso. Questo è tipico della lettura fondamentalista della Bibbia, molto frequente oggi negli Usa e utilizzata anche da Mr. Bush! Proviamo a capirlo con un esempio. Una volta Fini avanzàƒÂ² proposte sul voto agli immigrati. Ma quella posizione non ci ha fatto cambiare opinione sulle politiche di condanna a morte degli immigrati rispediti, dalla legge che porta il suo nome, verso le terre da cui scappano a causa della guerra e della fame. Quella legge non ci pare particolarmente ispirata allo stile dell'accoglienza francescana”.”Ma a proposito dell'uso delle armi, Gianfranco Fini – rileva Dell'Olio – ha l'abilitàƒ di capovolgere i termini della questione e piuttosto che esaltare il fatto assolutamente inusitato, innovativo e rivoluzionario della proibizione per quell'epoca, lo legge con le sue lenti e arriva a concluderne che ne consente l'uso solo agli uomini in divisa. In realtàƒ dalla regola e dalla vita, dai gesti compiuti e da innumerevoli messaggi, Francesco è e rimane un modello di nonviolenza, un uomo fatto in tutto ultimo tra i poveri e disarmato tra i violenti, per protestare con la propria vita che il Vangelo, la libertàƒ e la pace non si annunziano con la forza. Da sempre, nella storia, la nonviolenza è stata strumento povero degli oppressi e la guerra arma degli oppressori. Nella regola infatti chiede ai suoi fratelli di “amare quelli che ci perseguitano e ci riprendono e ci calunniano, poichàƒÂ© dice il Signore: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano. 'Beati quelli che sono perseguitati per la giustizia, poichàƒÂ© di essi e il regno dei cieli'. Capisco – chiude dunque Dell'Olio – il disagio di Fini di rappresentare un governo in guerra al cospetto di un santo nonviolento, ma volerlo trasformare in un teorizzatore della guerra preventiva mi sembra francamente troppo”.

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