Fa molto discutere la pubblicità ƒ istituzionale (si chiama cosà ƒÂ¬ perchà ƒÂ© non vende un prodotto o un servizio particolare) in cui Gandhi parla alle masse del '900 attraverso i moderni mezzi della comunicazione [Pier Luigi Tolardo – ZeusNews].
La webcam porta l'immagine di Gandhi sugli schermi delle piazze di New York o sulla Piazza Rossa. Lo ascoltano sui telefonini uomini in abiti degli anni '30 e alla Casa Bianca pre-Guerra Mondiale. Tutto in bianco e nero, con una pellicola lavorata per avere un magnifico effetto retrà ƒÂ², regia del grande regista afroamericano Spike Lee, sempre a metà ƒ fra il cinema indipendente e la grande Hollywood.
Non è la prima volta che Telecom Italia utilizza icone del '900, grandi leader degli ultimi del Terzo Mondo, per i suoi spot: lo aveva fatto già ƒ tre anni fa, sotto la direzione della pubblicità ƒ di Fulvio Zendrini, uno dei maghi della creatività ƒ dell'advertising italiano, quando era stato ingaggiato come testimonial in carne ed ossa addirittura Nelson Mandela, che aveva versato il compenso milionario al suo Fondo per l'infanzia. A Gandhi invece non si devono particolari compensi e, in questo senso, la scelta è più risparmiosa.
La scelta dell'apostolo della nonviolenza puà ƒÂ² sembrare dissacratoria per uno spot commerciale ma la pubblicità ƒ italiana negli anni '70 ci aveva dato di peggio: con i jeans “Jesus” dello slogan di chi “Mi ama mi segua” portati sul fondoschiena di una bella ragazza; perfino, i Paolini avevano lanciato negli stessi anni la loro rivista più colta “Jesus” con un Gesù sorridente in giacca e cravatta.
La stessa famosa marca di sci Rossignol, negli anni '80 del Papa vigoroso e atletico, aveva utilizzato un'immagine del Santo Padre sciatore. Insomma, la pubblicità ƒ non ha rispetto per nessuno e per niente: questa è una legge che Telecom Italia non inventa ma, semmai, conferma. Gandhi era già ƒ stato strumentalizzato in Italia, quando era ancora in vita, dalla propganda fascista in funzione anti-inglese e, almeno, lo spot Telecom cerca di infondere un messaggio pacificatore e fraterno. Poi, è vero che Gandhi non aveva mai amato la tecnologia, aveva rifiutato l'industrializzzione forzata dell'Impero in India e, dando lui stesso l'esempio, aveva inviato a usare il vecchio telaio.
In nome di questa sua rigida filosofia anti-industriale, il governo del Partito del Congesso, guidata dall'omonima (ma non parente) Indira, aveva chiuso l'India alle importazioni di tecnologia moderna: nello stesso sviluppo della telefonia in India si è passati direttamente dal telefono a manovella al cellulare. Queste sono perà ƒÂ² sottigliezze a cui la pubblicità ƒ non bada molto.
Quello che forse è meno vero dello spot Telecom Italia è che, se anche Gandhi avesse avuto in mano una tecnologia comunicativa più potente, il mondo non sarebbe cambiato e migliorato. Gandhi non aveva a disposizione Internet ma ai suoi comizi arrivavano milioni di persone e la radio diffondeva le sue parole in tutta l'India. Nonostante questo Gandhi fu vittima lo stesso della violenza fondamentalista: dopo la sua morte l'India si separà ƒÂ² dal Pakistan e oggi l'India con decine di milioni di telefonini ha nel suo Parlamento, per fortuna all'opposizione, un partito induista che vuole rispondere con la violenza e l'intolleranza all'integralismo islamico e che ha impedito all'italiana Indira Gandhi di prendere le redini del Governo.
La tecnologia non rende migliore il mondo: è il cuore dell'uomo che deve cambiare, diventare più buono, più generoso: questo è il messaggio di Gandhi più autentico. “Che giova all'uomo avere tre cellulari se poi perde la sua anima?” Nello spot di Telecom Italia questa frase non c'è: per questo motivo non mi piace.
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