La crisi umanitaria in Africa Australe sarebbe peggiore di quella in atto nella già tormenta regione sudanese del Darfur. à ˆ l”allarme lanciato mercoledì da James Morris, direttore del Programma alimentare Mondiale (Pam) delle Nazioni Unite, il quale ha precisato che la ''spirale di morte'' nell'Africa Australe è causata da una molteplicità di fattori che interreagiscono negativamente tra loro: dall'Aids, alla carenza di cibo, dall'incapacità delle amministrazioni locali di gestire la crisi alla mancanza di operatori umanitari in grado di far fronte all”emergenza.
Secondo Morris, non si tratta tanto di reperire le risorse finanziarie ma di riuscire a fare arrivare gli aiuti alla gente in disperate condizioni di indigenza. “Se un Boeing 747 si schiantasse al suolo ogni ora, ci sarebbero reazioni a livello internazionale”, ha detto il direttore del Pam, spiegando che “questo è il bilancio di morti con cui abbiamo a che fare, eppure il mondo non si mobilita”. D”altronde, i numeri e le percentuali parlano chiaro: in Sudafrica oltre 5 milioni di persone hanno contratto il virus dell”Hiv e 600 muoiono ogni giorno. Per non parlare dello Zimbabwe dove l”aspettativa di vita si è dimezzata, passando dal 2000 ad oggi da 67 a 33 anni a causa del flagello dell”Aids che uccide soprattutto persone in una fascia d”età produttiva, almeno dal punto di vista del sostentamento. Nello Swaziland il 38 per cento degli adulti è sieropositivo, mentre in Paesi come il Mozambico e il Malawi il numero degli orfani è in crescita esponenziale, quasi tutti minori privi di accesso a cibo, acqua potabile, istruzione e sanità , condannati quindi a morire presto o a vivere in condizioni subumane. Di fronte a queste algide cifre ritengo che dovremmo tutti avere il coraggio di manifestare la nostra indignazione. In fondo, a pensarci bene, appelli come quello di Morris non rappresentano affatto una novità anche se poi, puntualmente, finiscono nel dimenticatoio. L'esigenza di adeguate politiche economiche per arginare la povertà nelle varie regioni del mondo suona come un vecchio adagio che nessuno vuole ascoltare. Lo stesso vale per altre questioni scottanti come i conflitti, la corruzione, l'ignoranza, il degrado dell'ambiente, nonché l'inadeguatezza dei sistemi educativi che inviluppano i Paesi del Sud in un circolo vizioso fatto di fame e miseria. Forse sarebbe saggio sancire una moratoria: invece di continuare a spendere milioni di dollari per organizzare summit sulla povertà nel mondo, i Paesi industrializzati potrebbero cominciare a mettere in pratica i loro buoni propositi, finora disattesi. Rammentiamone alcuni: drastica riduzione delle spese militari, cancellazione del debito estero dei Paesi in via di sviluppo, stanziamento di fondi per la cooperazione, rilancio degli investimenti nelle aree impoverite del pianeta. Tutte promesse ancora nel cassetto. L”unica preoccupazione che in Grandi della Terra sembrano avere è quella di privatizzare il più possibile a destra e a manca, costringendo i Paesi “eternamente in via di sviluppo” a svendere le immense ricchezze che si celano nelle periferie del villaggio globale. Un”ingiustizia, questa, di cui qualcuno un giorno dovrà rispondere di fronte al tribunale dei poveri.
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