Accade in Sierra Leone

Alla fine di gennaio, il Development Assistance Committee (Dac) dellà¢â‚¬â„¢Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha pubblicato là¢â‚¬â„¢annuale rapporto sulle politiche di cooperazione allo sviluppo (Pcs) dei paesi industrializzati.

I governi occidentali, magnanimi quando si tratta di dichiarazioni di intenti, sono peràƒÂ² reticenti al momento di pagare la fattura.

Articolo di Andrea Goldstein
Tratto da LAVOCE.INFO


Dichiarazioni dà¢â‚¬â„¢intenti e fatti

Nel 1998, la comunitàƒ internazionale ha preso là¢â‚¬â„¢impegno di dimezzare la povertàƒ nel mondo. àƒË† uno dei cosidetti Millenium Development Goals, riaffermato in occasione dei vertici di Monterrey e di Johannesburg del 2002, ma secondo là¢â‚¬â„¢Ocse lo sforzo messo in atto rimane insufficiente. La reazione immediata dellà¢â‚¬â„¢opinione pubblica, e in particolare delle eterogenee componenti del movimento antiglobal, è di puntare il dito verso le responsabilitàƒ dei governi occidentali, magnanimi quando si tratta di dichiarazioni di intenti, ma reticenti al momento di pagare la fattura. Resta una lettura riduttiva, anche se cà¢â‚¬â„¢è un fondo di veritàƒ in queste affermazioni, soprattutto per certi paesi: di fronte a un impegno a destinare alla Pcs lo 0,7 per cento del Pil, lo sforzo finanziario nel 2002 è andato dallo 0,96 per cento della Danimarca allo 0,13 per cento degli Stati Uniti. (1)

In realtàƒ negli ultimi anni la comunitàƒ internazionale, sotto là¢â‚¬â„¢egida delle Nazioni Unite, si è ripetutamente assunta là¢â‚¬â„¢onere e là¢â‚¬â„¢onore di gestire la transizione dalla guerra civile alla pace in paesi eterogenei di tutti i continenti. Si pensi al Salvador, a Timor Orientale e a varie nazioni dellà¢â‚¬â„¢ex-Jugoslavia ma anche, a contraris per la polemica che ha suscitato, alla decisione americana di governare là¢â‚¬â„¢Iraq senza ricorrere allà¢â‚¬â„¢Onu. Analizzare unà¢â‚¬â„¢esperienza specifica serve per identificare sia i risultati che questo tipo di intervento puàƒÂ² conseguire, sia le enormi contraddizioni cui la Pcs non puàƒÂ² sfuggire.

Là¢â‚¬â„¢esperienza della Sierra Leone

La Sierra Leone è uno dei paesi più poveri al mondo, con indici di povertàƒ , analfabetismo e incidenza dellà¢â‚¬â„¢Hiv/Aids che hanno pochi uguali. In un paese che conta meno di cinque milioni dà¢â‚¬â„¢abitanti, tra il 1991 e il 2001 una guerra civile di rara ferocia ha causato 75mila morti, un numero incalcolabile di stupri e mutilazioni e oltre tre milioni di persone costrette ad abbandonare il proprio domicilio. La guerra ha avuto molteplici cause, ma le principali sono state il conflitto in Liberia, la caccia alle risorse minerarie del paese (i diamanti in particolare) e là¢â‚¬â„¢assenza di prospettive per una popolazione penalizzata dal malgoverno fin dallà¢â‚¬â„¢indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1961 e segnata negli anni Ottanta dalle severe conseguenze sociali dei piani dà¢â‚¬â„¢aggiustamento strutturali della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale.

Dopo il fallimento dei tentativi, non sempre disinteressati, della Comunitàƒ economica dellà¢â‚¬â„¢Africa Occidentale (Ecowas), nel 1999 il Consiglio di sicurezza dellà¢â‚¬â„¢Onu ha deciso là¢â‚¬â„¢invio di una forza di pace, forte di oltre 17mila uomini e di un bilancio di 600 milioni di dollari, di pochissimo inferiore al Pil della Sierra Leone.

La presenza dellà¢â‚¬â„¢Unismil (Un Mission to Sierra Leone) ha consentito di svolgere elezioni democratiche e di portare a termine la smobilitazione delle forze ribelli protagoniste della guerra, tra cui migliaia di bambini e adolescenti. In più, un accordo tra là¢â‚¬â„¢Onu e il Governo ha portato alla creazione del Tribunale speciale per la Sierra Leone, composto da magistrati locali e stranieri e finanziato dai paesi occidentali, che ad aprile inizieràƒ a giudicare gli imputati di crimini di guerra. Dopo le devastazioni del conflitto, preceduto da decenni di investimenti insufficienti in istruzione, sanitàƒ e infrastrutture, la reazione dellà¢â‚¬â„¢economia al ritorno della pace non è stata spettacolare, ma neppure disprezzabile. Negli ultimi tre anni, il Pil è complessivamente cresciuto di più del 20 per cento, una performance certo insufficiente per eliminare la povertàƒ , ma capace di assorbire almeno una parte della forza lavoro.

Restano peràƒÂ² ostacoli fenomenali, per sormontare i quali la buona volontàƒ non basta.

La Sierra Leone è uno dei paesi più corrotti al mondo. I salari dei dipendenti pubblici sono risibili, mentre il costo della vita è fortemente aumentato, gonfiato dalla circolazione di valuta forte in mano a soldati e funzionari internazionali. Non sorprende quindi che nellà¢â‚¬â„¢amministrazione pubblica e nelle imprese di Stato tutto sia in vendita. CosàƒÂ¬ là¢â‚¬â„¢ammissione nelle scuole elementari, teoricamente un diritto costituzionale per il quale i paesi donatori sono disposti a investire, dipende di fatto dalla capacitàƒ di acquistare il benvolere dei presidi.

Ma è soprattutto la corruzione nel Governo che limita là¢â‚¬â„¢attrattivitàƒ del paese, malgrado là¢â‚¬â„¢istituzione di una speciale commissione con poteri investigativi. Investimenti avvengono, ma sono esclusivamente nel settore minerario, con modeste ricadute sul resto dellà¢â‚¬â„¢economia, e ne sono protagonisti investitori il cui pedigree non è sempre al di sopra di ogni sospetto. Le privatizzazioni languono, anche perchàƒÂ© il Governo mantiene un atteggiamento vagamente ondivago, in cui coesistono là¢â‚¬â„¢intenzione di cedere tutte le imprese pubbliche in meno di quattro anni à¢â‚¬ anche se nessuna di esse ha mai pubblicato un bilancio à¢â‚¬ con quella di mantenere partecipazioni di minoranza per creare successivamente un indefinito pubblico di piccoli risparmiatori locali.

Secondo il calendario originario, le truppe dellà¢â‚¬â„¢Unismil si dovrebbero ritirare alla fine dellà¢â‚¬â„¢anno. A Freetown, si pensa che il Consiglio di sicurezza rinnoveràƒ il mandato ancora per qualche mese, visto che sono ancora molte le incertezze sulla stabilitàƒ politica del paese. Quello che è sicuro è che lo sforzo finanziario dei paesi industrializzati, che attualmente contribuiscono per più della metàƒ al finanziamento del bilancio pubblico, non è destinato a esaurirsi. Ma perchàƒÂ© la Sierra Leone possa avviarsi su un sentiero di crescita sostenibile, sono necessarie riforme strutturali che rimangono embrionali.

Trasferire velocemente al Governo del paese una gamma crescente di responsabilitàƒ appare senzà¢â‚¬â„¢altro desiderabile per non trasformare la Pcs in una forma di protettorato. Sarebbe peràƒÂ² ancor più grave se, per non incorrere nelle accuse di neo-colonialismo, i paesi Ocse lasciassero che àƒÂ©lite corrotte si appropràƒÂ®no del denaro dei contribuenti.

Insomma, là¢â‚¬â„¢esperienza delle Sierra Leone mostra le potenzialitàƒ e i limiti della “generositàƒ ” dei paesi ricchi verso le nazioni più povere. Spesso il problema non è la disponibilitàƒ di risorse finanziarie quanto piuttosto la capacitàƒ di assorbirle e la volontàƒ politica di farne un uso efficiente ed equo. Nei primi mesi dellà¢â‚¬â„¢anno i paesi industrializzati hanno promesso quasi un miliardo di dollari per finanziarie la ricostruzione della Liberia ed hanno deciso di sostenere là¢â‚¬â„¢invio di truppe in Costa dà¢â‚¬â„¢Avorio sotto là¢â‚¬â„¢egida delle Nazioni Unite. La sfida rimane la stessa.

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