Se ci deve essere un migliore ordine mondiale, chiediamo innanzitutto la tutela della vita e della salute. Purtroppo questa tutela non è affatto riconosciuta come un diritto universale e, cosa ancora più grave, negli stati occidentali dove questo diritto primario ha lottato molto per affermarsi ed è proclamato in quasi tutte le costituzioni, viene di fatto negato e addirittura c'è un nuovo ordine di governi che tenta, in Europa come in Italia, di ridurlo, deprimendo di fatto ospedali pubblici, ambulatori, forme di tutela, pensioni…[Viviana Vivarelli ]
Cifre da “Salute e globalizzazione”, Feltrinelli (pagine 276, euro 16,00) a cura dell'Osservatorio italiano sulla salute globale (OSG):
un cittadino degli Stati Uniti spende, in media, 4.187 dollari ogni anno per garantirsi la propria salute. Un tedesco, 2.713 dollari. Un cittadino dell'Etiopia 4 dollari. In Germania tutti hanno accesso al sistema sanitario nazionale. Negli Stati Uniti 40 milioni di poveri, ne sono esclusi, 15 cittadini su cento. In Etiopia, tranne pochissimi, nessuno ha accesso a un sistema sanitario che assicuri almeno prestazioni minime. In Sierra Leone l'età media della popolazione non supera i 39 anni. In Svizzera gli 82. Nei quartieri ricchi di New York l'aspettativa di vita e' di 85 anni. In alcuni quartieri poveri americani e' di 40.
In Occidente malaria e tubercolosi sono sostanzialmente sparite. Nel Terzo Mondo ammazzano almeno 5 milioni di persone ogni anno. In nessuna parte del mondo dall'Aids si guarisce. Ma in Occidente la malattia può essere curata, nell'Africa sub-sahariana sta spazzando via un'intera generazione. Il quadro statistico dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è brutale: un adulto povero tra 15 e 59 anni ha dieci volte più probabilità di morire di un coetaneo ricco. Un bambino povero tra 0 e 4 anni ha 100 volte più probabilità di morire di un coetaneo ricco. Una donna povera ha 300 volte più probabilità di morire mentre dà alla luce un figlio di una partoriente ricca. Il 60% degli 11 milioni di bambini che muoiono sotto i cinque anni nel Terzo Mondo muore per fame. Ma l'intero sistema biomedico è tarato verso le esigenze dei ricchi. Meno del 10% della spesa in ricerca è indirizzata alle malattie del 90% della popolazione mondiale. A investire in ricerca sono i paesi ricchi, che investono solo per i PROPRI problemi di salute. In 25 anni si sono messi sul mercato 1233 nuovi farmaci, solo 13 per le malattie tropicali. L'Oms dichiara: «le differenze sanitarie non necessarie ed evitabili, inaccettabili e ingiuste» – sono ormai tali da aver creato una nuova e grave forma di discriminazione: la discriminazione medica.
Le differenze sanitarie sono ingiuste, perché ledono quel «diritto universale alla salute» che, dal 1948 (anno dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ) costituisce un capisaldo morale nella regolazione dei rapporti tra i popoli. Ma esse sono una minaccia anche per gli stessi ricchi, in un'epoca di crescente globalizzazione dei rischi, vedi l'Aids e un'altra trentina di virus e batteri a diffusione globale. Bisogna rimuovere l'inaccettabile apartheid sanitaria, perché è iniqua. Per l'Osservatorio italiano sulla salute, la causa principale che ha prodotto il massimo di discriminazione sanitaria proprio mentre il mondo raggiungeva il massimo della ricchezza è chiara: la trasformazione concettuale della salute da diritto a merce operata dal pensiero neoliberista.
Nel '78, con la Conferenza di Alma Ata, l'umanità raggiunse il massimo della consapevolezza che la salute è un diritto e che il governo della salute è una delle priorità dei governi mondiali. Con le grandi campagne di vaccinazione, l'Oms aveva contribuito a contrastare pericolose malattie in tutto il mondo, come il vaiolo. Ad Alma Ata i paesi di tutto il mondo si impegnarono a costruire in tutto il mondo le condizioni di un'assistenza sanitaria di base universale. E ora vogliono distruggerla anche la' dove essa esiste? Il neoliberismo ha spazzato via tutto. Molti economisti sostengono che gli investimenti sanitari non devono avvenire sulla base dei bisogni ma solo del mercato. Gli stati preferiscono spendere in armi o far arricchire pochi e trasformano la salute in un peso di bilancio, da ridurre per combattere il deficit. La salute e' trasformata da diritto in merce, l'ammalato da paziente a consumatore, i servizi pubblici sono privatizzati.
La filosofia neoliberista si regge su organismi come Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale. I Gats vanno alla conquista dei servizi sanitari come i colonialisti andavano a conquistare nuovi territori. Gli effetti sono devastanti. L'Europa, sotto l'urto delle destre, tenta di smantellare il sistema sanitario nazionale ma riceve il dissenso dei suoi stessi elettori (70% dei tories sono contro la Tatcher), ma qualcosa si salva anche se i nuovi governi come quello italiano mirano alla totale privatizzazione, peggio va al terzo mondo in balia delle multinazionali che spesso ricattano i paesi poveri indebitati concedendo prestiti della BM in cambio della distruzione dei sistemi sanitari pubblici. Nell'Africa sub-sahariana, la quota di Prodotto interno lordo destinata alla sanità diminuisce, l'assistenza viene ridotta drasticamente. Negli anni '90 questo avviene anche nei paesi ex comunisti. Nel Kirgizistan il 50% delle persone che si rivolgono a un ospedale sono respinte perché non hanno di che pagare. In Russia l'età media dei maschi crolla da 65 a 58 anni. Persino nei paesi ancora formalmente comunisti, ma esposti alle richieste della Banca Mondiale, le condizioni sanitarie peggiorano. In Vietnam il 60% delle famiglie povere è costretto a indebitarsi. A Phnom Penh, in Cambogia, il 20% dei pazienti si rivolge agli usurai per potersi curare. E' stato calcolato, dalla stessa BM, che nei prossimi anni per i soli diritti di brevetto un flusso di denaro pari a 40 miliardi di dollari passerà dai paesi poveri ai paesi ricchi.
Come uscire dalla trappola?
-rafforzare i servizi sanitari pubblici, perché senza questi i poveri non sanno come curarsi (e persino i ricchi si curano male);
-sostituire il pagamento diretto con sistemi (assicurativi o statali) che socializzano la spesa;
-rafforzare il ruolo regolatore dello stato;
-a livello internazionale, trovare fonti di finanziamento per creare un sistema sanitario globale (una quota della spesa che ora si riversa in armi sarebbe sufficiente). Occorre rafforzare l'Organizzazione Mondiale di sanità , rafforzare la cooperazione, riproporre i grandi progetti (come la cura di 3 milioni di sieropositivi entro il 2005). E riproporre l'intervento pubblico.
-Occorre che il diritto alla salute sia in testa all'agenda politica internazionale. Come elemento assolutamente prioritario del governo democratico globale.
Ma si deve tornare all'antica definizione di salute: non più merce, ma diritto. E del paziente: non più consumatore, ma persona. La salute e il benessere psico-fisico dei cittadini sono precondizioni essenziali per qualsiasi tipo di sviluppo. Compreso lo sviluppo economico.
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