IBM, HP e Dell sono tirati in ballo in un rapporto-scandalo sulle pessime condizioni di lavoro nei paesi in via di sviluppo nelle aziende associate ai grandi nomi del settore. Che assicurano: cambieremo. Non è una novità , ma ora ad affermare con dovizia di particolari che i lavoratori del mondo informatico nei paesi in via di sviluppo vengono spesso sfruttati e discriminati è un rapporto reso pubblico dalla britannica CAFOD, organizzazione di ispirazione cattolica che si occupa di sviluppo economico nel mondo.
[da Punto-informatico.it]
Nel rapporto “Clean up you computer” (“Ripulisci il tuo computer”), CAFOD pubblica le interviste e le prove raccolte in alcuni paesi, come Thailandia, Cina o Messico, che dimostrano la bassissima considerazione e le pessime condizioni di lavoro in cui si trovano i lavoratori del computing. Si tratta perlopiù di personale dipendente di aziende locali associate ai grandi nomi dell'informatica internazionale. IBM, Dell, HP ed altri sono tirati in ballo direttamente da CAFOD viste le moltissime attività che questi grossi nomi spostano all'estero proprio per sfruttare i bassi costi, evidentemente spesso troppo bassi, della manodopera.
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